La Lunigiana vista da Montagna Verde, a Licciana Nardi
Sulle orme di un giornalista a cavallo, Carlo Caselli, e la sua Lunigiana ignota
Dove inizia e dove finisce la Lunigiana?
Per la geografia è il territorio che corrisponde al bacino del fiume Magra. La Lunigiana storica, invece, fa riferimento ai possedimenti amministrativi ed ecclesiastici dell’antica sede vescovile di Luni, che controllava le attuali province di La Spezia e Massa Carrara, l’Alta Garfagnana fino a Camporgiano e la Versilia sino a Ponte Strada, presso Pietrasanta (oggi in Provincia di Lucca), oltre a un minuscolo territorio ubicato nel comune di Albareto, compresa nella Provincia di Parma. Il primo Vescovo di Luni è Felice, documentato dal 456 al 466 d.C., a governare la spiritualità di 35 pievanie.
I confini della Lunigiana, ben delineati a settentrione, si fanno più incerti e meno netti nella parte a sud. La Diocesi di Luni odierna è La Spezia – Sarzana – Brugnato. L’unità di questo vasto territorio si riconduce, in antichità, alla cultura megalitica delle statue stele, il cui museo è a Pontremoli, a testimoniare e a raccogliere una produzione e diffusione è nel medio bacino del fiume Magra e nella Lunigiana orientale; poco conosciuto, esso è il più importante fenomeno megalitico antropomorfo in Europa.
Nell’anno 802 Carlo Magno investe la famiglia degli Adalberti del possesso di gran parte della Lunigiana, i cui eredi sono gli Obertenghi, da cui discendono i Malaspina. In epoca feudale e nel Medioevo la Lunigiana si caratterizza come una regione ben definita che comprende le Cinque Terre, la Val di Vara e il Golfo dei Poeti, l’intera Val di Magra e le Alpi Apuane. Il possesso del territorio da parte della famiglia Malaspina è confermato dall’imperatore Federico II nel 1220; l’anno successivo inizia la divisione del casato tra Obizzino e Corrado, nei due rami dello Spino Secco e dello Spino Fiorito, con ripartizione delle terre a destra e a sinistra del corso del fiume Magra. Si creano i primi due feudi, con capoluoghi a Mulazzo e a Filattiera.
In questo convulso periodo si documenta la presenza di Dante in Lunigiana: il Sommo Poeta arriva a Castelnuovo Magra il 6 ottobre 1306, in qualità di procuratore dei Marchesi Malaspina, per stipulare la Pace di Castelnuovo, fra i nobili feudatari e il Vescovo di Luni.
Col passare del tempo questi territori vengono suddivisi tra i discendenti, che spesso entrano in lotta fra loro per questioni di confini; anche per questi motivi la Lunigiana vede nascere un gran numero di castelli e torri. Ciò avviene in quanto i Malaspina seguono il diritto ereditario longobardo, che prevede la divisione dei beni di famiglia fra tutti i figli maschi e non l’assegnazione esclusiva al primogenito.
Dopo una scoperta fugace e folgorante, avvenuta alcuni anni or sono, a inizio 2025 ho preso in mano un libro e ho studiato questo territorio magico, al confine con il mitologico (le già citate statue – stele!). Quel volume è un prezioso diario di viaggio. Lunigiana ignota, scritto da Carlo Caselli negli Anni Venti del Novecento, dopo il terremoto che ha colpito Garfagnana e Lunigiana; è una autentica mappa scritta di pugno, tappa dopo tappa, dopo aver percorso tutto questo territorio a dorso di cavallo e di mulo, per raggiungere anche le zone più impervie.
Quest’anno ho viaggiato due volte in Lunigiana, per svago e per curiosità storica; impossibile replicare il viaggio di Caselli, nonostante avessi ogni giorno il suo libro fra le mani, anche per l’abbandono di molti luoghi allora abitati. In cerca di nomi e luoghi, di storie e personaggi, ho percorso in auto strade di fondovalle e altre che si inerpicano su colli e monti.
In tale saliscendi, le emozioni colmano l’animo, quando gli occhi si perdono in questa porzione di Appennino, pregna di storia e misteri, in cui la presenza dei Malaspina è ancora palpitante, non solo nelle vestigia da loro lasciate.
Molti riconoscono in Mulazzo la capitale di questa “enclave”, che ha conservato una unità territoriale, nelle diversità di presenza umana, lingua e dialetto, divisa tra Toscana, Emilia e Liguria. Forse una terra di nessuno, una terra maledetta che ha ancora bisogno di essere riscoperta, soprattutto dal potere politico e amministrativo, in quanto considerata periferia, oggi lontana dai centro nevralgici, dove il potere gioca le sue carte..
Sono tante le peculiarità lunigianesi, che meritano una trattazione specifica, una per una: Pontremoli, oggi centro più rilevante e sede del Premio Bancarella, è stato libero Comune, sganciato dalla dinastia malaspiniana; Mulazzo è arroccata in alto, come un nido di aquile, sede dell’Archivio Museo dei Malaspina e della casa editrice Tarka; da Montereggio partivano i primi librai, con le gerle a spalla, per andare a vendere libri che non sapevano leggere; Filattiera è un crocevia ove spicca la Pieve di Sorano; Aulla viene nominata da Sigerico nel suo viaggio da Canterbury a Roma, oggi ripercorso dalla Via Francigena; ad essa si interseca la Via del Volto Santo, che conduce alla opulenta Lucca, in un intrecciarsi di fede e spiritualità, ed è frequente la presenza di pellegrini stranieri, zaino in spalla; i resti della Abbazia di Linari, in direzione del Passo del Lagastrello, sono un testimone muto dell’epoca dei pellegrinaggi e dell’ospitalità; Fivizzano vede stampare i primi libri, portando dai monasteri alle stamperie il ruolo di portatori della cultura diffusa.
I castelli sono tantissimi, purtroppo molti ridotti a ruderi, come il Malnido a Villafranca; altri sono adibiti a strutture di ricettività, come a Fosdinovo; altri ancora sono abitati dai proprietari (a Bastia la famiglia Formentini, a Castiglione del Terziere gli eredi del medico umanista Loris Jacopo Bononi; a Monti, la nobile famiglia Malaspina di Monti e Suvero), che li aprono a visite turistiche con l’ausilio e grazie alla guida della cooperativa Sigeric. Si possono osservare anche le torri, disseminate non a caso.

La Torre di Apella, ad esempio, è stata restaurata, insieme al borgo, in un lungo lavoro pluridecennale, dalla famiglia Maffei, che oggi continua a gestire l’esempio di ospitalità diffusa che prende il nome di Montagna Verde e ha fatto rinascere un territorio.

Percorrendo queste strade, mi sono domandato quale sia il segno che oggi contraddistingue la Lunigiana. Non è facile a dirsi, in un concentrato di valori. La storia qui si è movimentata fra piccoli paesi, teatro di grandi imprese e culla di personaggi di spicco, fra cui donne di eccezionale valore, anticipatrici dei tempi e dei costumi. Nel Medioevo qui hanno convissuto Vescovi, Signori e poeti, trovatori che hanno portato la poesia nelle corti feudali.
Il paesaggio è un lembo di terra toscana settentrionale che coglie la bellezza dell’eterogeneità e respira il profumo delle Alpi Apuane.
La cucina è ricca di piatti che affondano le radici nella tradizione contadina: gli sgabei, i testaroli, la torta d’erbi, la polenta meschia di Casola, la carne cotta sul tesco, il dolce amor pontremolese… L’enogastronomia vede tanti giovani ritornati alla terra, in diversi tipi di produzioni: dal vino al miele, in produzioni agricole a basso impatto e nel rispetto dell’ambiente.
A settembre, con un gesto di innovazione e coraggio, Mulazzo ha dato il via alla manifestazione Bancarel Miel, chiosando il Premio Bancarella, per valorizzare il miele (è lunigianese l’unica DOP italiana!) e iniziare a parlare di un prodotto che è nella storia locale: la castagna, bisognosa di una nuova vita, in tutta la sua filiera produttiva e commerciale.
Ecco, questa è soltanto una piccola, piccolissima introduzione alla Lunigiana. Buon viaggio, dunque, a chi vorrà visitarla, fra passato e presente.
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Lunigiana, terra incantata. Anche se “a volo di uccello” vengono citati luoghi meritevoli di visita e soggiorno.
La nostra Italia, nasconde luoghi magici che gli stranieri del nord Europa apprezzano forse più dei locali.
Grazie del bell’articolo e speriamo che tanti italiani vogliano visitare la terra della Luna.
Sono io a ringraziare Lucio Principe e la consorte, per avermi permesso di vedere uno scorcio di Lunigiana dall’alto del castello del Terziere