È stato convocato dal 20 maggio al 25 luglio del 325 a Nicea, il primo Concilio ecumenico della storia della Chiesa.
Oggi la Chiesa cattolica ricorda una tappa fondamentale del cattolicesimo; i 1700 anni del Concilio di Nicea, che si è svolto dal 20 maggio al 23 luglio del 325. Il Concilio di Nicea è stato il primo concilio ecumenico della storia cristiana, convocato dall’imperatore Costantino I per affrontare la controversia sulla divinità di Gesù Cristo e il suo rapporto con il Padre. Il Concilio di Nicea fu chiamato per rispondere a una grave disputa teologica che minacciava l’unità della Chiesa cristiana.
Quel concilio ha condannato l’arianesimo, una dottrina che negava la divinità di Cristo, e ha elaborato il Simbolo Niceno, un “Credo” che definisce la fede cristiana sulla Trinità
L’arianesimo, una dottrina proposta dal sacerdote Ario, sosteneva che Gesù Cristo non era eterno né consustanziale al Padre, ma era una creatura superiore. Il Concilio di Nicea ha avuto un impatto significativo sulla teologia cristiana e sulla cultura occidentale. Ricorrenza da sempre festeggiata nella chiesa cattolica di tradizione bizantina.
A Nicea, dal 20 al 23 luglio presero parte oltre 200 vescovi. I cristiani che avevano visto i loro libri bruciati, gli edifici saccheggiati e avevano sofferto la prigionia, le torture e il martirio, potevano riunirsi sotto il patrocinio dell’imperatore per definire e testimoniare la loro fede. Lì la Cristianità affermò la Fede nel Dio Uno e Trino.
Oggi, 20 maggio 2025, la Chiesa cattolica e l’insieme del mondo cristiano fanno memoria con gratitudine e gioia dell’apertura del Concilio di Nicea del 325. Il Concilio di Nicea è una pietra miliare nella storia della Chiesa. Il suo anniversario invita i cristiani a unirsi nella lode e nell’azione di grazie alla santa Trinità e in particolare a Gesù Cristo, il Figlio di Dio “consustanziale al Padre”, che ci ha rivelato questo mistero d’Amore.
Questo Concilio è rimasto vivo nella coscienza cristiana principalmente attraverso il Simbolo che raccoglie, definisce e proclama la fede nella salvezza in Gesù Cristo e nel Dio Uno, Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Simbolo di Nicea professa la buona notizia della salvezza integrale degli esseri umani operata da Dio stesso in Gesù Cristo.
Dopo 1700 anni, si celebra questo avvenimento in una dossologia, che sia una lode alla gloria di Dio, dal momento che essa si è manifestata nell’inestimabile tesoro della fede espressa dal Simbolo: l’infinita bellezza di Dio Padre, che ci salva, l’immensa misericordia di Gesù Cristo nostro Salvatore, la generosità della redenzione che è offerta a ogni persona umana nello Spirito Santo.
Sin dalle prime dichiarazioni Papa Leone XIV, oltre all’esplicito riferimento, aveva manifestato il desiderio di recarsi in pellegrinaggio a Nicea, perché quel Concilio continua a rappresentare un validissimo insegnamento anche per la Chiesa dei nostri giorni. A Nicea è stato formulato il Credo, momento essenziale che viene recitato nella Messa e privatamente dai fedeli.
Il Credo che i Padri di Nicea donarono alla Chiesa Una è caratterizzato dal fatto che sottolinea ‘l’uno’ in ogni articolo di fede e pertanto l’unità”. Lo sforzo dei Padri di Nicea fu quello di trovare un linguaggio per parlare di unità e l’unità ricercata a Nicea può ancora oggi ispirare i credenti per essere cooperatori di unità nelle famiglie, nelle realtà ecclesiali, nel mondo. Oggi la chiamata all’unità risuona con forza e giunge a noi dalle parole stesse del Cristo che ha chiesto al Padre ‘fa che siano una cosa sola’.
Nicea è stato un evento davvero unico nella storia cristiana. Ha definito profondamente la fede dei cristiani nel Dio Uno e Trino e nel Figlio di Dio incarnato. In modo essenziale, questa fede è stata modellata a Nicea. Ricordare il significato di questo Concilio, come ribadito dal Papa, rinnova l’appello alla piena unità visibile, pietra angolare del movimento ecumenico. Non serve grande disquisizione per mostrare quanto oggi sia necessario rimettere Cristo al centro, dal momento che il mondo è sempre più ripiegato su se stesso a partire dai nostri contesti locali dove, sempre più, Dio scompare dall’orizzonte dell’uomo. Pertanto, tutti i cristiani, in questo anno di grazia sono chiamati ad aumentare, a partire dai contesti locali, l’unità visibile e tangibile che riflette l’unità del corpo di Cristo.
Il viaggio del Papa a Nicea, e il probabile incontro con il Patriarca ecumenico Bartolomeo, potrebbe significare la condivisione per rimettere Cristo al centro. Un rinnovato abbraccio di pace, in un mondo in fermento di guerra, per testimoniare la reciproca carità e favorire l’incontro con Cristo. Il viaggio del Papa a Nicea potrà aprire una nuova stagione di Speranza e testimonianza dell’unico Signore e Maestro, a partire dalla celebrazione comune della sua morte e risurrezione.
Ci risulta che sin dal gennaio scorso, alcune diocesi e facoltà teologiche in Italia abbiano già organizzato conferenze e incontri sul Concilio di Nicea. Attendiamo dichiarazioni maggiormente esplicite da parte di Papa Leone, affinchè questo anniversario non sia un semplice ricordo o avvenimento di accademici o esperti, ma possa rinvigorire la fede del Popolo di Dio, attraverso un rinnovato annuncio che coinvolga i giovani.
