Oggi raccontiamo le storie di tre di essi: Avet, Borelli e Carena
Giacinto è un nome maschile un poco desueto, che riporta a Infanti di casa Savoia o al Giacinto Facchetti capitano della nazionale di calcio guidata da Ferruccio Valcareggi in anni di trionfi, compresa la sfida perduta con il Brasile di Pelé. Ho ricercato questo nome fra le strade di Torino, e ho trovato alcuni personaggi che hanno contribuito alla storia del Regno di Sardegna.
Giacinto Avet nasce a Moutiers (Savoia) il 24 aprile 1789. Si laurea in giurisprudenza presso l’università di Grenoble e intraprende la carriera di magistrato; in seguito, è nominato avvocato dei poveri, sostituto fiscale generale e, da ultimo, membro del Senato di Savoia.
Presiede la giunta che redige la nuova legislazione sulle miniere e fa parte della commissione che prepara il nuovo codice civile, sotto la direzione del Guardasigilli Barbaroux.
Chiamato a far parte del Consiglio di Stato, è assegnato alla Sezione Giustizia, Grazia e Affari Ecclesiastici, dove cura la traduzione in francese del codice civile per le popolazioni valdostane e savoiarde. Egli ha partecipato ai lavori per la stesura di altri codici: penale, di procedura civile e di procedura penale.
Nel 1840 è nominato Conte e chiamato a dirigere la direzione della Grande Cancelleria e dicastero di Giustizia, Grazia, e Affari Ecclesiastici, di cui è titolare a partire dal 1843.
A lui va il merito di concludere, anche grazie al Ministro degli esteri Solaro della Margarita, il Concordato con la Santa Sede per l’immunità ecclesiastica personale (27 marzo 1841): in esso, primo passo per abolizione del Foro Ecclesiastico, si stabilisce la giurisdizione della magistratura ordinaria per crimini e contravvenzioni e reati contro il fisco, lasciando all’autorità religiosa la competenza per i delitti.
Insieme al Conte Sclopis e al Cavalier Cibrario attende alla redazione della Convenzione per la protezione delle opere dell’ingegno, alla quale aderiscono in seguito il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena e Reggio, il Ducato di Parma, il Principato di Lucca e lo Stato Pontificio.
Fautore della concessione di una carta costituzionale, si pronuncia a favore nella adunanza del 3 febbraio 1848; ribadisce la sua opinione nella successiva seduta del 7 febbraio. A lui si deve, in particolare, l’inserimento nello Statuto Albertino del principio della libertà di stampa e la sua disciplina, che abolisce la censura.
Tra le sue opere, si ricordano Eloge historique d’Antoine Favre, premier president du Senat de Savoie, Chambéry, 1824; Notice sur M. le ministre Falquet, Chambéry, 1840; Rendiconto della giustizia civile e commerciale dell’anno 1845, Torino, 1846.
Muore a Torino il 3 (o 4) settembre 1855.
Nel quartiere San Donato, via Avet è un breve tratto di strada che si stacca da via Balbis e si conclude in corso Principe Oddone.

Giacinto Borelli nasce a Demonte l’11 settembre 1783. Consegue la laurea in giurisprudenza all’università di Torino il 12 giugno 1804, dopo avere frequentato per quattro anni anche i corsi della facoltà teologica soppressa dal governo francese prima che egli vi si potesse laureare. Lo stesso anno inizia la pratica legale, che continua fino al gennaio 1806, quando è accolto dal Conte Pejretti presso il tribunale di prima istanza di Torino come volontario. Nel 1808 è ammesso alla Corte di Appello in qualità d’avvocato patrocinante. Nello stesso anno lascia il Regno di Sardegna, per intraprendere in Toscana una lunga e fortunata carriera di magistrato. Il 28 agosto 1808 è nominato procuratore imperiale presso il Tribunale di Montepulciano, dove rimane un anno e merita l’apprezzamento del procuratore generale della Corte d’Appello di Firenze per zelo, probità e moderazione dimostrati. Il 29 agosto 1809 passa al tribunale di Arezzo, continuando ad accumulare meriti e stima.
Il 25 luglio 1811 è nominato sostituto procuratore generale alla Corte Imperiale di Firenze; il 1º gennaio 1813 assume la carica di procuratore imperiale criminale del Dipartimento dell’Ombrone, a Siena. Per esigenze economiche, con la Restaurazione, Borelli chiede di rientrare nei ranghi della magistratura subalpina: il 21 giugno 1814 è nominato avvocato fiscale del Consolato di Torino, ancora con un magro stipendio. Abbandonata la magistratura e l’esercizio legale, si apre per lui una parentesi burocratico – amministrativa: dal febbraio 1815 è Segretario di Stato presso il Ministero dell’Interno. Torna alla magistratura il 25 dicembre 1818, quale avvocato fiscale generale presso il Senato di Genova, organo giurisdizionale creato dopo la Restaurazione in aggiunta a quelli di Savoia, di Piemonte e di Nizza (2 aprile 1819).
Il 10 ottobre 1820 arriva il titolo nobiliare: «in un co’ suoi discendenti maschi con ordine di Primogenitura per linea mascolina del titolo e dignità di Conte». Essendo, poi, rimasto celibe, l’11 marzo 1837 gli sarà concessa la facoltà di trasmettere il titolo al fratello Luigi e, in caso di premorienza, al figlio di questo, Giacinto. Nello stesso 1820 diventa reggente della Cancelleria del Regno di Sardegna.
A Genova, il 3 febbraio 1826, alla morte di L. Carbonara, è chiamato al ruolo di presidente reggente del Senato e commissario regio della città; dal 23 luglio 1831 ne è presidente effettivo con il titolo di primo presidente, carica che tiene per sedici anni. Purtroppo i documenti relativi a questo periodo, conservati presso l’Archivio di Stato di Torino, se pure utili per ricostruire una storia, non permettono di identificare le linee del contributo personale portato dal Borelli.
Dal 7 dicembre 1847 è Ministro degli Interni, subentrando a Luigi Des Ambrois de Nevache; in questo incarico, da un lato, si irrigidisce nel frenare la spinta della pubblica opinione, dall’altro è tra quelli che persuadono Re Carlo Alberto a concedere lo Statuto, nella compilazione del quale egli ha una certa parte.
Abbandonata ogni attività politica, è presidente della Corte dei Conti fino al 1858, infine si ritira a vita privata. Muore a Torino il 20 novembre 1860.
Oggi, in piena zona universitaria e a breve distanza dal Campus Einaudi, la via a lui dedicata è l’ideale proseguimento di via Montebello, da corso Regina Margherita a lungo Dora Siena.
Giacinto Carena nasce a Carmagnola il 25 aprile 1778. Dopo gli studi primari e quelli di filosofia, nel 1799 ottiene un posto gratuito nel Collegio delle Provincie di Torino, dove è ripetitore di filosofia, fisica e geografia nel liceo. Diventa poi dimostratore nelle scuole di fisica dell’università torinese; qui, nel 1805, sostiene la tesi De animalium et plantarum analogia. Dissertatio inauguralis ad philosophiae professoris gradum assequendum. Nominato professore, sostituisce il docente Anton Maria Vassalli Eandi, nell’università e nella Real Accademia, dal 1806 al 1813. Nominato socio residente della classe fisico-matematica della Reale Accademia delle Scienze (1810), ne sarà segretario aggiunto e segretario titolare, la stessa carica ricoperta nella Società d’Agraria.
L’interesse di naturalista lo spinge a considerare i problemi della nomenclatura scientifica e della sua sistematicità: un primo scritto sono le Osservazioni intorno ai vocabolarii della lingua italiana, specialmente per quella parte che ragguarda alle definizioni delle cose concernenti alle scienze naturali, pubblicato a Torino nel 1831. Nello stesso anno riceve l’Ordine Equestre al merito civile, cui seguono altre onorificenze (Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Cavaliere di Croce d’Oro dell’Ordine del Salvatore).
Nel 1840 pubblica un fascicolo, che definirà “specie di prodromo” alle successive pubblicazioni in materia, intitolato Prontuario di vocaboli attenenti a parecchie arti, ad alcuni mestieri, a cose domestiche e altre di uso comune, per saggio di un Vocabolario metodico della lingua italiana (Torino 1840). L’opera vera e propria, omonima, consisterà in un primo volume, con sottotitolo Parte prima. Vocabolario domestico, apparso a Torino nel 1846 (con una edizione a Napoli, 1850, e una seconda a Torino, 1851); il secondo volume, con sottotitolo Parte seconda. Vocabolario metodico d’arti e mestieri, appare a Torino nel 1853, più volte ristampato a Torino e a Napoli; un terzo volume dell’opera esce postumo.
All’apparire del primo volume, Carena ne invia una copia a Manzoni, che ne trae spunto per svolgere una serie di riflessioni sull’insieme lessicale di una lingua, sulla necessità di reperire tale insieme in un ambito sociale e regionale omogeneo e sulla inevitabile fiorentinità dell’italiano.
Il Manzoni affida le sue riflessioni a una lettera inviata a Carena in data 26 febbraio 1847; il 6 marzo Carena invita Manzoni a rendere pubblica la lettera; quest’ultimo risponde affermativamente, pur con esitazioni, il 29 marzo; solo tre anni dopo darà seguito all’idea, pubblicando la lettera con revisione e ampliamenti, nel VI fascicolo delle sue Opere varie.
Giacinto Carena muore a Torino l’8 marzo 1859. Lascia la sua biblioteca all’Accademia delle Scienze e le sue carte al Peyron, che cura la pubblicazione di quella parte di Prontuario che gli pare più conforme a quelli che, dopo il 1848, sono gli ideali suoi (e manzoniani) di “egemonia filologica della Toscana”, per sancire l’uso di “un dialetto comune”. Esce così il terzo e ultimo volume del Prontuario di vocaboli con il titolo Parte terza postuma contenente il vocabolario dei veicoli su terra e dei veicoli su acqua, e di frammenti relativi ai vocaboli mercantili, alla zecca, ed al cavalcare (Torino, 1860), a cui è premessa una prefazione del Peyron, con la quale il filologo si giustifica dall’aver manomesso le schede del Carena, scartando tutto ciò che fosse o gli paresse non toscano.
La via che porta il suo nome si diparte da piazza Vigliardi Paravia e sbocca in corso Principe Oddone, nell’ultimo tratto essa è attigua a via Avet (non può dirsi parallela per il tracciato irregolare rispetto alla pianta romana e torinese).
A conferma della attualità di queste figure storiche, il 31 marzo scorso il Centro Studi Piemontesi ha tenuto un incontro di studi su “Giacinto Borelli e lo Statuto Albertino: tra Demonte, il Piemonte e l’Italia”, di cui abbiamo dato notizia su questa testata lo scorso 18 aprile: https://civico20-news.it/cultura/incontro-di-studi-giacinto-borelli-e-lo-statuto-albertino-tra-demonte-il-piemonte-e-litalia/18/04/2025/
Il video dell’incontro è disponibile al seguente link:
https://youtu.be/w4gGAWRhmLg?feature=shared
(fine prima parte – continua)
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