Il progressismo progredisce e lascia vittime per strada, mentre la nostra umanità si risveglia ancora troppo lentamente.
“In un’epoca storica come l’attuale in cui il transumanesimo sta sbrandellando la nostra umanità e fagocitando ogni ambiente, cultura e tradizione che ci ricorda la nostra provenienza dalla specie umana, e fors’anche divina, la cultura della vita – che naturalmente propende per sostenere la creazione e l’espansione della stessa sul pianeta – è sotto attacco; dev’essere bandita e sostituita dalla cultura della morte. Quest’ultima, che viene propinata da svariati anni a tutti i popoli occidentali, mira semplicemente a spegnere le vite ancora vivibili o consentire che quelle nascenti vengano spente prima ancora di nascere. Viene inculcata con tutti i mezzi possibili e immaginabili l’idea che la vita/esistenza non sia un valore universale e un bene da perseguire al di sopra di ogni altro umano bisogno e desiderio. Si vuole convincere il popolo umano che la vita si può legalmente e asetticamente spegnere con un gesto, con un atto di pura tecnica, seguendo un semplice protocollo, necessario per rassicurare che nessun senso di colpa o rimpianto possa sopraggiungere dopo averlo eseguito.”
Questa è la premessa che traggo da un articolo che ho pubblicato sul mio blog lo scorso ottobre, dal titolo ‘L’aborto non è un diritto universale e non può diventare un diritto costituzionale’.
È evidente, che se ne scrivo ancora è perché l’aborto volontario è e resta la testa d’ariete con il quale i wokisti stanno cercando di piegare le ultime resistenze di Stati e popolazioni alla totale imposizione dell’ideologia dell’aborto libero. Uno dei bracci armati del woke, riguardo alla situazione della donna in occidente è il movimento transfemminista transnazionale.
Nel 2024 un’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE), promossa da tale movimento dal nome My voice My Choice (la mia voce, la mia scelta) ha avviato una campagna di rivendicazione del diritto all’autodeterminazione della donna sulla propria psiche e sul proprio corpo chiedendo al Parlamento Europeo di legiferare sul diritto all’aborto ‘sicuro’, legale e gratuito per tutte le donne europee.
In breve e bypassando le motivazioni politicamente corrette, per aborto ‘sicuro’ e garantito s’intende l’eliminazione del diritto di obiezione di coscienza dei medici ospedalieri in nome della reputata superiore importanza del diritto della donna di abortire. Si sostiene che a causa dell’esercizio del diritto del medico di non voler praticare aborti le donne siano costrette ad emigrare presso altre strutture con disagi economici e morali. Per legale s’intende rendere il diritto all’aborto un diritto fondamentale da inserire nelle Costituzioni degli Stati europei e nei Trattati al pari dei diritti alla vita, alla salute, alla giustizia al libero pensiero etc., così da blindarne definitivamente la tutela contro eventuali derive regressive future. Il corto circuito tra legislazioni sarebbe evidente, ma non se ne parla, e consisterebbe nel fatto che al pari del diritto alla vita riconosciuto anche ai feti e ai nascituri, verrebbe riconosciuto anche il diritto alla morte, dei feti e dei nascituri. La Francia è l’unico Paese al mondo ad aver inserito il diritto all’aborto nella propria Costituzione il 4 marzo 2024. Per gratuito s’intende garantire alle donne europee il pagamento delle spese di un aborto tardivo ottenuto presso un paese europeo con legislazione più permissiva; ad esempio emigrare dall’Italia che prevede con legge 194/78 l’aborto entro il terzo mese verso l’Olanda che lo consente fino al sesto mese.
Forse ci si renderà conto del pericoloso colpo di Stato che verrebbe effettuato contro le legislazioni nazionali degli Stati membri, unici attuali sovrani in materia di aborto, imponendo la legislazione ideologica progressista dell’Unione Europea.
A seguito di questa istanza ICE, il Parlamento Europeo con risoluzione non vincolante del dicembre 2025 ha sorprendentemente deliberato con larga maggioranza, l’inserimento del diritto all’aborto nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, proponendo l’inserimento all’art. 3 ‘Diritto all’integrità della persona’ il seguente comma “ogni persona ha il diritto all’autonomia decisionale sul proprio corpo e all’accesso libero, sicuro e legale all’aborto”.
Il Parlamento ha anche chiesto al Consiglio dell’UE il cambio di passo delle politiche europee in materia di diritti delle donne per influenzare il cambiamento politico di tutti i ventisette Stati membri; mentre si sa che le differenze tra i tradizionalisti slovacchi e i wokisti olandesi sono incolmabili, e a Malta addirittura l’aborto volontario non è ammesso. Ma la modifica della Carta dei Diritti Fondamentali richiede l’unanimità dei consensi di tutti gli Stati membri e a tutt’oggi non è possibile realizzarla.
Infine il Parlamento Europeo ha altresì invitato la Commissione Europea a farsi promotrice della nuova legislazione sull’aborto ‘sicuro’, e affinché questo sedicente diritto fondamentale venga veramente attuato, ha chiesto di creare un’apposito strumento di finanziamento a favore delle donne che desiderano praticare l’emigrazione abortiva da uno Stato all’altro.
Nel frattempo varie associazioni pro life hanno presentato petizioni contrarie a questo progetto e stanno denunciando ai popoli europei cosa sta accadendo tra le camere degli organi parlamentari e governativi dell’UE.
In effetti, nel febbraio di quest’anno, la Commissione Europea ha dato una risposta all’istanza ICE e alla risoluzione del Parlamento Europeo a metà tra il diniego di avvio di una procedura legislativa per ammettere il diritto all’aborto come diritto fondamentale e il riconoscimento ufficioso di tale diritto consentendo comunque il finanziamento degli ‘Erasmus abortivi ’ delle donne da uno Stato all’altro con i fondi del Fondo Sociale Europeo Plus. Tale fondo è stato stanziato con i contributi degli Stati europei per il periodo dal 2021 al 2027 per sopperire alle crisi sorte in periodo ‘pandemico’ in ambito sociale, sanitario, lavorativo ed educativo.
In conclusione, il turismo abortivo anche tardivo in altri Stati europei è stato considerato una misura di sostegno sociale, al pari delle altre, e come tale è inseribile nei progetti sanitari.
Quindi, sebbene i progressisti abbiano al momento rinunciato alla legificazione del diritto all’aborto ‘sicuro’ fino al sesto mese di gravidanza, di fatto esso verrà consentito permettendo agli Stati membri di finanziarlo con dei fondi già esistenti e destinati alla soddisfazione dei bisogni essenziali di tutti i cittadini. Si creeranno situazioni paradossali, stimabili economicamente in affari e guadagni per gli Stati che avendo una legislazione più permissiva accoglieranno le donne europee per farle abortire nelle loro strutture, permettendo così alle cittadine di altri Stati europei di aggirare la legislazione del proprio paese.
Fomentare la violazione delle legislazioni nazionali è un ennesimo colpo di mano del governo europeo.
Anche Papa Leone ha denunciato quanto sia “deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie”.
Si ricalca lo stesso schema che per il trattamento del fine vita. In Italia, ad esempio, solo il 33% dei pazienti aventi diritto alle cure palliative vi hanno accesso perché non ci sono risorse per tutti, ma si riescono a trovare i fondi per finanziare, promuove e somministrare il suicidio assistito.
Nel frattempo alla Commissione sullo Stato delle Donne dell’ONU che si è tenuta a New York dal 9 al 19 marzo si è raggiunta la conclusione concordata di promuovere l’aborto come diritto umanitario, e l’Italia ha aderito, nel silenzio della politica e dei media nazionali; ci hanno ben impegnati nei dibattiti per il referendum sulla giustizia e la guerra in Iran.
E ancora è di questi giorni la decisione della UK di consentire la depenalizzazione degli aborti oltre le 24 settimane (sei mesi).
Ciò che non è vietato è consentito, ci insegna l’esperienza. Il rischio che si corre è quello di sdoganare anche in Europa l’aborto fino alla nascita del feto formato e completo: questo si chiama infanticidio.
Sarebbe necessaria una riflessione individuale e collettiva sul senso della Vita.
Sarebbe necessario fermarsi in silenzio e comprendere dove siamo diretti e dove vogliamo andare, perché il progressismo progredisce e lascia vittime per strada, mentre la nostra umanità si risveglia ancora troppo lentamente.

L’articolo ci invita a rflettere su questa pagina che vibra di inquietudine morale, ma anche di un desiderio sincero di fermare la corsa e chiedersi: che cosa stiamo diventando?
E questo, al di là delle posizioni politiche o giuridiche, è un terreno profondamente umano.
Grazie per ricordarci chi siamo e dove vogliamo andare.
Grazie Luciano e buona festa. Una volta un Maestro mi disse:” Non può esistere un buon avvocato se prima non si è un buon essere umano”. Semplice ma profonda considerazione. Il male parte sempre dall’interno, dal cuore e dalla mente malate. Come il vento fa il suo corso, nasce dentro, contamina l’esterno e torna dentro, formando un circolo vizioso che può essere arrestato solo dalla consapevolezza.
Mi accorgo sempre più che stiamo ticcando il fondo😢
Cara Anna grazie e buona festa. Certo, sul piano relativo stiamo toccando il fondo, al punto tale che alla fine potrà solo incontrare il piano assoluto. E allora game over !