Ho già espresso, come altri giuristi e filosofi del diritto, della necessità di riconnettere il diritto positivo al diritto naturale, spiegandone ampiamente le ragioni nell’articolo ‘Il Diritto Positivo e il Diritto Naturale: riconnetterli per salvare l’umanità’, pubblicato su inesbuonora.wordpress.com.
Una necessità dettata dall’urgenza di fermare la deriva che ideologicamente la legislazione e la giurisdizione italiana stanno prendendo oramai da oltre un ventennio, che nulla ha a che fare con la gestione del potere pubblico per il bene della comunità e per l’efficace gestione della stessa, ma che molto ha a che vedere con il sistema globalizzato e neoliberista che domina la cultura e la società occidentale.
Da più anni scrivo e parlo del condizionamento negativo che subiamo dal potere occulto del deep state, dalla cancel culture, dagli attacchi sferrati alla famiglia naturale, dallo svilimento del ruolo della donna come madre e della sua deificazione come portatrice del diritto all’autodeterminazione a non procreare e ad abortire liberamente in ogni fase della gravidanza, dell’uomo bianco ed etero considerato come un potenziale stupratore che va educato alla sessualità, all’affettività e al rispetto della donna a scuola sin dalla tenera età, e magari a cambiare sesso e identità di genere per deprivarlo della propria identità virile, che tutela la mascolinità e la famiglia.
I magistrati archiviano i procedimenti e liberano gli immigrati (clandestini, con asilo politico, con permesso di soggiorno, di prima, seconda e terza generazione: praticamente tutti!) che spacciano droga, commettono reati predatori, stupri, omicidi efferati, e danneggiamenti del patrimonio italiano e religioso con la motivazione che la loro violenza deriva dalla rabbia e dal disagio psicologico che la loro condizione di straniero non integrato gli fa patire. ‘Sono da capire, da aiutare, da seguire con attenzione anche a livello psichiatrico’, queste sono le puerili giustificazioni che in ogni paese europeo e, in Italia dal Nord al Sud, blaterano i PM e i GIP, sulle cui scrivanie arrivano i fascicoli di questi ‘poveri derelitti’.
Anche quelli che picchiano, maltrattano e fanno infibulare le donne delle loro famiglie vengono giustificati dalla magistratura senza se e senza ma. Sostengono che questi atti violenti essendo leciti, ammessi e sacralizzati nel loro paese d’origine, non gli consentono di comprenderne l’antigiuridicità, e pertanto, quelle loro azioni, anche in Italia non vanno perseguite. Pensano forse questi uomini delle istituzioni che possono sconvolgere i principi morali ed etici sui quali fondiamo i nostri valori? Pensano questi pseudo buonisti ideologizzati che che non siamo mai entrati nella nostra anima che aborra ogni forma di violenza verso qualsiasi essere senziente?
Gli uomini autoctoni europei, gli italiani, accusati e bollati a prescindere di perseguire il patriarcato, vengono invece sottoposti ad una costante gogna mediatica e al controllo giudiziale preventivo come quello proposto sul consenso libero, informato e attuale della donna a fare sesso con loro; progetto talmente distopico e ridicolo che si è arenato tra le aule parlamentari.
Le femministe, neo femministe, transfemministe fanno scena muta anziché denunciare le violenze perpetrate dagli immigrati quando molestano e stuprano le nostre giovani e meno giovani sulle vie cittadine, ma insorgono urlando al patriarcato quando un uomo italiano si permette anche solo di corteggiare una donna. Un complimento indirizzato ad una donna è ormai etichettato come atto di supremazia maschile, quindi di violenza, e se ‘commesso’ da uomo italiano va sanzionato.
Vero è che da tempo abbiamo capito che con l’ideologia woke seguita dai partiti progressisti, neofemministe, movimenti gender fluid e immigrati – insieme associati anche alle elezioni – si tenta con ogni mezzo lo smantellamento della famiglia tradizionale, e dunque, prima ancora la dissoluzione delle coppie etero stabili e la non formazione di coppie nuove; ma arrivare alla presentazione di certi progetti di legge idioti fa pensare che alla mala fede e alla caduta di stile non c’è limite.
L’aberrazione è stata raggiunta qualche mese fa quando le femministe italiane hanno approvato l’assassinio di Alessandro Venier, premeditatamente narcotizzato e fatto a pezzi dalla madre e dalla moglie. La vittima è stata subito trasformata in carnefice – esattamente come negli anni 80 la donna che denunciava uno stupro subiva lei il processo intentato contro il suo violentatore a causa della sua provocante minigonna – perché stampa mainstream e femministe hanno dichiarato che questo uomo era un violento e che di morire “se lo meritava”. La violenza sta nelle strade ma anche nelle parole delle nostrane intellettuali sinistrorse, viene usata come strumento di lotta, ma di politico non ha niente.
Si sta cercando di indurci a modificare la nostra percezione della realtà! E per fare ciò hanno bisogno di indottrinarci con nuovi valori woke, e di farceli accettare per sostituirli ai nostri valori tradizionali. Una volta accettati, considerarli leciti e morali sarà facile, normale… Le finestre di Overton, almeno quattro o forse cinque sono state aperte.
Noi donne da discriminate ci stiamo trasformando in aggressive discriminatrici degli uomini (bianchi) e corriamo il rischio di diventare misandriche: avversarie e odiatrici seriali degli uomini a prescindere.
E se proprio noi donne non denunciamo e non ci ribelliamo a questo progetto di criminalizzazione dell’uomo bianco saremo complici di chi questo progetto ha ideato e di chi lo esegue!
Da bravi esecutori degli ordini provenienti dall’alto, anche le nostre istituzioni si stanno prodigando affinché tale progetto arrivi a realizzazione completa. Le leggi e le sentenze sono sempre più smaccatamente favorevoli alla ‘donna vittima’ e contrarie ‘all’uomo violento’ per antonomasia; l’uomo bianco, s’intende, mai puntare l’indice sugli uomini neri, pena essere subito accusati di essere razzista e fascista. Eppure, stando a delle statistiche ufficiali, gli uomini immigrati extracomunitari, sebbene rappresentino parte del 10% della popolazione straniera che vive in Italia, rappresentano il 77% degli uomini che commettono reati contro le donne.
Sulla violenza di genere, sulle violenze e maltrattamenti domestici subite dalle donne per mano degli uomini bianchi da qualche anno si sta legiferando e sentenziando di tutto. Solo per ricordare. Si è creato il Codice Rosso nel 2019 che potenzia la tutela delle donne vittime di violenza, sulla falsariga del Codice delle leggi antimafia del 2011! Si è creato il reato di femminicidio, sull’onda dell’emotività che aveva suscitato nel 2023 l’omicidio di Giulia Cecchettin, sebbene il numero degli omicidi delle donne non fosse aumentato rispetto agli anni precedenti. Si è codificato nel 2023 il reato di arresto in flagranza differita, un ossimoro e un obbrobrio della procedura penale italiana.
E attualmente siamo alle prese con il Disegno di Legge del senatore Ancorotti 1517/25 volto a rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati di violenza contro le donne, giacente da mesi in mezzo alla polvere della Commissione del Senato. Il rafforzamento delle tutele delle donne consisterebbe nella previsione della medicalizzazione del procedimento di accertamento dei presunti reati commessi dagli uomini contro le donne. GRAVISSIMO!
In barba al principio costituzionale ex art. 27 di presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva, con questa normativa si vorrebbe legalizzare la sottoposizione dell’uomo denunciato dalla donna ad un percorso sanitario di rieducazione – anche se non colto in flagranza di reato – già nella fase preliminare delle indagini e a livello preventivo per evitare l’eventuale reiterazione delle violenze, non ancora accertate ma semplicemente denunciate dalla vittima.
Questa decisione potrebbe essere presa dalla Polizia Giudiziaria o dal Pubblico Ministero incaricato – che non hanno alcuna competenza professionale psicologica, sebbene nel disegno di legge si preveda l’organizzazione di programmi di formazione per la polizia – e consisterebbe nella imposizione all’uomo di aderire ad un percorso di psicoterapia condotto da psicologi o psichiatri forensi, i quali potrebbero anche imporre terapie farmacologiche.
Quante volte nel mio studio professionale anche durante la ricerca degli accordi per una separazione consensuale i miei clienti andavano in escandescenza a causa dello stress che stavano vivendo? E se quelle scene dovessero verificarsi davanti a dei poliziotti? Stante il fatto che negli ultimi anni sono stati delegittimati nelle loro funzione di tutela della comunità potrebbero trovare in questo potere a loro attribuito un aspetto compensatorio della loro funzione? Le psicoterapie imposte non conducono a nessun risultato positivo e non sono mai risolutorie dei conflitti personali e relazionali.
E infine, se l’uomo semplicemente indagato non dovesse aderire spontaneamente a tale percorso medicale di rieducazione, gli si potrebbe imporre un TSO con ospedalizzazione. Una invadenza e un vulnus non da poco per chi deve ancora essere giudicato colpevole, e quindi solo eventualmente meritevole di un tale trattamento. Ho visto l’esistenza di diverse persone rovinata dopo aver subito un TSO, l’umiliazione e la privazione della dignità lasciano segni indelebili.
Ma il cerchio si chiude con la norma conclusiva del disegno di legge che prevede l’istituzione e l’iscrizione su un registro pubblico dei condannati per reati di genere. Marchiati a vita!
Senza ombra di dubbio stiamo sperimentando una deriva autoritaria, incostituzionale e ideologica delle nostre istituzioni con la scusa del potenziamento della tutela delle donne. La legislazione e le sentenze sono sempre più autoritarie, antidemocratiche e discriminanti degli italiani, e nel caso in specie discriminanti degli uomini bianchi etero.
Il tenore delle nostre leggi e sentenze non è quello di educare e favorire lo sviluppo del senso di responsabilità, si tende a reprimere, sempre di più, pur sapendo che non è aumentando le pene o limitando i diritti fondamentali che si risolve il problema di crisi di civiltà che attanaglia tutto l’occidente.
È innegabile che la piaga della violenza contro le donne esiste e che bisognerebbe intervenire applicando semplicemente le norme già esistenti, che per lo più non vengono attuate. Tale violenza va denunciata e sanzionata equamente non ideologicamente.
È indubbio che la violenza contro le donne, come quella sui bambini e sugli anziani è l’espressione di un contesto sociale sempre più disumanizzato, di tutti contro tutti, e che il legislatore dovrebbe intervenire non come il padre autoritario che reprime, ma come il padre autorevole, legittimo e legittimato dal popolo che promuove l’educazione all’umanità, alla legalità e ai suoi valori.
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Mi chiedevo che significato avesse la parola virtù! E nel chiedermelo mi sono accorto che il mio e il “nostro” vocabolario, personale e collettivo, si è davvero molto impoverito.
Nei convegni di vario tipo si dibatte accanitamente di legge, cioè delle leggi scritte, delle costituzioni, ma nessuno parla mai delle leggi non scritte! Del diritto naturale! E mi è venuto in mente che in un convegno, parlando della DUDU, qualcuno, chissà perché, aveva chiesto: “Perché hanno prodotto un documento del genere, lo hanno firmato e depositato, come si faceva per le bolle papali molti secoli fa, un documento del genere? (In effetti vi sono scritte molte cose più che scontate). E ricordo che qualcuno aveva bofonchiato: “perché questo è stato ed è una parte del piano!…”.
Si comprende molto bene che “una legge” razziale, come quella che fu concepita prima della seconda guerra mondiale, non è una legge…. Ma quanti sono stati quelli che hanno denunciato e approvato….
Ebbene: alla fine dei conti “non saremo giustificati perché osserviamo la legge”, ma dalla grazia che deriva dal comprendere….
Una canzone di Celentano afferma “… da soli gli occhi non vedono…”.
Grazie Giovanni. È di questi giorni la scandolosa vicenda dell’inglese Henry Novak e della polizia che ha ricevuto il diktat di discriminare i cittadoni bianchi inglesi e privilegiare i cittadini pakistani.
Lo specchio della verità, grazie Ines
Grazie Anna.