“Vedo la Chiesa del terzo millennio afflitta da una piaga mortale, si chiama islamismo Invaderanno l’Europa.” Giovanni Paolo II
Ultimamente la Conferenza Episcopale Italiana, per bocca dei suoi vescovi, si esprime tanto partecipando al dibattito pubblico e politico, e fa parlare anche di sé. Certo ben sappiamo che il ‘parlare’ della CEI, “braccio operativo” della Chiesa cattolica, che ha il compito di interagire con le istituzioni e la società italiana, rientra nelle sue prerogative dottrinali e pastorali, ma la sua attuale attività evangelizzante sta sempre più assumendo carattere politico ed economico nella realtà del paese. Se ne desume la chiara intenzione di influenzare le scelte politiche operate dalle istituzioni laiche del paese.
La sua composizione collegiale fa si che al suo interno, come in qualsiasi organo collegiale, si formino e radicano le correnti di pensiero relative allo svolgimento delle attività di cui è competente. Le principali correnti nella Cei sono due. I tradizionalisti conservatori e i progressisti innovatori modernisti.
I primi mirano a preservare la dottrina e la pastorale tradizionale senza compromissioni con le istanze di ammodernamento poste dal Concilio Ecumenico Vaticano II: matrimonio divorziati, morale sessuale, liturgia immutabile, ecumenismo e interreligiosità. I secondi aderenti allo spirito progressista del Concilio Vaticano II sono orientati verso il rinnovamento della dottrina e della pastorale per andare incontro alle esigenze del mondo moderno: apertura verso i divorziati risposati, verso i movimenti LGBTQIA+, promuovere l’inclusività anche verso gli immigrati stranieri, sostenere la questione climatica e di un mondo globale, l’uso delle lingue locali nella liturgia, maggiore partecipazione e decentramento dei poteri ai laici, meno gerarchia e maggiore apertura sinodale verso le istanze della moderna società.
I contrasti tra le due correnti episcopali quindi si fondano su come portare la missione della Chiesa nella società moderna, su come preservarne l’autenticità e come aprirsi al mondo senza perderla. Esiste poi un’ala episcopale di moderati orientati verso l’obbedienza al Papa che cerca di contemperare le opposte istanze delle due correnti principali.
Attualmente tra le due correnti prevale nettamente quella progressista/riformista, determinatasi grazie all’ingente numero di vescovi diocesani nominati da Bergoglio nel 2022. Sotto il suo pontificato la Dottrina sociale della Chiesa, che si occupa delle questioni sociali, economiche e politiche del mondo laico, ha esteso i valori dell’accoglienza e della tutela incondizionata di tutti i migranti che approdano sul territorio italiano, delle persone transgender (a molte delle quali in qualità di operatrici del sesso in epoca pandemica ha corrisposto varie donazioni in denaro per affrontare la crisi economica) e dell’ ‘ecologia integrale’.
La corrente progressista della Conferenza Episcopale a sostegno della visione e della politica di Bergoglio si spinse e tutt’ora sostiene, come sostengono i politici di sinistra, che l’immigrazione rappresenta l’unica soluzione per risolvere il problema del calo demografico e dell’invecchiamento della popolazione italiana. Nessuna parola viene spesa per consigliare o finanziare dei bonus bebè per le giovani famiglie di italiani. Nessuna offerta degli oltre 4.000 appartamenti di proprietà del Vaticano a prezzi calmierati per le giovani famiglie italiane, attrezzati invece in costosi airbnb per turisti. Una scelta pastorale perfettamente aderente alla visione politica dei partiti progressisti globalisti.
E non credo che Bergoglio e i suoi vescovi progressisti non si siano resi conto che mentre promuovevano l’immigrazione sostenevano anche l’islamizzazione del paese, stante il fatto che la quasi totalità degli immigrati regolari e irregolari che approdano in Europa sono di fede islamica. E non credo che non sapessero che sostenere la comunità LGBTQIA+ significava dare anche il placet all’ideologia gender nelle scuole, mettendo in pericolo la crescita e l’educazione dei bambini dai quattro anni in su. E non credo che sostenendo l’ecologia integrale non aderissero al progetto europeo del green deal, di deindustrializzazione dei paesi e immiserimento dei popoli autoctoni.
Ma tant’è! Qualcuno che canta fuori dal coro c’è.
Il vescovo monsignor Mauro Longhi nel 2017 divulgò la seguente confidenza ricevuta da papa Giovanni Paolo II nel 1993: “Vedo la Chiesa del terzo millennio afflitta da una piaga mortale, si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente: dal Marocco alla Libia, dall’Egitto fino ai paesi orientali… L’Europa sarà una cantina, vecchi cimeli, penombra, ragnatele… dovrete contenere l’invasione. Ma non con le armi, le armi non basteranno, con la vostra fede vissuta con integrità…”
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò, scomunicato dalla Chiesa nel 2024 perché ha dichiarato pubblicamente di non riconoscere l’autorità di Bergoglio nella sua qualità di papa Francesco e del Concilio Vaticano II, ribadisce anch’egli da anni che l’immigrazione di massa è organizzata dalle élite globaliste al fine di distruggere le identità tradizionali, culturali e religiose dei paesi europei, e ritiene Bergoglio uno dei massimi sostenitori di questa agenda globalista, attraverso il tradimento della vera dottrina della Chiesa Cattolica di cui ha messo a rischio la sopravvivenza.
Fa eco a queste denuncie anche una recente dichiarazione del vescovo Athanasius Schneider che vede nei movimenti di massa di migranti verso l’occidente una vera invasione orchestrata per cambiare la cultura e la religione in Europa, paventando una drammatica scomparsa della cristianità.
Tante di queste voci stanno suscitando dibattiti nel mondo intellettuale e politico, ma non preoccupano la Conferenza Episcopale che prosegue indefessamente nella sua politica immigrazionista osteggiando apertamente la remigrazione di coloro che delinquono. E lo fa anche a costo di andare contro le parole di papa Leone XIV che a Lampedusa ha sottolineato il dovere cristiano di accogliere i migranti che approdano nei nostri territori, ma anche il diritto di costoro di non migrare dalla loro terra, di trovare lì il benessere e il rispetto dei loro diritti fondamentali che vengono a rivendicare in Europa. Il giorno successivo a queste dichiarazioni del papa, la Cei lo ha ufficialmente smentito dichiarando che ‘il mondo non ha confini’ e che esiste per tutti il diritto ad emigrare.
Quanta retorica nelle parole dei vescovi che vedono solo i diritti dei migranti e non anche i disagi e le carenze che stanno vivendo i popoli autoctoni. Gli atti delittuosi, i reati predatori e gli stupri sono commessi (sebbene costituiscano solo l’8% dei residenti in Italia) al 60% da loro, regolari, irregolari, di prima o di seconda generazione; segno che l’integrazione non è stata ricercata e che l’ideologia del multiculturalismo è fallita. Certamente sapranno i vescovi che la maggior parte del welfare è assorbito da loro e che in Italia abbiamo pensionati a pensione sociale di € 550,00 al mese, quelli che per intenderci rovistano a fine mercato tra i cassonetti in cerca di frutta e verdure scartate.
Non crediamo neanche che i vescovi progressisti non abbiano ben chiaro che non potranno evangelizzare i migranti islamisti, perché sono i loro imam che vogliono convertire noi cristiani infedeli al Corano e alla legge della Sharia e appropriarsi dei nostri territori.
E allora potrebbe supporsi che l’accoglienza politica e interreligiosa della Conferenza Episcopale, che mai si esprime per condannare la persecuzione dei cristiani nei paesi islamisti, nascerebbe anche dall’interesse alla gestione materiale dei migranti attraverso le circa 1600 loro strutture di accoglienza presenti in Italia. Direttamente dalle Diocesi e dalle Caritas locali e da altre strutture appartenenti alla Chiesa, essa riesce a gestire il 20% degli stranieri richiedenti asilo in Italia, finanziati dall’8xmille, da fondi ecclesiali, dalle donazioni, dalle convenzioni pubbliche e da strumenti di credito etico.
All’interno di migliaia di cooperative sociali di ispirazione cattolica la Chiesa opera e gestisce i centri per l’immigrazione, partecipando ai bandi di concorso di Prefetture e Comuni.
Sempre la Caritas Italiana in collaborazione con altri enti promuove e gestisce i corridoi umanitari per garantire l’ingresso sicuro e legale degli attuali ‘profughi’ in territorio italiano.
Secondo l’ultimo Report statistico nazionale sulla povertà della Caritas italiana il 56,02 % di persone assistite sono stranieri, nonostante lo stato di povertà dei cittadini italiani aumenta e si espande anche a quella che un tempo era considerata la classe media.
Che dire? Che pensare? Che forse aiutare lo straniero crea più meriti spirituali che aiutare l’italiano oramai abbandonato dalla sinistra e dai sindacati?
Eppure la risposta logica e coerente con la realtà che viviamo esiste, e sta nascosta tra le pieghe dell’ideologia multiculturale, della politica globalista e del businness economico ad esse connesso.
