Di Alessandro Mella
Giungendo in Aosta, lasciata l’auto nel parcheggio a lato dell’ingresso della storica via Sant’Anselmo, si scorge sulla sinistra un’imponente ed inconfondibile costruzione.
Si tratta dell’arco che fu edificato in onore dell’imperatore Augusto dopo che, nel 25 a.C., le legioni romane avevano definitivamente sconfitto le insidiose soldataglie barbare dei Salassi le quali non avevano mancato di dare a Roma grandi preoccupazioni per il vigore dei loro assalti e delle loro improvvide incursioni:
Primo, l’Arco Onorario, esempio di architettura romana, fuori delle mura, verso levante, all’estremità del sobborgo di S. Orso, presso il torrente Buthier. Fu eretto in onore di Augusto, all’epoca della fondazione della città, onde perpetuare la memoria della disfatta dei Salassi. (1)

La struttura si erge maestosa per una larghezza di quasi nove metri al fine di garantire l’agevole passaggio della strada che un tempo l’attraversava e che proseguiva fino alla Porta Praetoria.
Fu costruito in blocchi di conglomerato per quasi dodici metri di altezza sotto la chiave di volta e munito di decori e capitelli corinzi e dorici. Purtroppo la scritta dedicatoria, con il tempo ed i rimaneggiamenti, andò perduta ma nei primi anni del XX secolo ne furono rinvenute alcune lettere nel corso di una campagna di scavi.
Nel medioevo l’arco fu modificato secondo la sensibilità del tempo e vi fu aggiunta un’immagine del Cristo Salvatore che venne poi rimossa in favore di un crocifisso. Questa cristianizzazione del monumento gli valse il nome di “Saint Vout”.

Tuttavia il suo uso fu davvero disparato tant’è che nel 1100 circa vi si stabilì, adattandolo a casaforte e curiosa dimora, una locale famiglia notabile. Fu abitato, tuttavia, solo fino ai principi del XIV secolo quando vi stabilì una compagna di balestrieri facendone una fortificazione ad uso militare.
Diventato immagine iconica della città, esso iniziò a procurarsi la maggiore attenzione della comunità e quindi, nel 1716, il Conseil des Commis fece realizzare una copertura in ardesia per proteggerlo dalle infiltrazioni che avrebbero potuto comprometterne la stabilità.

Con il passare del tempo esso divenne, sempre più, un giacimento di memoria e storia ed un simbolo della città al punto che i notabili locali vi si recavano per accogliere le autorità come fecero con Re Vittorio Emanuele II:
S. M. da Torino, ove trovavasi gli scorsi giorni, partiva ieri sera per recarsi nelle alte valli d’Aosta. Stamane alle ore 5 giungeva nella città d’Aosta; il sottoprefetto del circondario, monsignor vescovo, il presidente del R. tribunale, il procuratore del Re, il sindaco colla Giunta municipale, il comandante la luogotenenza dei RR. carabinieri trovavansi a ricevere S. M. e porgerle ossequio, sotto l’antico arco romano. Tutte le vie percorse da S. M. apparivano imbandierate, e la popolazione affollata sul suo passaggio salutava con unanime acclamazione il sovrano che manifestava l’alta sua soddisfazione per la schietta ed affettuosa accoglienza. (2)
L’Arco di Augusto d’Aosta, in verità, raccoglie secoli di storia e memoria. Potrebbe raccontare di aver visto passare legionari e tribuni romani, guerrieri e mercanti del Medioevo, i soldati di Napoleone, i martiri del Risorgimento. Restaurato nel 1912, oggi esso rappresenta un frammento prezioso del patrimonio storico e culturale di questa splendida e culturalmente ricchissima città:
Ma più che pei moderni, Aosta va rinomata per i monumenti antichi, romani e medievici. Dei romani, oltre le mura precitate, citeremo l’Arco in onore di Augusto per la disfatta dei Salassi, il più antico di quanti furono innalzati ai Cesari, assai ben conservato e rassomigliante all’Arco di Tito in Roma. (3)

Non a caso esso fu citato perfino negli scritti di Stendhal che volle immortalarne il ricordo con queste parole:
Ero così felice di ammirare questi bei paesaggi e l’arco di trionfo di Aosta che avevo un unico desiderio da esprimere, che la vita durasse per sempre. (4)
Ancora oggi, in specie nel periodo dei mercatini natalizi, centinaia di turisti visitano la città e spesso passano di fianco al glorioso arco talvolta ignorandolo, spesso scrutandolo con inconfessabile curiosità. La speranza è che queste poche righe concorrano a raccontarlo a chi non ha avuto il piacere d’approfondirne le vicende.
Alessandro Mella
NOTE
1) L’Amico dei Fanciulli, 7, Anno XXX, luglio 1899, p. 1.
2) La Stampa, 193, anno III, 13 luglio 1869, p. 2.
3) La Patria – Geografia dell’Italia, Tomo II Provincia di Torino, G. Strafforello, Unione Tipografica Editrice, Torino, 1891, p. 191.
4) Vie de Henry Brulard, Stendhal, tomo 3.
