Quando Fiume rischiò d’esplodere (di Alessandro Mella)
Nota dell’autore
Negli anni ‘10 di questo secolo chi scrive fu autore di molte opere ed articoli relativi alla storia dei servizi antincendi italiani. Nel 2014, per ragioni personali, egli scelse di non dedicarsi più al tema e di non produrre, progressivamente, più testi ex novo. Il molto materiale prodotto all’epoca, tuttavia, fu caro a molti lettori, i quali hanno più volte espresso il desiderio di riaverlo fruibile. Alcuni articoli datati, dunque, vengono riproposti a loro beneficio confermando che, lo scrivente, non si occupa più, con nuovi studi, dell’argomento. Limitandosi a riutilizzare quanto scritto nel passato onde evitare che quel patrimonio vada disperso.

Premessa Storica Generale
Al termine della Prima Guerra Mondiale molte delle speranze con cui l’Italia aveva siglato il Patto di Londra del 1915 non si erano concretizzate.
Al tavolo della pace il governo italiano, pur figurando a pieno titolo tra i vincitori, non era riuscito ad ottenere che le altre potenze mantenessero le promesse fatte a suo tempo a Sidney Sonnino. Molte delle ambizioni italiane rimasero così insoddisfatte.
Tra queste, una delle più eclatanti fu la mancata annessione della città di Fiume al Regno d’Italia a cui molto si teneva poiché quel fazzoletto di terra istriana era tra le terre irredente per cui s’era combattuto.
Il malcontento generale per la “vittoria mutilata” animava tanto le masse quanto le migliaia di reduci al punto che, nel 1919, una colonna di Granatieri di Sardegna ed Arditi dei Reparti d’Assalto del Regio Esercito lasciò Ronchi diretta verso Fiume allo scopo di occuparla.
Alla guida dei “ribelli” vi era un ufficiale, forse un po’ pittoresco ed alle volte anche eccentrico: si trattava del famosissimo poeta Gabriele D’Annunzio, il quale si trovava al comando di quella che passò poi alla storia come “L’impresa di Fiume”.

Il governo italiano disapprovò fortemente l’impresa, osteggiandola in ogni modo possibile, malgrado essa trovasse ampi consensi in molti settori dell’opinione pubblica nazionale lasciando però diviso il mondo politico.
Fu nel dicembre del 1920 che la questione fiumana trovò temporanea soluzione nella firma del Trattato di Rapallo con cui l’Italia si impegnava a riconoscere Fiume stato indipendente ed a cui D’Annunzio rispose con la proclamazione della Reggenza Italiana del Carnaro. Tuttavia, a partire dal 24 di quel mese, l’esercito regolare iniziò un deciso assedio al fine di allontanare i legionari fiumani ed il loro comandante dalla città. Gli stessi non poterono resistere che per pochi giorni. Quegli eventi furono ricordati dal poeta, in relazione ai diversi morti che si registrarono negli scontri, come il “Natale di Sangue”.

L’Incendio
Il libro d’oro dei pompieri di Fiume raccontava che ormai da giorni la battaglia tra le truppe regie ed i legionari infuriava con violenti scontri quando, la mattina del 26 dicembre 1920, verso le ore sei del mattino, si incendiò un deposito di munizioni che si trovava nei pressi di Valscurigna.
Una granata d’artiglieria era finita proprio in quel punto e, con la sua esplosione, essa aveva innescato un violento incendio con un’alta colonna di fumo e lingue di fuoco che s’alzavano verso il cielo.
Le munizioni esplodevano continuamente proiettando i loro micidiali proiettili in ogni direzione, mentre il rogo minacciava altri quattro magazzini che si trovavano nei pressi del sinistro.
E non erano magazzini da poco conto, poiché tre di essi contenevano granate e munizionamento di grosso calibro, tra cui una corposa fornitura di bombe caricate con gas asfissianti, forse la celebre Iprite.
Se l’incendio li avesse raggiunti si sarebbe potuta verificare un’esplosione che avrebbe spazzato via tutto il circondario, una terribile sciagura per la già tanto sfortunata città.
Fu in quei frangenti che un autocarro carico di pompieri fiumani s’avviò attraverso i furiosi combattimenti, incurante delle raffiche di mitragliatrice ed oltrepassando tutti gli sbarramenti, fino ad avvicinarsi agli avamposti delle truppe regie ed esponendosi a gravi rischi pur di raggiungere il terribile incendio che, d’istante in istante, si faceva sempre più violento.
Nonostante fossero stati presi di mira dal tiro dei combattenti, essi non si arrestarono e, lottando contro le fiamme con coraggio e sangue freddo per tutto il giorno, riuscirono, alla fine, ad avere la meglio sul rogo salvando i fiumani da un’altra sciagura.
Alessandro Mella
L’autore desidera ringraziare: Slavko Suzik, Nicola Gabriele, Enrico Branchesi e Marcello Giovanni Novello.
