Ripartiamo dai valori etici universali
In data 27 giugno 2025 è stato pubblicato sul quotidiano La Verità un articolo dello scrittore Marcello Veneziani dal titolo ‘Donald e Leone antidoti al woke Ma le tradizioni non sono di “pietra” ’. Un articolo interessante, che porta a riflettere sull’argomento. L’autore fa delle considerazioni che appaiono essere il necrologio dell’ideologia woke, prevedendone la decadenza e imminente sostituzione, proprio nel periodo di sua maggiore e pervasiva ingerenza in ogni ambito della realtà individuale, sociale e politica dei popoli del mondo occidentale. “L’ideologia woke ha stancato e si rivela un regime intollerante dei pochi sui molti”.
Esordisce così lo scrittore chiarendo con poche parole che questa ideologia al suo apogeo si è rivelata ai più per quello che è e che voleva essere sin dall’inizio: il dominio sotto la bandiera dell’ inclusività e della non discriminazione di una piccola minoranza sulla stragrande maggioranza, con il conseguente stravolgimento della Natura e della storia umana. Cominciamo con l’accennare cos’è l’ideologia woke, perché tanto se ne parla ma poco la si conosce.
Il termine inglese woke (sveglio) secondo l’ideologia che lo ha adottato come slogan vuole invitare a ‘stare svegli’, consapevoli e reattivi/combattivi contro le discriminazioni e le violazioni dei diritti umani fondamentali e del diritto all’autodeterminazione individuale, praticate contro certe minoranze. Originariamente, dal 1930 in avanti, questo invito veniva rivolto alla comunità afroamericana, al fine di combattere il razzismo e le discriminazioni che subivano dagli uomini bianchi, nonostante l’abolizione dello schiavismo in USA fosse già stata formalizzata con la guerra di secessione e l’adozione del tredicesimo emendamento nel 1865.
Dagli anni 2000 questo slogan è stato acquisito dal movimento LGBTQIA+ per contrastare le denunciate e presunte discriminazioni di genere in atto nel mondo occidentale: omofobia, sessismo, razzismo, apartheid religioso, etnico, ambientalistico etc. Lo si spaccia per progresso sotto l’egida dell’agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile. Essere woke oggi significa essere politicamente corretti e ipocritamente falsi progressisti.
“Sappiamo però che la lotta contro l’ideologia woke intesa come lo spirito del tempo e il regime del mondo, a cui pure i credenti dovrebbero piegarsi, non riuscirà a raccogliere risultati promettenti se si limiterà a sgretolare solo il castello woke, e quindi a proporsi solo in chiave di opposizione, resistenza e rigetto. Occorre qualcosa che non si limiti a difendere la realtà e l’esperienza, a conservare la memoria storica e il senso religioso, ma che si spinga oltre la negazione, verso una nuova affermazione. Si tratta di ringiovanire la tradizione, di aggiornarla e figliare, e non solo difendere la società dei padri e dei costumi ereditati.”
L’autore quindi non si limita a denunciare il lato oscuro dell’ideologia woke, va oltre la sua fallacità, oramai conclamata, promuovendo una strategia di eradicamento profonda della stessa dalla società che non deve limitarsi al suo rifiuto e alla denuncia pubblica. Insiste scrivendo che “non si può sconfiggere quella mentalità pervasiva che domina i media, la scuola, l’università, le arti, la cultura, i rapporti sociali, l’immaginario collettivo, semplicemente fermandola, frenandola, negandola.”
Non basta l’indignazione dei consapevoli, non basta il loro rifiuto di fare indottrinare i propri figli a scuola da questa ideologia che insegna loro la fluidità del genere rinnegando le leggi biologiche, non basta rifiutare di sostituire la distopica neolingua (no mamma ma genitore 1 o 2, no donna che allatta ma persona che allatta, no donna, no uomo etc.) alla lingua dei padri, non basta dire nei convegni che noi non ci stiamo a farci manipolare la mente e il corpo per realizzare un finto progresso che riconosca il diritto alla falsa autodeterminazione prevaricando la Natura; bisogna passare all’azione, bisogna abbattere il falso offrendo il nuovo orizzonte.
Come decretare la morte dell’ideologia woke? come eseguire il suo funerale e farne seguire un vera sepoltura e discesa nell’Ade ? Non basta contestarla, dice l’autore, bisogna “ aggiornare la tradizione, non imbalsamarla; renderla cioè viva nel presente, capace di parlare al mondo d’oggi e alla sua sensibilità, con i temi, le parole, le situazioni adatte al presente.
Che vuol dire ringiovanire, aggiornare, figliare la tradizione? Vuol dire che nel mondo molte cose sono cambiate e bisogna passare attraverso quelle fratture e quelle rotture, le diversità dei soggetti e le diversità religiose e culturali di una società globale.”
Ecco che mi trovo d’accordo sul fatto che bisogna tornare a riferirsi e ancorarsi alla ‘tradizione’, mentre mi chiedo se l’autore non sappia che da sempre nei secoli l’evoluzione umana si è manifestata attraverso ‘fratture/rotture’ e conflitti che non hanno però stravolto dalle fondamenta la natura dell’essere umano biologico, mentre questa ideologia lo sta facendo, minando dall’interno e dal profondo la stessa sopravvivenza dell’individuo biologico, della famiglia naturale, dei figli nati da un uomo e una donna, e delle comunità che insieme costituiscono.
“Che vuol dire in questo mutato contesto vivere secondo tradizione? Vuol dire, si, vivere secondo natura e civiltà, esperienza storica, sentire comunitario, culture tramandate ma considerando il mutare dei tempi e dei modi di vita.” Dunque dice l’autore che per superare l’ideologia woke, strumento dell’impero globalista, non basta pensare di tornare alla ‘tradizione’ ma bisogna che questa si aggiorni e si adegui ai tempi che comunque sono cambiati, e tali cambiamenti sebbene respinti e stoppati, hanno comunque influenzato le menti aprendo in esse dei varchi e delle voragini sul senso dell’esistenza dell’essere umano sulla terra.
Ma mentre l’articolo dell’autore si conclude con l’auspicio che nascano nuovi progetti per una valida alternativa di ‘tradizione’ rifondata, io penso che non ci sia bisogno di ammodernare la tradizione, non vedo questa necessità di insozzare le tradizioni con i veleni di una ideologia che non merita memoria, che è stato un errore di percorso fondato sul potere neoliberista piuttosto che sul reale potere dei popoli.
D’altra parte se il vocabolario definisce la tradizione come la “Trasmissione nel tempo, da una generazione a quelle successive, di memorie, notizie, testimonianze; anche le memorie così conservate: orale o scritta (in partic., in etnologia, si definisce t. orale l’insieme delle testimonianze del passato – racconti storici, miti, poesie, formule sacre, ecc.” non comprendo che tipo di ammodernamento si possa apportare a storia, miti, leggende, che rappresentano un valore inestimabile dell’esperienza umana così come sono e come sono stati trasmessi.
La potenza evolutiva della tradizione sta proprio nel suo essere oggi come allora, come quando sorse, perché una tradizione autentica lo è per sempre, timone dell’esperienza umana e della sua evoluzione grazie ad essa. Semmai potremmo distinguere la tradizione dalle mode, queste si effimere e il più delle volte ingannevoli e regressive.
Quando tra decine di anni valuteremo equanimamente l’attuale periodo storico può darsi pure che liquideremo l’ideologia woke come una delle tante mode del terzo millennio. Insomma, dobbiamo dapprima recuperare il valore universale e sempiterno della tradizione e successivamente adattarla senza modificarla o svilirla alla società che cambia; questo è possibile!
A questo proposito, andando oltre le considerazioni svolte dall’autore che ha avuto il merito di essere tra i primi a decretare finita l’epoca del woke, ripeto, in un momento in cui tale ideologia imperversa ancora, pur intravvedendosi anche i primi cenni di cedimento della stessa, penso e sostengo che al di là della modifica o ammodernamento della tradizione che deve tornare ad essere protagonista nella vita di tutti noi, esistono già i valori sui quali ricostruire il vivere morale, etico e armonioso degli esseri umani. Sono i valori etici universali, faro da sempre di ogni civiltà, in ogni epoca e in ogni luogo, che non perdono presa perché sono desueti ma perché sono misconosciuti ai più.
Allora il problema non è l’inadeguatezza della tradizione nel mondo postmoderno ma l’ignoranza che di essa si ha. Abbandonata dall’inizio del boom economico, non è stata trasmessa ai baby boomers che hanno conosciuto solo la modernità spacciata per progresso ed evoluzione.
È ripartendo dai valori universali dell’uomo che potremo nuovamente aspirare a creare una società giusta, pacifica e prosperosa; utopico? Si, ma perseguibile!
È partendo da tali valori che l’essere umano potrà ritrovare la propria vera natura interiore, potrà autodeterminarsi sulla terra guardando al cielo, aspirando alla realizzazione spirituale.
E applicando le leggi dell’universo questo avverrà per tutti gli individui indistintamente: i protagonisti e gli esclusi, le maggioranze e le minoranze. Perché questi principi e valori che dovremmo tutti tornare a studiare e applicare sono norme sane e autentiche che consentono il progredire della razza umana e non la sua estinzione.
Da tali valori nascono norme valide per tutti gli esseri umani, di qualsiasi razza, genere o religione. Sono le norme fondanti il benessere e la felicità di ogni individuo. Per citarne alcuni che si concretizzano in una vera carta dei diritti umani ricordo i più importanti: il diritto alla vita, il diritto alla dignità, il diritto all’uguaglianza, il diritto alla libertà, il diritto alla giustizia, il diritto alla libertà di pensiero etc.
Si potrà obiettare a questo punto che propongo fantasiose e idealistiche soluzioni, impraticabili quanto utopiche, nell’epoca dell’AI che si appresta a sostituire i nostri cervelli. Ma i valori universali non sono solo principi astratti!
Solo attraverso un rinnovato riconoscimento degli stessi, tanto a livello individuale che collettivo, si potranno creare leggi, politiche e istituzioni attraverso le quali realizzare i diritti umani di tutti, il benessere di tutti e la pace tra i popoli.
Sarebbe molto difficile? È un compito arduo? Si! Sicuramente. Ma non vedo altre vie migliori da seguire, non vedo altre autentiche soluzioni, studi o esperimenti da provare.
Tornare alla tradizione significherà riesumare tutto il buono e il bello che l’essere umano è stato capace di creare e trasmettere fino ai giorni nostri.
(Articolo pubblicato nel giugno 2025 ma attualissimo anche a distanza di un anno)

Ma si tiene conto che il “glifosfato”, anche ingerito al di sotto delle soglie di sicurezza previste, provoca “confusione nella percezione della propria identità sessuale”? Questo è un elemento che entra in gioco, relativamente a questo solo ambito, in maniera molto subdola e, attualmente, persistente….
Siamo di fronte effettivamente all’arduo compito di “purificare” l’atmosfera del mondo! In ambito mentale, emotivo e fisico! Sono convinto che solamente questa “purificazione” renderà più accessibile l’edificazione dei singoli esseri umani e per conseguenza delle varie società e del mondo….
Grazie Giovanni