da sinistra: Chiara, Joe Oppesidano e Sonia Lotti
Ugo Mulas: Pozzolengo. Dalle origini ai maestri
15 Marzo – 15 Settembre 2026 | Sala Civica, Piazza Don Gnocchi, Pozzolengo
Un contributo di Sonia Lotti
A Pozzolengo arriva una mostra dedicata a Ugo Mulas, uno dei più grandi fotografi del Novecento. Nato nel 1928, Mulas trascorse l’infanzia proprio qui, a sud del Lago di Garda, prima di trasferirsi a Milano. Laureato in Giurisprudenza, da autodidatta scoprì la fotografia come linguaggio per la sua sensibilità estetica e curiosità intellettuale.
A Milano entrò subito in contatto con artisti e intellettuali che frequentavano il Bar Giamaica, vicino a Brera. Tra i primi scatti ci sono i ritratti agli amici del bar e agli operai degli anni ’50. Fu lì che conobbe anche Gianni Berengo Gardin, che di lui disse: “Fu il primo a usare il grandangolo spinto, il 20 mm. Aprì un punto di vista nuovo”.
Sempre a Milano conosce anche la fotografa Giovanna Nuvoletti, ricordata da Vogue tra le tra le quindici donne del xx secolo che resero grande Milano. Giovanna ricorda Mulas, definendolo un autentico storico della fotografia.

In uno spazio luminoso, una mostra ben pensata anche grazie ad un video esplicativo realizzato da un ingegnoso Mario Piavoli, figlio d’arte del regista Franco Piavoli, e che mostra una chiara spiegazione del direttore dell’Archivio Alberto Salvadori delle sequenze fotografiche della mostra stessa. In breve ci suggerisce Salvadori concetti e parole preziose per una più immediata comprensione della fotografia di Mulas. Nel 1965 Duchamp e Mulas si incontrano.
Duchamp influenzò certamente le riflessioni di Mulas su quanto sia significativo l’atto stesso del fotografare e su quanto l’atto creativo sia la parte stessa della creazione artistica. Subito tra i due è empatia . Duchamps, dopo aver attraversato nell’arte moderna i periodi più disparati; dadaismo, fauvismo, surrealismo, cubismo viene infine riconosciuto anche come un fondatore dell’arte concettuale.
La profondità del suo pensiero viene appieno compresa da Mulas che fotografa questo gigante della concettualità artistica in modo ironico quasi nascosto tra due tende. La stessa ironia la si legge nel modo di Duchamp di comprendere l’arte dall’intuizione di oggetti comuni che vengono decontestualizzati oppure di intervenire su capolavori come ad esempio l’idea di mettere i famosi “baffi” alla Gioconda. Proprio questa attenta dissacrazione dell’artista, questa fresca ironia intellettuale sono catturate da Mulas e trasmutate in ritratti artistici.

Un’ esposizione di foto ben progettata per osservare dal vivo alcune foto di Ugo Mulas, per chi ancora non abbia avuto il piacere di vedere le sue immagini e dove poi uscendo, potremo recarci nella Piazza a lui dedicata. In Italia al fotografo Gabriele Basilico è stato dedicato un piccolo giardino a Milano ma nessun fotografo prima di Mulas ha mai avuto l’onore di donare il proprio nome ad una piazza. Commuove sapere che finalmente anche la fotografia sia entrata come un’arte che merita di segnare le nostre strade e persino di nominarle
Il cuore della mostra è il suo archivio di ritratti d’artista, oggi una testimonianza fondamentale della scena del XX secolo. Le sue immagini sono richieste dalle maggiori gallerie internazionali, come la Galleria Tornabuoni di Parigi. A Pozzolengo il percorso si concentra su tre maestri: Marcel Duchamp, Lucio Fontana e Fausto Melotti.
Con Duchamp, incontrato nel 1965, nacque un’intesa immediata. Mulas ne colse l’ironia e il pensiero concettuale, ritraendolo quasi nascosto tra due tende, o mentre cammina verso Washington Square: “il camminare è l’atto del vivere più elementare”. Lo fotografò anche al MoMA, tra le sue opere di cinquant’anni prima, “come se non gli appartenessero”.
Con Lucio Fontana, amico a Milano, Mulas volle capire il gesto prima del taglio. Fontana rifiutò di “recitare” per la foto: “Devo sentirmi in forma”. Così Mulas lo immortalò nell’attimo di attesa, la mano con lo stanley sulla tela ancora intatta. È il concetto stesso delle sue Attese.
Di Fausto Melotti amava la fragilità dei materiali: rame, reticelle, stracci. “È come se affidasse qualcosa di vivo, da curare come una pianta. Solo la poesia resiste”, scrisse Mulas. Per lui, quella fragilità era una metafora della condizione umana.

La mostra, curata con l’Archivio Ugo Mulas, il Comune di Pozzolengo, il Vittoriale e Garda Musei, è essenziale e leggibile. Un video di Mario Piavoli, con la voce del direttore dell’Archivio Alberto Salvadori, guida il visitatore. Sono disponibili anche fotocopie dal libro Ugo Mulas. La fotografia, con le parole del fotografo.
Mulas morì a Milano il 2 marzo 1973. Riposa a Pozzolengo, che gli ha dedicato una piazza: un riconoscimento raro per un fotografo.
In un tempo spesso duro e distratto, le sue immagini ricordano che l’arte è una cura. Una sua foto basta a strappare un sorriso, tra ammirazione e la soddisfazione di aver colto un dettaglio in più della grandezza dell’arte.

Molto interessante. È stata un’epoca speciale, viva.
Grazie gentilissima Giovanna Nuvoletti sentirti parlare di quei momenti con rinnovato stupore è un regalo davvero importante soprattutto se detto ma una grande fotografa come te.