Continua l’incuria verso una antica Vigna Reale, che morirà di abbandono
«C’era una volta una vigna assai bella, signorile nella facciata, ricca negli interni, statue e fontane rallegravano i giardini e il piccolo parco di piante centenarie. Misterioso e pieno di fascino era il suo passato. Il signore che da tempo la abitava, l’amava moltissimo. Ma un brutto giorno arrivarono mostri in forma di macchine fantascientifiche: il giardino fu spazzato via di netto, frantumata l’immensa statua d’origine regale, finita la quiete centenaria. Da quel giorno mostri più piccoli ma fragorosi sfrecciarono notte e dì sulla strada aperta dalla demolizione del giardino. Il signore non sopravvisse a tanto scempio e morì di crepacuore. Questa non è la favola del Capriglio, ma la nota realtà. La favola è racchiusa nel suo passato e rimarrà probabilmente sepolta per sempre».
Elisa Gribaudi Rossi
Sarà capitato anche a voi… Vedere una antica e grande casa gialla, al bordo di una strada, mentre andavate da Torino a Chieri… Questo monumentale complesso nasce come “vigna”, ossia una residenza collinare utilizzata dai nobili (o da ricchi borghesi) come luogo di svago e di piacere, non lontano da Torino. Le sue mura racchiudono qualche mistero: il più affascinante è senza dubbio una leggenda, secondo la quale che dice che in certe notti, allo scoccare della mezzanotte, per un attimo sparisce alla vista per poi ricomparire come in una magia.

Villa Capriglio, questo è il suo nome, costituisce uno dei più significativi esempi di barocco piemontese, con influenze juvarriane. Ha avuto molti proprietari, passando da una famiglia all’altra come se non volesse appartenere a nessuno. Uno scenografico anfiteatro che la separava dalla collina coltivata a vite e dal parco aveva lo scopo di stupire i visitatori con getti d’acqua. Un’altra leggenda narra della frequentazione da parte del Re Vittorio Amedeo II, che veniva qui in segreto per incontrarsi con la sua amante.
Anche se da troppi anni si presenta come un luogo disabitato e in forte decadenza, lascia ancora trasparire tutta la sua signorile bellezza all’esterno. Ripercorriamo la sua storia.
I primi possessori sono i Marchisio (dai quali “Vigna Marchisio”) che nel 1746 la vendono a Giampaolo Melina Duca di Capriglio, dal quale la villa acquisisce il suo secondo nome. In seguito, viene acquistata dal Regio Demanio (siamo nel 1793), ed è allora che si conia la battuta del suo passare “dal Demanio al demonio”.
Secondo la voce popolare è proprio agli inizi dell’Ottocento che un architetto incaricato di ristrutturare l’edificio aggiunge al progetto alcuni sotterranei segreti, che confluivano in un’ampia sala ottagonale… Per quale motivo? Forse perché egli stesso praticava riti satanici?
In seguito, nel 1838, passa ad Antonio Callamaro, Preside della Facoltà di Legge, e nel 1878 in eredità a sua figlia, moglie dell’avvocato Edoardo Cattaneo. Del 1963 è l’ultimo passaggio di proprietà, dai Cattaneo al Comune di Torino. Qui inizia un grandioso progetto di restauro; poi, per qualche “oscuro motivo”, la villa viene abbandonata e nel corso degli Anni Sessanta sarà saccheggiata e devastata. Durante i lavori la statua di Ercole di Bernardo Falconi viene rovinata per imperizia, rimane spezzata nel giardino fino a quando sparisce. Non è più stata ritrovata: in quale altro parco oggi fa bella mostra di sé?

Nel 1977 vive il suo penultimo e breve spazio di splendore grazie ad alcune riprese del film “Suspiria” di Dario Argento, subito dopo l’oblio avvolge questa villa misteriosa quanto affascinante. L’ultimo capitolo di questo libro dei sogni viene scritto nel 1999 dall’associazione “I Leonardi”, che vi compie interventi di recupero architettonico e botanico e Villa Capriglio pare risorgere dopo tre decenni di saccheggi e quasi due di discarica abusiva, come un’eterna araba fenice. Poi più nulla, se non il definitivo abbandono che la trasforma lentamente in un rudere, visibili a tutti coloro che transitano ogni giorno su Strada Traforo di Pino, che collega Torino a Chieri.
Nel 2009 il Comune l’ha messa in vendita, ma nessuno l’ha voluta e ormai cade a pezzi e man mano il tempo la cancellerà e di lei non ci rimarrà più traccia.

Ci troviamo appena al di fuori della Borgata Sassi, dove sono nato e cresciuto. La costruzione della citata Strada al Traforo di Pino ha segnato la rovina della villa, snaturandola: ha eliminato buona parte del parco antistante, dei terreni agricoli e l’antico accesso dalla Strada Comunale di Mongreno, immergendo la casa nel frastuono delle macchine che sfrecciano verso Chieri.
Elisa Gribaudi Rossi, che ha ripercorso le tracce del Grossi del 1791 (vedi bibliografia) nel suo prezioso lavoro di ricerca “Ville e vigne della collina torinese”, così scrive a pag. 37 del primo volume: «Tornando nel cuore di Sassi, accanto alla nuova parrocchiale, si vedono avanzi di muri antichissimi che cingevano una delle proprietà dei Melina di Capriglio, la cascina per eccellenza. Ma era proprio loro? E loro erano le vigne Cavajà e Capriglio, come il Grossi ci ha tramandato? Interpretare certa corrispondenza della Corte Sabauda (alla quale i Melina furono per lungo tempo strettamente legati) è pericoloso, stante il parlar guardingo e circospetto su talune situazioni; e il dubbio sulla posizione dei Melina a Corte, sulle proprietà collinari, sulla loro repentina scomparsa dalla scena, non è per nulla chiarito».
Altri misteri per la villa dell’abbandono e per i suoi antichi proprietari?

Sono passati oltre 40 anni dalla descrizione della Gribaudi Rossi e la situazione non è cambiata. La villa mi è rimasta nel cuore anche quando ho lasciato Sassi per abitare altrove, mai lontano da quella porzione di collina quasi ferma nel tempo. Questo è uno dei tanti beni culturali italiani che muore, di una morte lenta e dolorosa, sotto gli occhi indifferenti di tutti, grazie all’incuria e all’inefficienza delle istituzioni preposte. Nel 2024 sono stati svolti alcuni lavori, poi tutto sembra essersi di nuovo fermato… Sarà colpa della maledizione che avvolge Villa Capriglio?
Bibliografia
Elisa Gribaudi Rossi – Ville e vigne della collina torinese – Piero Gribaudi Editore – 1981 – vol. I (da Sassi all’Eremo).
Amedeo Grossi – Guida alle ville e vigne del territorio di Torino e contorni – Torino – 1791.
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Molto interessante questo articolo. Proprio ieri transitando verso Chieri l’ho osservata
…che tristezza….