La chiesa di Santa Cristina, a Torino, nella regale piazza San Carlo (Borromeo)
La chiesa di Santa Cristina, che appare a prima vista a chi fa il suo ingresso nel salotto di Torino, piazza San Carlo, è uno dei luoghi più suggestivi di Torino, in parallelo alla chiesa intitolata a San Carlo (Borromeo).
La chiesa di Santa Cristina si inserisce nell’ambito dell’ampliamento seicentesco di Torino con il quale Casa Savoia realizza la sua autocelebrazione nella Place Royale (l’odierna piazza San Carlo). Con la chiesa gemella di San Carlo (Borromeo, cognome quasi sempre omesso, che spiegherebbe un’altra motivazione della famiglia regnante, legata alla Sindone, per la costruzione e intitolazione), chiude gli angoli degli isolati meridionali della piazza di nuovo disegno, creando due quinte scenografiche in affaccio sulla piazza.
Il primo progetto di Santa Cristina è attribuito all’architetto Carlo di Castellamonte (1560-1641), ma la chiesa rimane incompiuta e priva della facciata a causa della morte improvvisa del progettista e le decorazioni saranno affidate al figlio Amedeo (1610-1683).
Torniamo indietro nel tempo… Il primo ampliamento della capitale sabauda, da poco trasferita al di qua delle Alpi, coincide con l’arrivo a Torino (1619) di Maria Cristina di Borbone – Francia (1606-1663), moglie di Vittorio Amedeo I (1587-1637) e mamma di Carlo Emanuele I (1562 – 1630), per volere della quale vengono eretti la chiesa e il convento adiacente, dedicati a Santa Cristina, per ospitare l’Ordine delle Carmelitane Scalze, che qui rimarranno fino alla soppressione napoleonica del 1802. Cristina acquista nel 1639 i terreni sui quali sorgerà la chiesa, in memoria del figlio primogenito da poco deceduto, Francesco Giacinto di Savoia. Dopo la morte del primogenito, la duchessa svolge la delicata funzione di reggente del Ducato, sempre in equilibrio precario con il potente vicino francese. Il completamento dell’edificio si concretizza, tra il 1715 e il 1718, con il progetto dell’architetto messinese Filippo Juvarra (1678-1736), considerato il suo primo intervento torinese (1715-1718).
L’inaugurazione della chiesa avviene nel 1639, «mentre Torino era turbata dai dissensi fra la reggente e i cognati e truppe straniere s’apprestavano a cingerla, in due cerchi concentrici, d’assedio» scrive Luciano Tamburini, a darci un inquadramento storico, nel suo volume Le chiese di Torino. E aggiunge: «Vennero chiamate a officiarla le Carmelitane Scalze giunte nel ’35 dalla Lorena e allogate alla meglio in una casa dell’Ordine Mauriziano. Morto il duca la vedova cercò loro un sito nella piazza e a tale scopo acquistò una casa del Castellamonte più un’altra attigua introducendovi il 18 marzo 1639 otto monache (cinque professe e tre novizie e ottenendo il 15 aprile dall’arcivescovo l’assenso alla clausura».
La prima Madama Reale è molto devota a questo luogo di culto, dove vorrà essere sepolta nel 1664, in abiti carmelitani. Qui si ritirava, in un appartamento privato, per intere giornate di preghiera ed esercizi spirituali. In seguito alla soppressione napoleonica, il corpo di Maria Cristina viene trasferito nella chiesa di Santa Teresa, nella omonima via. Dopo il 1814, in Santa Cristina si installa un magazzino; in seguito, viene «Riattata nel ’19, gli affreschi furon restaurati dal pittore Paladino mentre il Cavalleri eseguiva il quadro col «Patrocinio di S. Giuseppe» (cappella destra). Il 26 marzo 1823 S. Cristina fu ceduta ai Padri della Missione che lasciarono il posto ai Serviti, in attesa della morte del curato Donadio per insediarsi in S. Carlo» (Tamburini, op. cit.).
Alterne e successive vicende portano alla alienazione dei locali. Quel che rimaneva del monastero è abbattuto nel 1935, nel progetto di rifacimento di via Roma, con le sacrestie e la chiesa risulta privata di tre finestroni; di esso sopravvive soltanto il “Coro delle Monache”, un passaggio che collegava la chiesa al convento, ora diventato la Cappella della Beata Maria degli Angeli (1661 – 1717), figura di altissima spiritualità, che da questi ambienti di clausura svolgerà un grande ruolo spirituale e politico durante l’Assedio del 1706, che qui conclude la sua esistenza. Il suo corpo è sepolto e venerato nella chiesa del monastero di San Giuseppe, a Moncalieri. Di lei il sacerdote e storico Antonio Bosio ha scritto Vita e miracoli della suor Maria degli Angeli, Torino, 1865.
La facciata è arricchita da statue di santi, tra cui Santa Cristina e Santa Teresa, di Giuseppe Salvatore Caresana, misterioso artista ticinese (1), scolpite in sostituzione di quelle ordinate nel 1715 da Juvarra allo scultore francese Pierre Legros (2). Queste due statue, per la loro bellezza, inizialmente vengono collocate all’interno della chiesa, per mantenerle al riparo dalle intemperie; durante il periodo napoleonico passano all’Accademia delle Scienze di Torino, per essere infine donate al Duomo di Torino ed essere collocate ai lati dell’altare del Crocifisso.
All’interno, di Santa Cristina, sul soffitto, sono rappresentate in nove riquadri, le vicende del martirio di Santa Cristina di Bolsena. Il presbiterio ha, in chiave, lo stemma sabaudo ed è delimitato da una elegante balaustra settecentesca in marmo; contiene un sontuoso altare in marmi policromi, opera ottocentesca del Bonsignore (3). I quattordici ovali della Via Crucis sono opera di Luigi Morgari (4).
La chiesa di Santa Cristina, con la “gemella” chiesa di San Carlo, forma un tutt’uno che si integra come un fondale naturale e teatrale nella geografia della piazza, con un solo campanile, addossato alla chiesa di San Carlo.
Note
(1) Giuseppe Salvatore Caresana (Cureglia, Lugano, 1696 – morto dopo il 1764). La sua vita, dopo il lavoro a Santa Cristina, diventa un mistero di incerta ricostruzione. In Ticino, lavora all’oratorio di S. Giuseppe a Ligornetto (1748), nella chiesa di S. Vitale a Riva San Vitale (1756) e nella collegiata di Bellinzona (1764), ultima sua opera conosciuta.
(2) Pierre Legros è noto anche come Pierre Legros il Giovane (Parigi, 12 aprile 1666 – Roma, 3 maggio 1719), figlio dell’omonimo scultore. Giunto in Italia nel 1690, vi rimane fino alla morte
(3) Ferdinando Bonsignore (Torino, 10 giugno 1760 – Torino, 27 giugno 1843). Figlio del “confituriere di Corte” Domenico Bonsignore, è allievo all’Accademia di Pittura e Scultura di Torino. Nel 1813 riceve una medaglia d’oro per il Monumento a Napoleone sul Colle del Moncenisio; nel 1818 vince il concorso per la chiesa della Gran Madre di Dio a Torino, conclusa nel 1831.
(4) Luigi Morgari (Torino, 1º gennaio 1857 – Torino, 1º gennaio 1935). Figlio del pittore torinese Paolo Emilio Morgari e della pittrice Clementina Lomazzi (Guastalla 1819 – Torino 1897), è stato allievo di Enrico Gamba e Andrea Gastaldi all’Accademia Albertina. Si è specializzato nella ritrattistica di soggetti religiosi, in parallelo alla “Scuola Reffo” di ispirazione murialdina.
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