Luogo dell’incontro: una stanza senza tempo. Un tavolo di marmo, due sedie. Da qualche parte, un’aquila osserva. Giulio Cesare entra con passo sicuro, come se anche qui fosse già stato annunciato.
L’intervista
Generale, cominciamo dall’inizio. Dove nasce un uomo che cambierà la storia?
Cesare:
Sono nato nella Suburra, il 13 luglio del 101… o forse il 12 luglio del 100 a.C.
Le date, come le profezie, sono materia per gli storici. Io ricordo solo che la Suburra non era un luogo per animi delicati: rumore, odori, taverne, e una certa vivacità che ti insegnava presto a stare al mondo.
Appartenevo alla gens Iulia, una famiglia antica, nobile, ma non ricca. Discendevamo – così si diceva – da Iulo, figlio di Enea, figlio di Venere. Una genealogia che fa sempre colpo, soprattutto quando devi convincere il popolo che sei destinato a qualcosa di grande.
E il nome “Cesare”? Le leggende sono molte.
Cesare:
Ah, il mio nome…
C’è chi dice che un mio antenato uccise un elefante, kaesa in lingua maura.
Altri sostengono che uno di noi nacque tramite parto cesareo. Mio padre mi disse che mia madre morì così. Io dico: scegliete la storia che vi piace di più. L’importante è che il nome sia rimasto.
La mia famiglia non aveva denaro sufficiente per sostenere una carriera politica. Per questo, fin da giovane, dovetti indebitarmi fino al collo. Ma Roma funziona così: se vuoi arrivare in alto, devi rischiare tutto.
Sono cresciuto in una casa modesta, educato da Marco Antonio Gnifone, un grammatico gallo di grande valore. Intorno a me, Roma era un caos: guerre sociali, Mitridate che minacciava l’Oriente, e la città divisa tra optimates e populares. Io? Io ero dalla parte del popolo. O almeno, dalla parte di chi voleva cambiare le cose.
È vero che Silla voleva la sua testa?
Cesare:
Sì. E non era un uomo che minacciava a vuoto.
Avevo sposato Cornelia, figlia di Cinna, un popolare. Silla, dittatore, mi ordinò di divorziare. Io rifiutai. Non per romanticismo, ma per dignità.
Le Vestali e Gaio Aurelio Cotta intercedettero per me. Silla cedette, ma disse una frase che Roma non dimenticò:
«Abbiatela pure vinta, e tenetevelo pure! Un giorno vi accorgerete che colui che volete salvo a tutti i costi sarà fatale alla fazione degli Ottimati, che pure tutti insieme abbiamo difeso. In Cesare ci sono, infatti, molti Gaio Mario!»
Aveva ragione. E questo lo spaventava.
Per prudenza, lasciai Roma. Cambiavo alloggio ogni giorno. Poi partii per l’Asia come legato di Marco Minucio Termo. Lì iniziò la mia vera vita.
Cosa mi racconti dei pirati e del tuo rapimento?
Cesare:
Minucio mi mandò alla corte di Nicomede IV, in Bitinia.
A Roma si divertono ancora a cantare canzoni su quella missione…
Lasciamo perdere.
Durante l’assedio di Mitilene mi distinsi in battaglia e ricevetti la corona civica, un onore che apriva le porte del Senato. Non male per un ragazzo che fino a poco prima scappava da Silla.
Poi ci furono i pirati. Ma quella è un’altra storia, e merita un capitolo tutto suo.
Parlami dei tuoi primi passi politici
Cesare:
Nel 69 a.C. fui eletto questore. Pronunciai gli elogi funebri per mia zia Giulia e per mia moglie Cornelia. Per la prima volta dopo anni mostrai in pubblico le immagini di Gaio Mario. Il popolo applaudì. Gli optimates no.
Dissi una cosa che ancora oggi mi piace ricordare:
“Da parte di madre mia zia Giulia discende dai re; da parte di padre si ricollega con gli dei immortali.”
Non era vanità. Era strategia. A Roma, la genealogia è un’arma.
L’intervista si interrompe qui.
Cesare si alza, sistema la piega della toga come farebbe un uomo abituato a comandare eserciti e assemblee, e per un istante sembra già altrove, proiettato verso un futuro che lui conosce e noi solo immaginiamo.
«La giovinezza è stata soltanto il mio apprendistato» dice, con quella calma che appartiene a chi ha già deciso il proprio destino. «Le vere battaglie devono ancora cominciare. La Gallia, il Rubicone, Roma stessa… tutto questo merita un altro incontro.»
Poi si volta, accenna un sorriso che non è vanità ma consapevolezza, e aggiunge:
«Vi ho raccontato come sono diventato Cesare. Nella prossima parte, vi racconterò come sono diventato inevitabile.»
La porta si chiude dietro di lui senza fare rumore.
E noi restiamo lì, con la sensazione che la storia non sia un ricordo, ma un’onda che sta per travolgerci di nuovo.
Buona giornata generale ci rivedremo per la seconda parte dell’Intervista, molto presto!
Le notizie storiche sulla vita di Giulio Cesare da: Svetonio – Vite dei dodici Cesari
