Elva. Franco Baudino e la Galleria delle Ule. Foto di Ezio Marinoni
Due volte Sindaco di Elva, autore di libri e video, è l’ultimo testimone di queste montagne
Franco Baudino, classe 1948, è stato voce narrante di Elva e della Val Maira per il programma Rai Geo & Geo, nella puntata del 9 febbraio 2024: https://www.raiplay.it/video/2024/02/La-mia-montagna—Geo—09022024-f12071c4-5119-4269-8667-1ecfa82d5997.html
Incurante del trascorrere del tempo, è rimasto un montanaro puro; non ha una mail e non usa mezzi social per comunicare. Si dichiara un pensionato a disposizione del suo paese – Elva – e dei turisti che vogliono conoscere da vicino la montagna nella sua autenticità.
Al 2002 risale la sua prima opera: Navisar ier per esperar deman, in collaborazione con Sergio Beccio e con Ines Cavalcanti (deceduta nel mese di luglio 2026).
A quattro mani con il giornalista Alberto Bersani ha scritto:
Elva, il profumo di una comunità, 2003
C’era una volta un Vallone… inviolabile, 2004
Elva: gli elvesi nella prima guerra mondiale, 2005
Gli elvesi nella seconda guerra mondiale, 2007
Elva un’umanità che era, 2008
Elva: gli elvesi nella prima guerra mondiale, seconda edizione con integrazioni, 2015
Del 2018 è il video intitolato Il Vallone “cuore” di Elva: la strada dell’orrido, una registrazione realizzata dal regista Giacomo Allinei.
Nel 2022 il regista Alberto Demichelis realizza il video “Chiamo nessuno risponde. Elva, la montagna, un montanaro”: dal titolo di una poesia di Pietro Raina, Franco Baudino diventa l’interprete delle stagioni e della montagna.
Nel 2023 pubblica il volume di storia e memorie Grinour.
Franco Baudino non si fa vanto delle due esperienze politiche vissute, in qualità di Sindaco di Elva, sempre a servizio del suo paese: dal 1979 al 1980 e dal 1985 al 1990. Memorabile, inoltre, rimane la sua intervista, richiesta dal quotidiano “Repubblica”, quando Elva risulta il paese più povero d’Italia.
Io lo conosco da quasi dieci anni, la sua presenza, la sua memoria e la sua voce narrante sono state importanti per me quando scrivevo Il libro e l’affresco di Elva (Edizioni Mille, 2019).
Nel mio più recente viaggio a Elva ho avuto il piacere di trascorrere una giornata insieme a Franco Baudino, su un sentiero che sta risistemando a lato della Strada del Vallone; mentre camminiamo, lui mi racconta la storia di una pastorizia eroica che si arrampicava su mulattiere impervie, fra Elva e San Michele di Prazzo, così vicini e quasi due mondi diversi in quanto divisi da alte montagne. Mi indica pietre di divisione fra le proprietà e rocce segnate con lettere e iniziali, a eternare il passaggio o i confini.
Nel pomeriggio visitiamo le borgate di Lischia e di Brione, quest’ultima ha dato i natali al poeta Pietro Raina.

Al termine di una lunga e appassionante giornata, ci sediamo a un tavolino all’esterno della Locanda di Elva, guardando verso la chiesa di Santa Maria Assunta, che contiene uno dei più pregevoli affreschi di Hans Clemer (La Crocifissione), e la piazza intitolata a don Ettore Dao, il sacerdote elvese che tanto ha contribuito a dare un nome a quello che era chiamato soltanto “Maestro di Elva” fino al 1985.

In quel contesto affascinante e magico (come dimenticare che il misterioso Libro del Comando sarebbe stato nascosto e sotterrato proprio a Elva?) ho posto qualche domanda all’amico Franco Baudino.
Sulla montagna, su tanta storia che oggi affronta con incertezza il presente, sulle prospettive di un mondo ancestrale nel quale silenzio e fatica sono ancora le note dominanti. Franco, ia sua sapienza e saggezza, esposte con voce pacata e tono calmo e sicuro, sono figlie di questa terra, dove un solo mestiere non bastava per sopravvivere, bisogna arrangiarsi e imparare a far di tutto, se non si voleva emigrare.
Franco, iniziamo dalla storia di questo paese, che è stata raccontata in tanti libri, anche tuoi. Ha un senso chiedersi chi sia l’elvese più famoso?
« Sarebbero tanti, è difficile stabilirlo. Gli anonimi raccoglitori di capelli hanno fatto un’epopea, per esempio. Don Ettore Dao ha scritto la storia e Pietro Raina ha dato voce alla poesia di un paese e di una valle. O Alessandro Claro, a cui si deve la Commissione per la Strada del Vallone. Lui ha lasciato quel che aveva per la Strada del Vallone: per i lavori in roccia, i muri e le minature. »
Quali sono i problemi della montagna oggi, secondo te?
« Lo spopolamento è la questione più significativa. L’esodo è iniziato negli Anni Sessanta, sembra assurdo ma il paese si è spopolato con l’arrivo delle strade carrozzabili. L’auto e il progresso ci hanno portato via le persone, che con i sentieri e le mulattiere rimanevano qui. Chi è andato via, non è più tornato, le case si sono svuotate. In secondo luogo, la difficoltà nei collegamenti è un altro grave problema: per chi abita qui e per chi potrebbe avere interesse a salire alla montagna. »
Che cosa è stato il Vallone per Elva e cosa si potrebbe fare per un suo ripristino al transito?
« Il Vallone è stato la strada principale fino al 2014, anno della sua chiusura per decisione della Provincia di Cuneo. Lo si percorreva anche a piedi, in ogni situazione era il transito più veloce: in auto, in un quarto d’ora si può scende sulla strada della Val Maira; invece, occorrono oltre trenta o trentacinque minuti, in condizioni normali, per raggiungere Stroppo e ancora di più se si passa dal Colle di Sampeyre e dalla Val Varaita. Ed è bene precisare che, pur con i rischi in itinere, a oggi nessuna caduta di pietre o roccia ha provocato danni alle auto o ai passanti. Le normative e le loro interpretazioni hanno cambiato la percezione del rischio del pericolo e della sicurezza, ma non è detto che questa sia la giusta interpretazione. Noi montanari siamo abituati ad affrontare il pericolo ogni giorno, per la sopravvivenza, impariamo a conviverci fin dalla nascita, non potrebbe essere diverso. »

A quale futuro e a quale sviluppo può aspirare un paese come Elva?
« Il P.N.R.R. ha richiamato interesse, persone, capitali, lavoro. Serve qualcosa, che c’era già in passato, per far fermare le persone. Perché qui è difficile vivere. Abbiamo già detto della difficoltà nei collegamenti. Manca una scuola. Serve una panetteria stabile, come un vecchio commestibili, che potrebbe servire del necessario, nel quotidiano, i pochi abitanti e i turisti che arrivano, un negozio che deve essere aperto tutto l’anno e non solo d’estate. Questa attività potrebbe gestire anche un forno da pane. E sarebbe utile anche un servizio di autonoleggio locale, una attività utile per gli elvesi e per i turisti più anziani. »
L’intervista è finita, la giornata volge al termine. Fa caldo anche qui, oggi la temperatura è salita a 28 gradi, la notte scorsa è scesa soltanto a 15 gradi (valori molti alti per gli abitanti, che non hanno mai percepito simili situazioni climatiche).

Il mondo sta cambiando, forse è di un ritorno alle origini che abbiamo bisogno, più che di salti nel buio o di avventate fughe in avanti. Nel Novecento abbiamo corso troppo e abbiamo corso male, dice spesso un mio amico. Nel Duemila si corre ancora di più, senza sapere dove stiamo andando.
Il rumore tranquillo delle acque dei torrenti di Elva, che scendono a valle, ridona un senso di purezza e autenticità alla vita, riporta al senso dell’essenziale. Come le parole di Franco Baudino, che rimangono scolpite dentro di me, insegnamenti per il nostro tempo.
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Bellissimo e autentica testonianza ,,,grazie