Fred Buscaglione firma un autografo a un fan, Versilia 1959, foto wikipedia
Nato e cresciuto nel Quartiere Vanchiglia, dove si sviluppa un sodalizio artistico con il chierese Leo Chiosso
Fred Buscaglione muore a soli 38 anni, il 3 febbraio 1960, in un incidente d’auto a Roma, all’apice della carriera. Alle sei del mattino, il cantante sta rientrando all’Hotel Rivoli, dopo aver trascorso la notte in una esibizione in un night di via Margutta. La sua Ford Thunderbird di colore “Flamingo”, all’incrocio fra via Paisiello e viale Rossini nel Quartiere Parioli, si scontra con un camion carico di porfido guidato dal giovane Bruno Ferretti. Il tremendo impatto è forse causato, come raccontano le cronache dell’epoca, da un colpo di sonno del cantante e dall’alta velocità. L’autista del camion tenta di soccorrerlo, insieme a un metronotte e a un passante, poi il cantante viene caricato su un autobus per il trasporto in ospedale, dove giunge già privo di vita.
“Fred Buscaglione, popolare cantante di musica leggera è morto stamani a Roma, in un pauroso incidente stradale alle sei e venti, all’incrocio di viale Rossini con via Paisiello e via Bertoloni”, così si apre il giornale radio di quel mattino.
I suoi funerali si svolgono il 6 febbraio 1960 a Torino, nella chiesa di Santa Giulia, nel Quartiere Vanchiglia. Alla cerimonia partecipano migliaia di persone, tra cui celebrità della musica e dello spettacolo, da Johnny Dorelli a Gino Latilla e Wanda Osiris. L’artista viene sepolto nel Cimitero Monumentale di Torino.
All’anagrafe è Ferdinando Buscaglione; nasce a Torino, 23 novembre 1921, da una famiglia originaria di Graglia, in provincia di Biella; la zia Anna è stata una celebre canzonettista con il nome d’arte di Anita Di Landa (1). Sin da piccolo, Ferdinando mostra una grande passione per la musica; a undici anni è ammesso al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, che abbandona dopo tre anni di frequenza, per lo scarso interesse verso la musica classica e per le condizioni economiche della sua famiglia (il padre è imbianchino, la madre portinaia e occasionalmente insegnante di pianoforte), che lo costringono a cercare lavoro, prima come fattorino e poi come apprendista odontotecnico.
Inizia a esibirsi da adolescente nei locali notturni della città, come cantante jazz e polistrumentista, in grado di suonare diversi strumenti, dal contrabbasso, al violino, al pianoforte, alla tromba. Durante una esibizione al Gran Caffè Ligure, viene notato da uno studente di giurisprudenza, appassionato lettore di gialli: Leo Chiosso. Fra i due nasce un sodalizio artistico che durerà fino alla scomparsa di Fred.
Durante la guerra è chiamato sotto le armi e distaccato in Sardegna, dove organizza spettacoli per le truppe. Fatto prigioniero dagli statunitensi, è contattato dai fratelli Franco e Berto Pisano, con cui aveva formato a Cagliari il Quintetto Aster, che lavorava per la radio alleata e per Radio Sardegna, allora diretta da Jader Jacobelli.
A guerra conclusa, Buscaglione rientra a Torino e riprende a suonare in varie orchestre. Nel 1949 si costituisce il gruppo degli Asternovas, aggiungendo al Quintetto Aster il trombettista Giulio Libano e il sassofonista Sergio Valenti. Inizia, così, una vita nomade, fatta di spettacoli in locali notturni, in Italia e in Europa.
Nel 1946 riprende a frequentare Leo Chiosso, con cui compone canzoni. Il rapporto tra i due è simbiotico, al punto che si trasferiscono nello stesso palazzo, in due appartamenti dirimpetto l’uno all’altro, in via Eusebio Bava 26 bis, sempre nel natio Quartiere Vanchiglia. Trascorrono giorni e notti intere insieme a chiacchierare e a scambiarsi idee, battute e frasi musicali, che Leo annota e Fred accenna sulla tastiera del pianoforte. Spesso si tratta di canzoni estemporanee e surreali che narrano con ironia di “bulli e pupe”, di New York e di Chicago, di duri spietati con i nemici, ma sempre in balia delle donne e dell’alcool.
Prendono forma le canzoni che faranno conoscere Fred ovunque, molte delle quali, oltre a essere registrate su disco, vengono eseguite dal vivo e in spettacoli televisivi, alcune in coppia con la moglie Fatima, incontrata nel 1949 in un cabaret di Lugano (2): Che bambola!!, Teresa non sparare, Eri piccola così, Love in Portofino, Porfirio Villarosa (ispirata alla figura del celebre playboy Porfirio Rubirosa) e Whisky facile.
Fred si cala nel personaggio che va creando di se stesso, si fa crescere un paio di baffetti e si presenta in scena in doppiopetto gessato e cappello a larghe falde, ispirato a Clark Gable e ai gangster americani come appaiono nei racconti hard-boiled di Damon Runyon, uno degli autori preferiti da Chiosso.
Troppo diverso dagli stereotipi dell’epoca, per Fred non è facile trovare una casa discografica che accetti di incidere canzoni trasgressive e inconsuete. Le prime incisioni risalgono al 1952, alcuni pezzi standard del repertorio jazz per l’etichetta “La Voce del Padrone”, oggi pressoché introvabili.
Un aiuto decisivo gli arriva da Gino Latilla, che ha ottenuto un buon successo con la canzone Tchumbala-bey scritta dal duo Chiosso – Buscaglione. Latilla insiste con il direttore della Cetra, la sua casa discografica, affinché faccia incidere a Fred le sue canzoni, al punto di anticipare di tasca propria le spese; nel 1955 vede la luce il primo singolo, un 78 giri che contiene due canzoni: Che bambola!/Giacomino. La musica piace al pubblico e il singolo vende oltre 900 000 copie, pur in assenza di qualsiasi battage pubblicitario.
Forse stanco del suo personaggio di “duro”, sul finire degli Anni Cinquanta Fred incide alcune canzoni melodiche, talvolta scritte da altri autori: Guarda che luna, Non partir (di Giovanni D’Anzi e Alfredo Bracchi) e Al chiar di luna porto fortuna (scritta da Carlo Alberto Rossi).
Tre settimane prima della morte, in un’intervista al quotidiano “Stampa Sera”, esprime l’intenzione di ritirarsi nel giro di due anni, affermando: «Prima che la gente mi volti le spalle, Fred il duro sparirà, e io tornerò a essere solo Ferdinando Buscaglione».
Il suo ultimo film, le cui riprese terminano pochi giorni prima del tragico incidente, si sarebbe dovuto intitolare “A qualcuno piace Fred”; esce nelle sale cinematografiche il 24 febbraio 1960 con il titolo “Noi duri” e ottiene un enorme successo, restando in programmazione per mesi. Nel film egli recita con Paolo Panelli, Totò e Scilla Gabel.
Nel 1980, per il ventesimo anniversario della sua scomparsa, viene trasmesso il programma “In memoria di Fred Buscaglione”, in cui vari artisti ripropongono i suoi successi, accompagnati dall’orchestra diretta da Gorni Kramer. Nel corso del programma Rino Gaetano, altro cantante deceduto precocemente in un incidente automobilistico, si esibisce in una personale e appassionata rivisitazione de Il dritto di Chicago.
Nella stagione 1991-1992 va in scena il musical “Fred”, ispirato alla vita di Buscaglione, con la regia di Gino Landi, su testi di Umberto Simonetta e Italo Terzoli, in cui Umberto Smaila interpreta il ruolo del cantante e attore torinese.
Nel 1998, al Teatro Massaua di Torino (oggi multisala Massaua Citiplex), vanno in scena tre spettacoli (il 12, 13 e 14 febbraio), dal titolo “Che Passione! Bentornato Buscaglione!”: la band, composta da musicisti locali, accompagna un sedicente “figlio di Fred”.
Nel 2008 Fred Buscaglione viene iscritto nel “Pantheon dello Swing Italiano” come uno degli immortali, nell’ambito del progetto “Sultanato dello Swing”, ideato da Freddy Colt, con il patronage del pianista jazz Stefano Bollani.
Nel 2009 nascono il Premio Musicale Buscaglione e il festival “Sotto il cielo di Fred”, per onorarne la memoria e i meriti artistici, dando al contempo a gruppi emergenti la possibilità di esibirsi e farsi strada nel mondo della musica a livello professionistico.
A distanza di tanti anni, la sua figura e il suo mito sono ancora attuali e onorano un ragazzo torinese che si sentiva figlio del mondo con le radici ben piantate nella sua città e nel suo quartiere, che non abbandonerà mai.
Note
1) Anna Buscaglione, meglio conosciuta come Anita o Annita Di Landa (Graglia, 1882 – Vicenza, 1920). Giovanissima, posa come modella per Lorenzo Delleani e Giacomo Grosso. Inizia la carriera alla fine dell’Ottocento in una compagnia di prosa, poi abbraccia con successo la carriera di sciantosa e di canzonettista di café-chantant, lavorando a Torino, Milano, Roma e Napoli); arriva a duettare con Ettore Petrolini, che la definisce la Cécile Sorel del café-chantant.
2) Fatima, conosciuta con il nome d’arte di Fatima Robin’s, si esibiva nello stesso locale come acrobata e contorsionista insieme al padre e alla sorella.
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