Umberto III, conte di Savoia (1136-1189). Ritratto di fantasia, incisione tratta da: Ferrero di Lavriano, Albero Gentilizio della Casa di Savoia, Torino, 1701. (da wikipedia)
Uomo spirituale, costretto al governo dello Stato sabaudo nel XII secolo, salito all’onore degli altari al tempo di Carlo Alberto
Umberto è un nome ricorrente nella dinastia sabauda, dalle origini fino all’ultimo Re d’Italia, Umberto II, il Re di Maggio. In un tempo lontanissimo da noi e in un territorio geografico e politico molto diverso da oggi, nel quale imperversano le lotte feudali, nasce Umberto Conte di Moriana e di Savoia (1136? – 1189). Come i suoi predecessori, porta il titolo di Conte di Moriana (introdotto nella documentazione storica a partire da Amedeo III) e di Marchese in Italia (adottato a partire da Umberto II). A partire dagli Anni Settanta, la documentazione prodotta per Umberto inizia a utilizzare, come eponimo, la Savoia in alternanza con la Moriana.
Umberto nasce, come detto, verso il 1136 nel castello di Avigliana, vicino a Torino, figlio del Conte Amedeo III (1095 – 1148) e di Matilde dei Conti d’Albon. Eredita dal padre e dal nonno Umberto II (detto il Rinforzato, 1065 – 1103) il sogno unitario di ricostituire il disciolto Regno di Borgogna; in contrasto con la politica accentratrice dei sovrani francesi e con l’affermazione universalistica di Federico I Barbarossa, egli persegue e svolge una accorta politica di assoggettamento delle signorie feudali confinanti con i suoi territori.
Dopo la morte del padre Amedeo III, avvenuta nel 1148 a Nicosia, l’educazione del giovane Umberto è affidata a Sant’Amedeo di Losanna (1110 – 1159, allievo di San Bernardo di Chiaravalle), già abate di Hautecombe; sotto la sua guida il ragazzo progredisce negli studi e nella formazione spirituale, arrivando in certi momenti a disprezzare lo splendore della mondanità per darsi alla preghiera, alla meditazione e alla penitenza.
Umberto si impegna in un tentativo di intromissione nella politica della Contea di Provenza, come dimostra il suo matrimonio, entro il 1152, con una Faidiva che la tradizione storiografica colloca nella dinastia dei Conti di Tolosa, che morirà presto senza figli.
Il genealogista Carrone avanza dubbi sulla nascita del Conte nel 1136, già affermata dal Guichenon (che pubblica un documento con la data del matrimonio attribuita all’anno 1151, alla giovanissima età di quattordici o quindici anni), e antepone questa data verso il 1132. Al di là delle disamine storiche, bisognerebbe tener conto che la durata della vita umana era più breve e i costumi medievali non disdegnavano impegni matrimoniali tra fanciulli o addirittura nascituri. Più tardi, Umberto sposa una cugina, Gertrude figlia del Conte Thierry di Fiandra e di Clemenza di Borgogna, parente e sorella di Papa Callisto II e di Gisella madre di Amedeo III. Questo secondo matrimonio verrà annullato per sterilità.
Nella contesa fra Papato e Impero, « Federico giunge a Torino alla Madonna d’Agosto con la consorte Beatrice, con il seguito risale la valle di Susa e supera il Moncenisio » scrive Michele Ruggiero (Storia del Piemonte, p. 112).
Nel 1154, dopo aver devastato Chieri, è raggiunto dal delfino Guigo V, che gli rinnova la sua fedeltà e ottiene il permesso di istituire una zecca a Cesana, in alta Valle di Susa, in concorrenza con quella segusina controllata dai Savoia. Nel 1159 l’Imperatore accorda alla Chiesa torinese ampie concessioni, che comprendono la giurisdizione pubblica sulla città e sulle dieci miglia circostanti, oltre al possesso di decine di “curtes” e castelli; alcuni dei diritti concessi, come le decime nella Valle di Susa e il controllo di Pinerolo e di San Michele della Chiusa, ricadono entro l’area di influenza sabauda. Tali concessioni pongono le basi per il compattamento politico della pianura circostante Torino in un dominio vescovile che costituirà, sino ai primi anni del Duecento, il più serio ostacolo alla penetrazione sabauda in Piemonte. Nel 1164 Umberto sposa Clemenza di Zharinghen, che gli dà due figlie: Alice e Sofia.
L’occasione per il decisivo avvicinamento all’Impero viene offerta dalle difficoltà incontrate dal Barbarossa nell’inverno del 1167 – 68, al termine della quarta campagna in Italia. Umberto, grazie alla mediazione di Guglielmo V di Monferrato e di Bertoldo IV di Zähringen, offre al sovrano – il cui esercito, decimato dalle febbri, è bloccato tra forze ostili nella pianura padana – una via d’uscita dall’Italia attraverso i suoi domini. Federico può così raggiungere la Borgogna, varcando il Moncenisio. Lo storico Giovanni di Salisbury racconta che, in quest’occasione, Umberto si fa promettere dal Barbarossa ingenti contropartite in termini pecuniari e giurisdizionali; raccoglie, così, i frutti del legame stabilito con l’Impero, con l’espansione dei suoi domini in Piemonte.
Scrive ancora Michele Ruggiero: « Quanto al conte di Savoia non deve sentirsi sicuro della propria posizione politica se nel 1171 invia ad Enrico il Plantageneto, re d’Inghilterra, l’abate della Sacra di San Michele, Benedetto III, con la proposta di un matrimonio: l’unione della propria figlia Alice con Giovanni, il Senza Terra, autore della Magna Charta e figlio di Enrico. Il conte di Savoia offre molto: se non avesse avuto eredi maschi, alla figlia Alice sarebbero andati i propri domini, ma degli accordi si fa nulla e la figlia muore nel 1178 » (p. 116).
Questa pagina di storia locale, poco esplorata, meriterebbe maggiore spazio per comprendere e fare ulteriore luce sulle origini della millenaria dinastia sabauda.
Rimasto nuovamente vedovo nel 1173, Umberto si ritira a Hautecombe, fin quando la nobiltà nel 1177 lo convince a sposarsi per la quarta volta, con la speranza di un erede maschio, con Beatrice, figlia del Conte Gerardo di Macon. Nascono finalmente Tommaso (che gli succederà col titolo di Tommaso I), e un’altra figlia che muore a sette anni.
L’esperienza politica di Umberto risulta sempre condizionata dal confronto con il potere imperiale e con i vescovi – conti. Il principale motivo di contrasto consiste nella protezione del Barbarossa a favore del Vescovo di Torino, che sogna di dominare il capoluogo subalpino; ciò porta a una progressiva riduzione dei possessi e dell’autorità di Umberto III sul versante italiano, dove gli rimangono la Val di Susa e la Valle d’Aosta. Nel 1187, bandito dall’impero da Enrico VI in quanto fautore degli oppositori dell’imperatore, non gli rimane che ritirarsi entro i suoi domini alpini. Umberto promuove la fondazione della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, presso Buttigliera Alta, nei pressi di Avigliana, affidandola agli Antoniani provenienti da Vienne, in Francia.
La sua spiritualità fiorisce in un ambiente di antiche tradizioni cristiane, favorita dall’esempio del padre, pellegrino e crociato, e dal Vescovo di Losanna, suo precettore. Tutta la vita di questo sovrano trascorrerà, quindi, nel segno delle contraddizioni: amante della pace, deve scontrarsi con frequenti ostilità e guerre; penitente e asceta contemplativo, a causa della cura del governo ha una vita d’azione.
Umberto III muore il 4 marzo 1189 a Chambéry; egli è il primo nobile sabaudo a essere sepolto nell’abbazia cistercense di Hautecombe, che da allora diventa una necropoli per la dinastia (fra gli altri, vi riposano Umberto II e Maria José, ultimi sovrani italiani). Riceve subito una grande venerazione, supportata da alcuni miracoli, ma soltanto nel 1838 Carlo Alberto riesce a ottenere da Papa Gregorio XVI l’approvazione del titolo di “Beato” per il suo avo. Il Beato Umberto III è ricordato in particolare a Racconigi: nel Santuario Reale della Madonna delle Grazie è custodito un quadro che lo raffigura, donato dalla Regina Elena e fatto restaurare da Umberto II. Il suo ricordo è venerato ad Aosta, ove è raffigurato sulla facciata della cattedrale, e nel Castello di Sarre, sempre in Valle d’Aosta.
Bibliografia
Michele Ruggiero – Storia del Piemonte – Piemonte in Bancarella – 1979
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