Lo scomposto commento del già chiacchierato ministro Giuli
In questo Paese, puoi anche saper dirigere bene un’orchestra, essere giovane e acclamata all’estero, portare il cognome Venezi e essere chiamata alla direzione d’orchestra al teatro La Fenice di Venezia.
Ma ahimè, sei di destra e lo vai anche a dire, così ti arriva sul collo, la gogna dei sindacati, che organizzano la distribuzione di spilline per aderire al boicottaggio contro di te. Mentre mieti successi in tutti i teatri in cui ti trovi a dirigere, la Cgil ti vuole far fuori e ci riesce. La massima autorità nel mondo della musica, Il maestro Riccardo Muti ti difende, ma non è sufficiente, contro il perversare del pensiero unico.
I tromboni della sinistra in questa settimana in modo particolare si vantano di essere gli alfieri della democrazia e continueranno anche oggi dalle piazze del primo maggio, ad ostentare la loro superiorità morale, ma all’atto pratico, lasciano emergere i loro istinti totalitari e razzolano male.
Così, dopo mesi di contestazioni, il Teatro La Fenice, ha revocato la nomina della futura direttrice musicale Beatrice Venezi a causa di dichiarazioni «ritenute offensive e lesive del prestigio artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice».
Beatrice Venezi era stata nominata direttrice musicale stabile, prima donna alla guida dell’orchestra della Fenice, nel settembre 2025. Il mese successivo, i sindacati del teatro avevano chiesto le sue dimissioni, sostenendo che la trentaseienne non avesse l’esperienza necessaria per dirigere l’orchestra.
Erano stati sollevati anche dubbi sui suoi legami con il governo di Giorgia Meloni.
Il 23 aprile Venezi ha rilasciato un’intervista al quotidiano argentino La Nación, nella quale ha affermato che «questa è un’orchestra in cui i posti si tramandano praticamente di padre in figlio».
Ha aggiunto che i membri dell’orchestra «non lasciano mai l’isola» di Venezia e che non sanno come attrarre il pubblico più giovane, perché “Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento».
In seguito a queste dichiarazioni, il Teatro La Fenice ha rescisso il contratto di Venezi.
Il sovrintendente Nicola Colabianchi ha motivato la decisione con le «ripetute e gravi dichiarazioni pubbliche offensive e dannose» nei confronti del teatro e della sua orchestra.
I sindacati della Fenice hanno accolto con favore la decisione, definendola «un necessario atto di rispetto» e sottolineando che la professionalità del teatro era stata «oggetto di gravi e infondate dichiarazioni pubbliche, lesive della dignità del lavoro».
L’ufficio stampa del presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha diffuso una nota smentendo un articolo di stampa secondo cui sarebbe stata lei ad autorizzare il licenziamento di Venezi, perché il Corriere della Sera aveva scritto che la premier aveva avallato la sua rimozione a causa del «cumulo di polemiche».
Invece il “giullare” ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha espresso apprezzamento per la decisione, auspicando che possa «sgombrare il campo da fraintendimenti, tensioni e strumentalizzazioni di ogni tipo e grado, nell’interesse del teatro e della città di Venezia».
Dichiarazione che pesa come un macigno sul ruolo di un ministro già ampiamente screditato.
Ora che succede? Beatrice Venezi ha idee molto chiare ed è molto polemica, soprattutto con il sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, che è colui che ha firmato il suo licenziamento. Ma è anche polemica con la politica e a proposito di alcune interviste dichiara:” Non ho offeso l’orchestra. La verità è che io subisco da settembre un attacco continuo che viene da dentro la Fenice, una campagna diffamatoria e di bullismo che ha lo scopo di distruggere la mia carriera. La Fenice non mi ha difeso. La libertà di espressione da parte loro certamente esiste. Come mai la mia no? Io chiedo: chi ha permesso che mi si attaccasse pubblicamente parlando dal palco? E le spillette contro di me, e il lancio di volantini, e le interviste su tutti i media nazionali e internazionali? La Fondazione ha mosso un dito in mia difesa? Non dico che dovesse prendere dei provvedimenti, ma almeno una lettera di richiamo. C’è sproporzione tra quello che ho detto io e le contumelie che sono state gettate addosso a me?”. Sul ruolo dei sindacati poi dichiara “Mi pare che la mia cacciata dimostri che avevo ragione. l’orchestra ha paura del nuovo. Sapevano che io ero arrivata per rinnovare. E non volevano nessun rinnovamento. Certo, è molto più facile fare tutti gli anni Traviata e Barbiere di Siviglia. Temevano che io rompessi gli equilibri”. Di fronte a questa situazione come ha reagito il sovrintendente Colabianchi? “Si è adeguato – prosegue Venezi – ha lasciato che il sindacato mantenesse il controllo artistico”.
Intanto si profila una battaglia legale tra Venezi e il teatro La Fenice. Il direttore d’orchestra avrebbe intenzione di impugnare il licenziamento forte del pre-contratto in base al quale avrebbe dovuto assumere l’incarico il 1° ottobre.
La Fondazione, invece, sostiene che l’intesa era solo preliminare, senza la firma del sovrintendente Colabianchi. Venezi sta valutando, secondo quanto riferisce l’Adn Kronos, sia di contestare la risoluzione unilaterale del rapporto per carenza di motivazioni, sia di chiedere i danni derivanti dalla cessazione dell’incarico. Un contenzioso ad ampio spettro.
Seguiremo l’evolversi del caso, ma purtroppo il conformismo non si manifesta solo nella laguna.
A Sanremo, gli” Illuminati”, si erano indignati per una stecca di Laura Pausini, rea di non aver voluto un tempo cantare “Bella Ciao”.

Grazie Francesco per questa analisi molto corretta e scevra da ideologie. Questo significa fare giornalismo in modo serio.
Grazie di cuore Elia. Stiamo asisstendo a una conclsione vergognosa per l’arte e la cultura italiana