Tutti i torinesi la conoscono. Milioni di turisti la fotografano ogni anno. Ma quanti sanno che la Mole Antonelliana nacque come Sinagoga?
Torino, estate del 1885. Alzando gli occhi verso il cielo, i torinesi vedevano svettare sopra i tetti della città una costruzione che non assomigliava a nessun’altra. Da oltre vent’anni il cantiere continuava a crescere. Impalcature, ponteggi e murature si innalzavano sempre più in alto, mentre la sagoma dell’edificio diventava progressivamente il nuovo punto di riferimento dell’intera città.
Era la Mole Antonelliana.
Oggi rappresenta il simbolo stesso di Torino, ma la sua storia è molto più complessa di quanto si possa immaginare. Nacque come luogo di culto ebraico, cambiò destinazione durante la costruzione, assorbì enormi risorse economiche e divenne una delle opere architettoniche più audaci dell’Ottocento europeo.
Tutto ebbe inizio nel 1862, quando la Comunità Israelitica di Torino affidò all’architetto Alessandro Antonelli il progetto di una nuova sinagoga. La scelta aveva anche un forte valore simbolico. Da pochi anni gli ebrei piemontesi avevano ottenuto pieni diritti civili e religiosi grazie alle riforme introdotte nel Regno di Sardegna e desideravano un edificio che rappresentasse la nuova condizione di libertà raggiunta.
Il progetto iniziale prevedeva una costruzione certamente importante, ma assai più contenuta rispetto a quella che conosciamo oggi. L’altezza prevista era infatti di circa quarantasette metri. Antonelli, però, non era un progettista incline alla moderazione.
Con il procedere dei lavori iniziò a modificare il progetto. Le dimensioni aumentarono, la struttura venne ripensata e l’altezza crebbe progressivamente. Ogni modifica comportava inevitabilmente costi maggiori e tempi più lunghi. Ben presto emersero contrasti tra l’architetto e la committenza. La Comunità Israelitica vedeva lievitare le spese, mentre Antonelli continuava a inseguire una visione sempre più grandiosa dell’opera.
Nel 1869, quando l’edificio aveva già raggiunto circa settanta metri di altezza, i finanziamenti vennero sospesi. La costruzione appariva lontana dal completamento e i costi erano ormai molto superiori a quelli preventivati. Per alcuni anni il futuro della Mole rimase incerto.
La situazione si sbloccò nel 1877, quando il Comune di Torino rilevò l’edificio. La Comunità Israelitica poté così destinare le proprie risorse alla costruzione di un nuovo tempio, mentre la città si assunse l’onere di portare a termine quella gigantesca struttura che ormai aveva attirato l’attenzione di tutti. Da quel momento la Mole cessò definitivamente di essere una sinagoga incompiuta e iniziò a trasformarsi in un monumento civico.
Antonelli, tuttavia, non rinunciò alle proprie ambizioni. L’altezza prevista continuò a crescere. Prima oltre i cento metri, poi ancora più in alto, fino a raggiungere circa 167 metri. Quando l’architetto morì, nel 1888, la costruzione era ormai prossima al completamento. L’anno successivo l’edificio assunse sostanzialmente la forma che possiamo ammirare ancora oggi.
Per l’epoca si trattava di un risultato eccezionale. Con i suoi 167,5 metri la Mole Antonelliana divenne, allora, il più alto edificio in muratura del mondo. Ancora oggi figura tra le più alte costruzioni in muratura mai realizzate.
La sua imponenza colpiva chiunque arrivasse a Torino. Per molti visitatori era il segno di una città moderna e ambiziosa; per altri rappresentava la dimostrazione del genio e dell’ostinazione di Alessandro Antonelli. La storia della Mole, però, non terminò con la sua inaugurazione.
L’11 agosto 1904 un fulmine colpì la statua del Genio Alato che coronava la sommità dell’edificio. La statua venne gravemente danneggiata e fu successivamente sostituita dalla stella che ancora oggi caratterizza il profilo del monumento.
L’episodio più drammatico avvenne però il 23 maggio 1953. Una violentissima perturbazione abbatté la parte superiore della guglia. Circa quarantasette metri della struttura crollarono, lasciando i torinesi sgomenti davanti a una Mole improvvisamente mutilata. Fortunatamente il crollo della guglia non provocò vittime né feriti, anche se la violenta tempesta che colpì Torino quel giorno causò complessivamente cinque morti e circa duecento feriti in città.
La ricostruzione iniziò poco dopo e la nuova sommità venne realizzata con una struttura metallica interna più resistente. Nel 1961 i lavori risultarono completati e la Mole recuperò il proprio aspetto. Oggi ospita il Museo Nazionale del Cinema ed è diventata uno dei monumenti italiani più riconoscibili nel mondo.
E pure la sua vicenda continua a sorprendere. Quello che oggi appare come un simbolo naturale e indiscusso della città nacque in realtà da un progetto completamente diverso, attraversò difficoltà economiche, modifiche continue e persino il crollo della propria guglia.
Forse è proprio questa la ragione del suo fascino. La Mole Antonelliana non è soltanto un monumento. È il racconto di un’ambizione che sembrava impossibile e che, contro ogni previsione, riuscì a trasformarsi nel simbolo stesso di Torino.
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Conoscevo la storia, ma è sempre interessante rileggere questi importanti momenti storici della nostra città
Grazie Gian Carlo! È vero, alcune storie sono note, ma meritano di essere raccontate ancora: fanno parte della memoria collettiva di Torino e possono sempre suscitare nuove curiosità.