Il focus sullo stabilimento Mirafiori, le prospettive fino al 2030, e oltre?
Dopo la questione del Gruppo IVECO venduto alla Tata Motors dalla finanziaria di John Elkann ad agosto 2025, era necessaria un’indagine per ricavare una panoramica aggiornata e attendibile su cosa John Elkann e Stellantis prevedono riguardo alla produzione a Torino, con focus sullo stabilimento Mirafiori e altri impianti italiani, insieme alle prospettive fino al 2030 e oltre.
2030. Una data che sembra già qui!
Stando alle informazioni ricavate da: La Stampa; Al Volante; Reuters; Stellantis Media; ANSA e altre fonti da AI Overview, il ruolo di Torino nei programmi di Stellantis in Italia e in particolar modo a Torino, sono legati a doppio filo con la transizione verso vetture ibride ed elettriche e alla competitività a livello mondiale che sta riscrivendo le regole del mercato e della produzione automobilistica.
In questo contesto, attualmente il ruolo di Torino nella produzione Stellantis rimane come un punto storico di riferimento dove lo stabilimento Mirafiori è previsto che rimanga un sito produttivo chiave.
I primi segnali di continuità risalgono al Novembre 2025, quando è iniziata la produzione della nuova Fiat 500 Hybrid nello storico impianto Mirafiori a Torino, con obiettivi di oltre 100.000 unità annue e la necessità di un secondo turno a partire dal 2026 per sostenere l’aumento di produzione.
Inoltre, sono previsti Investimenti e tecnologie avanzate. Mirafiori è stato inserito nella visione di Stellantis Automotive Park 2030, con investimenti per elettrificazione, trasmissioni ibride ed economia circolare. Queste attività non sono solo produzione di vetture ma anche centri di competenza avanzata per motori ibridi, trasmissioni e sistemi di guida autonoma.
Piani di produzione a Torino attuali, a medio periodo (2025-2030) e con quali prodotti
La Fiat 500 Hybrid e la 500 elettrica continueranno ad essere prodotte a Torino nei prossimi anni, con l’ibrido particolarmente centrale per il mercato europeo, in transizione verso soluzioni meno inquinanti ma non completamente elettriche.
Il sito di Mirafiori dovrebbe produrre anche componenti per altri modelli Stellantis, come cambi ibridi (eDCT), parti per batterie e tecnologie che si inseriscono nel piano Dare Forward 2030 dell’azienda.
Piani di produzione proiettati oltre il 2030
Il piano industriale discusso con sindacati e istituzioni nel maggio 2024 prevedeva l’allocazione di prodotti fino al 2030, precisando che la produzione dipenderà dalla domanda di mercato, dagli incentivi e dalle decisioni strategiche a livello globale. (Cose già viste).
In pratica, non esiste un “contratto di produzione” blindato fino a una data specifica come il 2035 o oltre, ma una serie di impegni congiunti tra Stellantis, governo italiano e sindacati per mantenere e rafforzare la produzione industriale a Torino fino alla fine del decennio.
Sintesi, analisi e opinioni
Il futuro è costellato di programmi nebulosi solo parzialmente collegati alle intenzioni di John Elkann e della Dirigenza Aziendale. Si sente la mancanza di idee luminose a lungo termine, mentre le automobili cinesi rosicchiano il mercato, economiche, piacevoli e affidabili.
Oltre al 2030 il divenire di Mirafiori sembrerebbe legato soprattutto a fattori di mercato e alla capacità di Stellantis di competere nel settore dell’ibrido e delle dette, ma in buona parte, la capacità di mantenere e incrementare le quote di mercato in un settore inflazionato richiede perspicacia progettuale e molta lungimiranza.
Fa molto rumore il silenzio su una politica aziendale più convincente e aggressiva
La tradizione nel mondo dell’auto legata alla città di Torino, spazia dalla grande produzione di serie, ai carrozzieri e i centri di design che hanno stabilito i canoni della bellezza delle autovetture, all’indotto, ai grandi successi nelle competizioni sportive e alla perizia dell’indotto Un’esperienza unica e un patrimonio congenito su cui Stellantis dovrebbe investire.
Se impostata intorno a questa secolare sinergia, il futuro dell’industria automobilistica italiana saprebbe partorire ciò che per le strade adesso manca: vetturette a basso costo, pur se elettriche o ibride.
La 500 e un’iconica auto popolare dalla lunga storia. Dunque, sarebbe il momento giusto per rivitalizzare Mirafiori con altre varianti dell’iconica vettura.
Perché non sviluppare una 500 giardiniera 5 porte, quindi, pikup e furgonette ad uso commerciale: classiche utilitarie, DNA storico della prima 500 e da tempo oggetto di studio dei nuovi carrozzieri.
Sovente, per guardare avanti basta voltarsi indietro.
L’epoca ibrida ed elettrica è agli albori, e l’attuale produzione indugia ancora intorno a forme e prestazioni dei modelli a combustione.
È logico pensare che le generazioni di prossime vetture saranno caratterizzate da una profonda evoluzione. Cinesi e coreani non stanno ad aspettare. Dunque, è il momento di rispolverare la nostra storia, che ha fatto scuola.
Tutto è da riscrivere e Torino ne possiede intelligenza e strutture. Stellantis & John Elkann saranno rinascita o tomba di questa eredità?
Il dubbio è lecito poiché John Elkann, ultimamente ha invitato i fornitori a trasferirsi in Algeria, dove il costo del lavoro è molto più basso. E poi, durante il 2025 si è assistito a una progressiva cessione di aree fisiche e produttive legate all’ex gruppo Fiat. Stellantis però ha rinnovato la collaborazione con il Politecnico di Torino per una partnership e un polo di design nel settore dell’automotive.
In conclusione, nel recente passato è avvenuta anche la cessione di Villa Frescot, storica residenza di Gianni Agnelli. Cosa d’altro aspettarsi dalla bella società?

Una attenta valutazione, complimenti!
Se pensiamo alla multipla degli anni sessanta, direi che abbiamo precorso i tempi. Poi , seduti sugli allori abbiamo fatto macchine come la Duna. Imbarazzante. E gli altri andavano avanti. Ormai è difficile credere ad un ritorno di classe.
È già da anni che stanno spostando macchinari e produzione di pezzi in altri posti come la Romania India ecc.. e solo una farsa ma da qui sparisce tutto quello che era FIat che non esiste gli Elkann sono banchieri e pensano solo ad aumentare il capitale delle risorse umane non gli importa non è il nonno né Giovannino il cugino che è morto giovane
Per un infermiere, essere in sala operatoria per anni, non lo fa diventare un chirurgo. Così, gli Elkann, nipoti dell'”Avvocato”, non saranno mai imprenditori ed industriali, ma piuttosto pippatori e scroccatori. Noi Italiani siamo stati bravi ad essere carrozzieri, motoristi e creatori di stile inconfondibile, oggi siamo alla ricerca di chi ci vende i motori (ciufeca), carrozzierie tutte uguali, auto a pile e operai al prezzo più basso. Questa è la globalizzazione, c’è chi la persegue….
Io non ho competenze specifiche in merito, ma vedo “una luce che si spegne”…forse le modalità di conduzione sono troppo ancorate allo sfruttamento, al potere di casta , anziché ad una reale volontà creativa per il benessere di tutti.
Solo oggi ho avuto ennesima conferma che negli stabilimenti sopravvissuti,
Gli operai lavorano senza riscaldamento ad una temperatura di 13 gradi per 8 ore nel periodo invernale…e mi risulta da qualche anno! Difficile intravvedere una ripresa costruttiva!