Le porte dello storico istituto si apriranno ai visitatori
Oggi, sabato 7, e domenica 8 giugno ci saranno due giorni di “Open House” al Polo Artistico e Culturale “Le Rosine” di via Plana 8/C. Le porte dello storico istituto si apriranno ai visitatori proponendo un tuffo nella storia e nell’arte.
Dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 si potrà visitare il giardino (visita guidata alle ore 16)
Negli stessi orari, in entrambe le giornate, si potrà visitare la mostra “Un Viaggio per la Pace” – L’Arte come Riflessione e Rinascita, a cura di Ermanno Tedeschi e Vera Pilpoul, e l’installazione “Vivaio di parole” – Un’installazione “da asporto” a cura di Sara Bazzano – Kiko ceramica.
Visita guidata: una passeggiata alla scoperta del Ritiro delle Rosine
Una passeggiata alla scoperta del Ritiro delle Rosine, dalla sua fondazione ai giorni nostri. Un itinerario storico, artistico, architettonico e urbanistico per conoscere l’Opera delle Rosine, fin dalla seconda metà del 1700 «al raccoglimento e ricovero di Figlie raminghe e abbandonate», alle attività manifatturiere tessili e poi a quelle scolastiche, esercitate nella Casa madre di Torino. La storia raccontata camminando proprio tra quelle mura, per scoprire gli aspetti molteplici dell’attività di assistenza, di promozione e di emancipazione della donna svolti nei secoli dalle Rosine, grazie all’intuizione, al carisma e alla tenacia della sua fondatrice, Rosa Govone, la cui Opera pia ha influito molto anche nella cultura religiosa di Torino nella seconda metà del Settecento.
– orario: ore 15.45 ingresso – inizio visita ore 16
– Gruppi di visita composti da 25 persone max
– Modalità di accesso: libero
– A cura di: arch. Paolo Sorrenti
“Un Viaggio per la Pace. L’Arte come Riflessione e Rinascita”, mostra a cura di Ermanno Tedeschi e Vera Pilpoul aperta fino al 7 giugno.
L’esposizione, composta da una trentina di opere che spaziano tra pittura, scultura, fotografia, ricamo, videoarte e disegno, raccontando momenti di dolore e fragilità, ma anche rinascita e trasformazione. Il racconto visivo parte da opere che esprimono dolore e sofferenza (come le sinagoghe abbandonate dell’artista inglese Beverley Jane-Stewart o la drammatica coreografia di Avi Kaiser e Sergio Antonino immortalata dal fotografo Sharon Zindany), per poi evolvere gradualmente verso immagini sempre più luminose, simbolo di pace e speranza (come le ragazzine di Giulia Neri che inneggiano alla leggerezza o la fotografia di Ronit Keret, dove le mani di 4 donne di 4 religioni diverse si stringono). Altre opere descrivono simboli di pace, come l’ulivo di Arie Berkowitz o le pecore di Menashe Kadishman e Smadar Har-ziv, che evocano temi di empatia, memoria collettiva e desiderio di riconciliazione.
“Elemento centrale del progetto – spiega il curatore Ermanno Tedeschi – è il dialogo interculturale. La mostra mette in relazione opere di artisti italiani e stranieri di differenti fedi religiose e che rappresentano un ponte tra culture e visioni diverse, ma accomunate dal desiderio di esprimere un messaggio di pace attraverso la creatività. Gli artisti selezionati – tutti con importanti esperienze espositive a livello nazionale e internazionale – si distinguono per l’impegno e la volontà di valorizzare l’arte come strumento di connessione e comprensione reciproca”.
In un tripudio di colori e mondi fantastici, il visitatore sarà guidato lungo un percorso caleidoscopico di opere realizzate da artisti appartenenti a diverse religioni. Pur non avendo alcuna connotazione politica, la mostra si propone di lanciare un messaggio universale: un mondo senza guerra è possibile. L’obiettivo dell’esposizione è infatti dimostrare che la pace non è semplicemente l’assenza di conflitto, ma un autentico modello di vita, da abbracciare e coltivare per prevenire ogni forma di violenza.
“Nei momenti di crisi – racconta la curatrice israeliana Vera Pilpoul – l’arte diventa rifugio e al tempo stesso trampolino verso la speranza, perché dà voce a ciò che spesso è indicibile e permette di ricostruire un senso, anche laddove tutto sembra perduto. È un atto di resistenza interiore, di rigenerazione spirituale, capace di aprire nuove prospettive e di offrire strumenti per comprendere il mondo e se stessi. In questo modo, ogni opera presente in mostra diventa testimonianza di una rinascita: dell’anima, della memoria, della cultura”.
Il video IRAN – ISRAEL di Maya Smira e Samira Hashemi, per esempio, rappresenta, attraverso i corpi delle due artiste – una iraniana e l’altra israeliana – la complessa tensione tra coesistenza e conflitto. Appoggiandosi e spingendosi a vicenda, le due donne esprimono fisicamente la fragile interdipendenza tra individui provenienti da paesi nemici, offrendo una potente metafora della condizione politica e del desiderio di dialogo.
L’opera Esodo è un’opera a 4 mani, dove Abdallah Khaled, artista algerino di cultura islamica, e Tobia Ravà, artista italiano di cultura ebraica, hanno realizzato un’opera dove combinano simboli e parole delle loro rispettive culture, come “salam” e “shalom” (che significano “pace” in arabo ed ebraico), per sottolineare le radici comuni e promuovere la convivenza civile attraverso l’arte.
Le opere di Enrico T. De Paris, caratterizzate da colori vivaci e da una moltitudine di minuscoli personaggi, raccontano in modo originale e potente il tema della migrazione. Più che concentrarsi solo sul dramma e sulle difficoltà legate agli spostamenti forzati, l’artista sceglie di evidenziare un aspetto positivo e costruttivo: il concetto di aiuto reciproco, dimostrando che il legame tra individui e popoli – “se io ti aiuto, tu mi aiuti” – può generare convivenza, resilienza e nuove possibilità di crescita comune.
installazione “Vivaio di parole”
Un’installazione “da asporto”, a cura di Sara Kiko, Kiko ceramica.
Una selezione di parole “preziose” da portare a casa, da coltivare o da regalare: parole da seminare, da annaffiare, da concimare, da essiccare, da curare, da usare, da dimenticare, da consumare, o da …sradicare.
400 parole impresse su porcellana morbida, impreziosite da ossido di ferro e cotte a 1300°C, confezionate in un vasetto con terra, muschio e stelo di ferro. Parole preziose da coltivare una ad una o da unire in un bouquet. Puoi piantarle in giardino o proteggerle posandole in casa.
“Sono cresciuta nell’Orto Botanico di Torino accanto a mia madre conservatrice dell’Erbario: piante essiccate, conservate, coltivate sono state gli ingredienti e le radici di questa installazione, che propone ad ognuno parole della propria vita e dei propri desideri. Sceglierle fa nascere un dialogo tra la parola e chi la porta via, trasformando anche l’installazione stessa” Sara Bazzano – Kiko Ceramica
kikoceramica.it – info@kikoceramica.it
Vivaio di parole è un’installazione da “asporto” poiché si consumerà a mano a mano che i partecipanti compreranno e adotteranno le parole che più percepiranno necessarie alla loro vita.
Sara Bazzano – Kiko lavora l’argilla dal 1998, anno in cui torna da Londra dove per cinque anni frequenta la Open University conseguendo un Bachelor in Psicologia. Frequenta per tre anni il Circolo d’arte Ebdò a Torino e si innamora delle varie tecniche di modellato con M.L. Tribolo. Dopo un periodo di apprendistato in bottega, nel 2002 apre il proprio laboratorio Kiko a Pecetto Torinese con una produzione Raku.
Nel 2003 lavora come assistente da Pietro Elia Maddalena per alcuni mesi alla Scuola Internazionale di ceramica La Meridiana a Certaldo (Fi). Negli anni ha frequentato vari corsi e stage di aggiornamento con diversi artisti della ceramica come Anna Metcalfe, Pietro Elia Maddalena, David Roberts, Terry Davis, Ian Currie, Maurizio Russo, Giovanni Cimatti e Giancarlo Scapin.
Nel 2006 lavora in Mali con S.Segou, ceramista maliano, scoprendo le tecniche tradizionali di modellato e cottura dell’argilla e condividendo la propria esperienza di ceramista. Dal 2005 collabora attivamente con il Munlab Ecomuseo dell’argilla di Cambiano (TO) ricoprendo diversi ruoli dalla operarice nella didatica con spiecializzazione munariana, guida del Ecomuseo e attualmente responsabile dello shop museale, della ideazione e produzione degli oggetti e responsabile degli allestimenti.
Nel 2023 ha coordinato e prodotto insieme al suo team 34.000 monete di terra cruda per Doha Expo 2023 Qatar. Dal 2009 organizza nel proprio laboratorio, corsi di tornio, modellato e smalti ad alta temperatura e tecniche di ricerca, specializzandosi in smalti a base di cenere.
Socia dell’Associazione della Ceramica Toscana partecipa dal 2006 annualmente ad alcune tra le fiere della ceramica più importanti d’Italia come Firenze, Faenza, Lucca, Verona, in Francia e Germania dove vende oggetti d’uso e decorativi di porcellana e grès.
Le attività sono completamente gratuite ma ognuno, a seconda delle proprie possibilità e sensibilità, se vuole può fare un’offerta libera per contribuire alle Opere Sociali che si svolgono proprio all’interno dell’Istituto delle Rosine, sostenute dalle attività del Polo artistico: Punto d’Ascolto per Donne in Difficoltà, Cerchio delle Mamme, Musicoterapia per Bimbi Audiolesi. Per maggiori informazioni e per accedere ai servizi gratuiti consultare il sito www.lerosine.it
Per info: eventi@lerosine.it – TEL. 335 605 5075 – www.lerosine.it
Canale Polo Le Rosine su WhatsApp: https://whatsapp.com/channel/0029VbAbLagIHphNk2AnJR24
© 2025 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF