“Tony Boy” è agli arresti domiciliari. Mario Adinolfi analizza i fatti ed esprime il suo rammarico.

Abbiamo parlato dell’arresto, a seguito di persecuzione domiciliare, di “Tony Boy” e il successivo alleggerimento della pena con la concessione della misura cautelare degli arresti domiciliari presso il domicilio dei suoi genitori a Padova.
Sulla vicenda è intervenuto il fondatore de “Il Popolo della Famiglia”, Mario Adinolfi, recentemente coinvolto in vicende giudiziarie, che sul suo profilo “Facebook” ha scritto: “Il “cantante” trapper Tony Boy ha subito come me una perquisizione approfondita dell’appartamento, l’ha filmata in diretta social provocando e insultando quelli che lui chiama “gli sbirri”, riprendendo i loro volti e le loro azioni”.
Nulla da eccepire. Il giornalista Adinolfi ha narrato lo svolgimento dei fatti ed ha rendicontato in modo sintetico quanto avvenuto.
E’ sempre Adinolfi a scrivere: “Alla fine della perquisizione da me hanno preso due foglietti di carta e un bancomat, da lui hanno trovato stupefacenti di varia natura, un bilancino di precisione in uso agli spacciatori, una pistola con matricola abrasa, di quelle che servono a fare omicidi e rapine, ovviamente illegalmente detenuta”.

In effetti anche noi avevamo, nella serata di ieri, espresso perplessità riguardo alla concessione degli arresti domiciliari a “Tony Boy” perché comunque non può essere normale detenere armi e droghe nella propria abitazione.
Quello compiuto a Milano potrebbe rappresentare un precedente pericoloso: l’attenuazione di pena al trapper veneto potrebbe essere usata in futuro dagli avvocati difensori dei trapper per ottenere attenuanti alle loro nefandezze. Si potrebbe giungere ad un’anacronistica “prassi consolidata”.
Mario Adinolfi, “vecchio” giornalista d’esperienza, commenta in modo piccato e pungente: “È stato arrestato con una valanga di accuse conseguenti, scarcerato dopo poche ore e mandato ai domiciliari a casa di mamma e papà “senza braccialetto elettronico”. La PM ha messo per iscritto che è “un soggetto dalla elevatissima pericolosità in contatto con ambienti criminali di spessore”, la GIP però non ha voluto mandarlo a San Vittore assicurando anzi che i suoi “impegni lavorativi”, cioè i concerti, potrà tenerli chiedendo l’autorizzazione volta per volta nelle prossime settimane”.

Chi vi scrive, ieri sera, esprimeva la medesima preoccupazione riguardo alla posizione del GIP che ha sostanzialmente ignorato la richiesta accusatoria del Pubblico Ministero.
Il fondatore de “Il Popolo della Famiglia” paragona il caso di “Tony Boy” al suo e commenta: “Io da due mesi chiedo solo di potermi andare a confessare in parrocchia a meno di 500 metri da casa mia e vorrei un’ora la domenica fuori di casa per la Messa. Mi hanno negato ogni autorizzazione ledendo un diritto costituzionale, privandomi di un bisogno che per me equivale a respirare ma questo credo renda chiara la natura persecutoria degli atti compiuti verso la mia persona e forse anche alcune delle ragioni per cui sono stati compiuti”.

Ovviamente le valutazioni sull’operato della Magistratura fatte da Adinolfi sono parziali e riflettono l’opinione di chi le ha espresse. Il doppiopesismo della Giustizia, però, è sotto gli occhi di tutti e dobbiamo essere onesti nel dire che “La Legge è uguale per tutti” sa molto di asserzione retorica.
Mario Adinolfi, commentando quanto tutti abbiamo letto sul caso di “Tony Boy” ha detto: “Se rinasco, mi metto a cantare in rima, mi drogo e compro pistole illegali su Telegram da brandire in contesti criminali “di spessore” così un arresto diventa marketing per vendere più biglietti ai concerti”.
Sui social network, a dire il vero, molte persone hanno espresso più o meno le posizioni di Mario Adinolfi. Non è una casualità quanto piuttosto una crescente sfiducia nei confronti della Magistratura e del suo operato.

Nel suo prolisso Post, il giornalista Adinolfi chiosa: “Dicono che devo avere fiducia nella giustizia italiana. Fossi Ranucci, ne avrei motivo. Ma io riconosco ormai solo quella di Dio. Dopo un’estate così con decine di casi di gente con reati (persino omicidi) infinitamente più gravi di quelli che contestano a me che restano liberi in attesa di giudizio, io mi dichiaro prigioniero politico”.
Al di là delle esagerazioni che hanno reso noto e popolare Mario Adinolfi, è bene dire che stride molto vedere l’applicazione del “braccialetto elettronico” a chi ha presuntamente compiuto delle truffe ma non a chi è stato sorpreso in possesso di “una pistola con matricola abrasa” per di più “illegalmente detenuta”.
Che dire se non “Dura lex, sed lex”?
