Sostenibilità ambientale non è qualcosa da inserire nel programma elettorale per fare bella figura.

In Italia esiste una Sinistra più becera che imbarazzante. Questa Sinistra, fino a qualche tempo fa, si faceva suggerire come parlare di ambiente dalla svedese Greta Thunberg ed ha sempre e solo parlato di ciò che la Lobby Green voleva si dicesse.
Se si guardano i politici di Sinistra si capisce che non hanno nessuna competenza sul “second hand” o, come sarebbe meglio dire, sull’abbigliamento di seconda mano. Eppure in “Alleanza Verdi Sinistra” dovrebbero avere molto a cuore il tema dell’ambiente visto che non parlano d’altro.
Per dovere di cronaca bisogna dire che la cosiddetta “industria della moda” è una di quelle che inquina di più a livello globale.

Siamo arrivati al punto di parlare di “fast fashion”, o meglio di “moda veloce”, un fenomeno che produce capi di abbigliamento ad una rapidità assurda, a costi più che bassi, che servono ad imitare le “firme” che hanno sfilato sulle prestigiose passerelle della moda che conta.
In molti, nel tempo, si sono chiesti a cosa serve il Nucleo di Polizia Annonaria della Polizia Locale se poi nessuno contesta l’Articolo 473 del Codice Penale a chi si macchia di contraffazione o alterazione del marchio?
Per quale motivo lo stesso Nucleo di Polizia Annonaria della Polizia Locale non persegue chi mette in commercio prodotti con segni falsi, in piena violazione dell’Articolo 474 del Codice Penale?
Per fortuna nel nostro Paese ci sono tanti commercianti onesti, per bene, ossequiosi dell’impianto normativo, che hanno fatto del mercato dell’abbigliamento di seconda mano un vero e proprio fenomeno di massa che aiuta i meno abbienti e che produce reddito per chi lo pratica con serietà.
Secondo alcuni osservatori del fenomeno “questo settore rappresenta oggi il pilastro fondamentale della moda circolare”. E’ necessario però fare un distinguo: “second hand” e “vintage” non sono sinonimi ma hanno differenze nette e marcate.
Gli studiosi esperti di “Ipsos-Doxa” chiariscono che “second hand” “si riferisce a capi di abbigliamento e accessori usati prodotti e venduti generalmente negli ultimi vent’anni. Include marchi della grande distribuzione, fast fashion o collezioni recenti di brand contemporanei”.

Il “vintage”, invece, come spiega un importante articolo della Società Cooperativa “Di Mano in Mano” “riguarda capi che hanno almeno 20 anni di vita e che testimoniano lo stile, i materiali e l’estetica dell’epoca in cui sono stati prodotti (es. anni ’70, ’80 o ’90), spesso caratterizzati da una qualità sartoriale superiore”.
Acquistare prodotti “second hand” o “vintage”, dunque, configura una scelta saggia e lungimirante per la “sostenibilità ambientale” che invita a “prolungare la vita di un capo già esistente” riducendo concretamente “la necessità di produrre nuovi indumenti, ammortizzando l’enorme impronta idrica e di carbonio dell’industria tessile”.

Stupisce che la Sinistra “ambientalista” non tratti in modo serio questi argomenti nei Consigli Comunali, nei Consigli Regionali, nei Movimenti Studenteschi, in Parlamento, ma ci debbano pensare i giornalisti, i blogger, gli youtuber, i tiktoker, e i docenti universitari.
Come sempre, la Sinistra usa la logica dell’“armiamoci e partite” senza tutelare chi commercializza in modo legale, sicuro, onesto, capi di abbigliamento che possono avere ancora una seconda vita, ed ignorando le tante, troppe, famiglie italiane che non possono più permettersi abbigliamento “made in Italy” o comunque di qualità.
Ai commercianti che hanno deciso di entrare nella catena dell’economia circolare, tassello fondamentale per un’autentica – e non retorica – sostenibilità ambientale, la politica dovrebbe applicare un regime fiscale favorevole perché con la loro opera lavorativa creano possibilità per chi non ne ha e rendono vero il principio costituzionale per cui “tutti i cittadini sono uguali”.
