Putin, dopo il Summit per la Pace in Ucraina, ha incontrato il Vescovo Alexei in Alaska.
Mentre una certa Sinistra imbarazzante e disinformata continua a definire il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, quale “criminale di guerra” la storia dice ben altro.
Dai fratelli Ortodossi del Patriarcato di Mosca ci informano che – dopo l’incontro in Alaska con il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald J. Trump, il Presidente Putin “ha incontrato Sua Eminenza Alexei, vescovo di Sitka e Alaska. Il Presidente russo ha espresso i più sentiti saluti di Sua Santità il Patriarca Kirill di tutta la Russia e ha regalato al vescovo l’icona di San Herman d’Alaska”.
In un momento nel quale l’Unione Europea e la Sinistra di tutto il Vecchio Continente gettano fango su Vladimir Putin, egli li spiazza e li smentisce con atti e fatti concreti. Putin, riportando le parole del Patriarca Kirill “ha detto a Sua Eminenza Alexei: “Ci siamo incontrati prima del nostro viaggio, e lui stesso mi ha raccontato come è nata la Chiesa ortodossa qui [in Alaska]. Mi ha detto che è stato alle funzioni religiose qui; ha parlato di te molto calorosamente e mi ha chiesto di trasmetterti i suoi migliori auguri”.
Come detto poc’anzi, “Putin ha regalato al vescovo Alexei un’icona di Sant’Herman, l’amato santo dell’Alaska e di tutta l’America”.
A sua volta “il vescovo Alexei a sua volta ha anche presentato al presidente Putin l’icona donatagli dai suoi fratelli monaci sul Monte Athos quando è stato consacrato vescovo. Ha detto che ha pregato davanti a questa icona nel suo angolo di icone per quattro anni, e vorrebbe presentarlo al leader russo di tutto il popolo dell’Alaska in segno di apprezzamento per i leader russi che hanno portato in Alaska la cosa più importante e cosa preziosa: il cristianesimo ortodosso”.
Dispiace dirlo ma quanti stanno definendo con cattiveria e odio il Presidente Vladimir Putin si stanno macchiando di un grave peccato che è quello di “fare il processo alla coscienza”.
Il Vescovo Alexei, il 9 agosto, in vista del Summit per la pace in Ucraina, aveva scritto una Lettera Pastorale nella quale chiedeva al clero, ai monaci e ai fedeli della Diocesi d’Alaska di “partecipare a quella che ha definito una “ascesa di tre giorni di intercessione” dal 12 al 14 agosto, culminante in una giornata di preghiera il 15 agosto, quando i leader dovrebbero discutere potenziali percorsi verso la pace nel conflitto in corso in Ucraina”.
Mentre in Italia il Vaticano parteggia spudoratamente per l’Ucraina e per Volodymyr Zelensky la Diocesi Ortodossa d’Alaska “ha sottolineato che, da una prospettiva ortodossa, pregare per i leader è “un dovere spirituale, non un atto politico,” citando gli appelli scritturali a pregare per coloro che detengono l’autorità. Sebbene la guerra sia lontana, la Chiesa capisce la sofferenza. Quando i leader sono presenti in Alaska, sono nostri ospiti e l’ospitalità cristiana include l’intercessione per la saggezza, la moderazione e le giuste decisioni”.
Il Vescovo Alexei, uomo saggio e ancorato alla Parola di Dio, ha sottolineato, in ultima analisi, di pregare per “la protezione degli innocenti, il ritorno dei prigionieri e il conforto degli addolorati e degli afflitti”, riconoscendo l’“incommensurabile dolore sopportato sia dai fedeli ucraini che da quelli russi”.
Oggi più che mai queste notizie devono farci riflettere. Il mainstream dell’informazione cerca, in ogni modo, di delegittimare la figura di Vladimir Putin ma, va detto, ci riesce soltanto con quanti non hanno il coraggio e la pazienza di informarsi.
