La Polizia di Stato, operante presso la Questura di Padova, trae in arresto un Cittadino Tunisino pluripregiudicato e violento.
In un’Italia sempre più buonista e giustificazionista nei confronti di quanti vengono nel nostro Paese con la consapevolezza di poter fare quel che vogliono, la Polizia di Stato di Padova ha tratto in arresto un Cittadino Tunisino, 32 enne, irregolare sul suolo nazionale per aggressione e rapina.
Dalla Questura di Padova tengono a far sapere che “nell’ambito dell’attività di prevenzione e contrasto ai reati predatori, in particolare ai furti con strappo e rapine, commesse soprattutto nel periodo estivo, personale della Squadra Mobile è intervenuto presso la Chiesa Santa Lucia a Padova poiché, alle ore 8:30 di lunedì 23 giugno, una donna mentre era intenta a pregare era stata oggetto di furto con strappo della collana di valore dalla medesima indossata, commesso da un giovane che subito dopo usciva dal luogo sacro dandosi alla fuga a piedi, inseguito dalla vittima”.
Sembra incredibile ma ormai gli italiani non sono neppure più al sicuro in chiesa. Anche mentre sono intenti a lodare il loro Dio, diventano oggetto di furti e rapine da parte di quelle “risorse” così definite dalla già Presidente della Camera, Laura Boldrini.

I fatti si sono così svolti: la donna, una sessantenne libera professionista di Padova, si trovava in chiesa a pregare. Ad un dato momento è “stata avvicinata da un uomo a lei sconosciuto, che le chiedeva a che ora iniziasse la preghiera comunitaria; ad un certo punto, mentre interloquiva, l’uomo si avvicinava e, con una mossa fulminea, afferrava la collana indossata dalla donna e la tirava con molta forza, riuscendo a romperla”.
Va ribadito che tutto questo è accaduto all’interno di un luogo sacro, un luogo adibito al culto. Questi immigrati non hanno neppure rispetto dei luoghi sacri. Bisognerebbe dirlo a quella Sinistra che tanto si adopera affinché in Italia si aprano moschee e centri di cultura islamica.
Per fortuna “L’autore, descritto fisicamente dalla vittima del furto con strappo, veniva anche immortalato dalle immagini del sistema di videosorveglianza interna della Chiesa. Sulla base degli elementi acquisiti gli operatori della Squadra Mobile mettevano in relazione l’episodio delittuoso con un’analoga rapina commessa con lo stesso modus operandi da un soggetto nel pomeriggio di mercoledì 18 giugno, allorquando un giovane 16enne padovano, mentre percorreva a piedi Via dei Livello, era stato avvicinato da un ragazzo nordafricano che, nel chiedere se fosse albanese, dopo pochi istanti tentava di strappargli la collana in oro e di fronte alla resistenza del ragazzo, gli spruzzava dello spray urticante, sino a quando riusciva nel violento gesto di strappargli la catenina in oro, dal valore di 1.000 Euro, dandosi poi alla fuga”.
A sentire certe cose tremano i polsi. Le nostre città sono diventate luoghi assolutamente insicuri e alla mercé di manigoldi, ladri, banditi che nulla hanno da perdere.
Il personale della Sezione Specializzata della Squadra Mobile di Padova, viste le analogie sopra descritte, ha deciso di fare dei servizi mirati e, nel corso di uno di questi, ha identificato “un 32enne cittadino tunisino, noto pregiudicato, e senza fissa dimora”.
La narrazione è spettacolare: “alla richiesta dei poliziotti di esibire un documento di identificazione, il 32enne tunisino, nel tentativo di sottrarsi al controllo per darsi alla fuga, estraeva una bomboletta contenente spray urticante e colorante che spruzzava all’indirizzo degli agenti, nei cui confronti non esitava a dare calci e pugni; ne nasceva così una colluttazione all’esito della quale, con non poche difficoltà anche per la delicatissima situazione che vedeva i poliziotti accerchiati da altri soggetti che immotivatamente urlavano contro di loro, i poliziotti della Squadra Mobile riuscivano a bloccare l’uomo, nonostante avessero difficoltà respiratorie ed alla vista, a causa degli effetti dello spray urticante”.
L’immigrato, non solo aggrediva gli Agenti e poneva in essere comportamenti lesivi della loro incolumità, ma trovava sostegno a manforte di altri soggetti lì presenti.
Le Forze dell’Ordine, troppo spesso, si trovano a dover fare i conti con scene simili. Anziché trovare collaborazione nei cittadini, vengono inspiegabilmente osteggiate.
Dalla Questura fanno ancora sapere che “Sul posto nel frattempo intervenivano di rinforzo anche gli equipaggi delle Volanti che, uno volta bloccato e reso inoffensivo il cittadino tunisino, lo accompagnavano in Questura, mentre veniva richiesto l’intervento del 118 per soccorrere i poliziotti. Per l’aggressione subita dagli operatori di polizia i medici del Pronto Soccorso diagnosticavano una forte irritazione agli occhi nonché al cavo orale ed escoriazioni multiple dichiarate guaribili, per uno degli agenti coinvolti in 7 giorni”.
Il soggetto tunisino è stato poi identificato come l’autore di un altro furto con strappo, sempre di una collana, ai danni di una settantenne che, nella mattina del 23 giugno, “in Via Giordano Bruno è stata sorpresa alle spalle dall’uomo tunisino che aveva incrociato pochi minuti prima in un’altra via, veniva strattonata dallo stesso nel tentativo di sottrarre la collana in oro che indossava. L’uomo, in particolare, afferrava la collana e la tirava con forza e, nonostante la stessa non si staccasse dal collo, continuava nella violenta azione, tanto che la signora si sentiva soffocare. Al termine dell’azione la donna veniva scaraventata a terra e il malvivente, vedendo che non riusciva a sottrarre la collana, alla fine strappava brutalmente il braccialetto in oro della donna, dal valore di circa 2.000 Euro”.
Tutto questo sembra assurdo e surreale e, invece, sta diventando la normalità.
Gli immigrati hanno capito che in Italia per essere tratti in arresto e per vedere la Procura che convalida un fermo di polizia bisogna combinarne “peggio di Bertoldo in Francia”. E’ assurdo che un pregiudicato, senza fissa dimora, fosse ancora a piede libero, indisturbato nel compiere le nefandezze di cui siamo a parlare.
“A causa della violenza e dello shock subito, dopo l’aggressione” la signora settantenne del furto di Via Giordano Bruno “è stata portata in Pronto Soccorso per le cure del caso, con una prognosi di 5 giorni”.
L’italiano medio, dinanzi a simili narrazioni, commenta con “cosa fanno le Forze dell’Ordine?”. Le Forze dell’Ordine fanno il loro lavoro. Ciò che manca è una reale collaborazione della Magistratura e una Legislazione inefficace ed inefficiente.
La Questura di Padova, infatti, ha precisato come “il 32enne tunisino, d’indole violenta, irregolare sul territorio nazionale, era già noto agli operatori di polizia proprio per il suo passato di scippatore “seriale” e per i precedenti in materia di sostanze stupefacenti. Era, difatti, già stato in carcere per produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti e per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed è stato arrestato più volte per rapina, ricettazione, lesioni personali; più recentemente, in due diverse occasioni, nel 2023 e nel 2024, è stato arrestato per furto con strappo e rapina impropria”.
Con un simile curriculum “professionale” – una Nazione civile, degna di questo nome – avrebbe già proceduto all’espulsione del soggetto. L’Italia, invece, permette che tali soggetti siano a piede libero, nelle nostre città, a fare ciò che più li aggrada.
L’unica magra consolazione sta nel fatto che “il 32enne cittadino tunisino veniva pertanto tratto in arresto per i reati di resistenza, violenza a pubblico ufficiale e lesioni personali ed indagato per il furto con strappo in chiesa e per le due rapine continuate ed aggravate ai danni del 16enne e della signora 70enne, venendo posto a disposizione della Procura della Repubblica di Padova. Dopo l’arresto, al termine degli accertamenti investigativi, l’uomo è stato pertanto ristretto presso la Casa Circondariale “Due Palazzi” di Padova, ed in sede di udienza di convalida dell’arresto, il Giudice ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere”.
Storie come questa fanno davvero rabbia e creano grande senso d’impotenza nel cuore dei cittadini onesti e per bene.
La Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Polizia Locale, e tutte le Forze dell’Ordine, fanno quello che possono, operano con gli strumenti che hanno, esercitano l’azione coercitiva dello Stato con le leggi in vigore ma, va detto, quel che manca è un sistema carcerario meno lasso, una Magistratura meno tollerante e, soprattutto, un Codice Penale meno accomodante e accondiscendente verso chi vive di ladrocini, ruberie ed espedienti di sorta.
L’immigrazione criminale è una piaga sociale che, in un modo o nell’altro, andrà risolta.
Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, devono assolutamente fare qualcosa e, possibilmente, farlo in fretta.
Intanto è doveroso ringraziare la Questura di Padova, il personale della Squadra Mobile e la Polizia di Stato tutta per quanto fatto a tutela dei cittadini di cui abbiamo narrato.

Pochi immigrati, intervistati sui motivi della loro richiesta di ospitalità in Italia, dicono di essere qui per lavorare; soprattutto i giovani e i minori dichiarano apertamente di essere qui per “ fare la bella vita “ e questo non può tranquillizzare noi, perché ci vuole un lavoro per vivere, e la bella vita sono pochi che la fanno. Questo ci induce a pensare che i tapini siano stati illusi dagli scafisti che qui ci si diverte tutto il giorno e non si fa nulla. Delinquenti gli scafisti ma fuori dal mondo questi migranti! Però spadroneggiano e delinquono tutto il tempo perché sono delusi e ci chiamano “ italiani di merda”. Questo è ciò che ci ha portato l’onorevole impegno delle ong e degli scafisti, supportati dalla sinistra che li aizza contro il governo e li incattivisce ancora di più. E noi, che lavoriamo e paghiamo per tutti, compresi gli imbroglioni della sinistra, non abbiamo più il coraggio di uscire di casa
Siamo arrivati al punto che non si può nemmeno più andare in una chiesa a pregare in pace. I fedeli della pietra nera non hanno rispetto manco dei luoghi di culto.