I Medici di Medicina Generale, più amati come Medici di Famiglia, si occupano delle persone non-autosufficienti ma anche dei loro assistenti.
L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha ideato un progetto di ricerca dal titolo “Il Medico di Medicina Generale e l’Assistito Caregiver Familiare: differenze di genere nello stato di salute”. A darne attuazione sarà il Centro di Medicina di Genere, in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG).
Dalla SIMG fanno sapere che “l’indagine, di natura osservazionale, mira a descrivere lo stato di salute dei caregiver familiari con particolare attenzione alle differenze di genere, utilizzando i dati clinici già presenti nelle cartelle dei Medici di Medicina Generale”.
Questione interessante che potrà fornire al Ministero della Salute un quadro più chiaro sulla situazione di quanti – ma sarebbe meglio dire quante – assistono con amore, cura ed abnegazione gratuita “un familiare non autosufficiente nello svolgimento delle attività quotidiane”.
Ad oggi le stime dicono che ciascun Medico di Medicina Generale ha tra i suoi assistiti circa o 5 caregiver familiari ogni 1000 assistiti. Dalla SIMG dicono che è “una realtà silenziosa ma essenziale, che merita attenzione e supporto”.
I Medici di Medicina Generale, o Medici di Famiglia, se vorranno aderire al progetto, dovranno “compilare una sola volta il Questionario A (tempo stimato <10 minuti); compilare il Questionario B per ogni caregiver reclutato (tempo stimato <5 minuti)”. Entrambi i questionari potranno essere compilati ed aggiornati nel tempo.
In qualità di giornalisti dobbiamo assolutamente sottolineare come “i dati raccolti saranno fondamentali per orientare nuove politiche socio-sanitarie, volte alla prevenzione e alla riduzione dei fattori di rischio per la salute dei caregiver, tenendo contro delle specificità legate al genere”.
Molto bello è che il Ministero della Salute, attraverso il primo avamposto della sanità pubblica, voglia “dare voce e tutela a chi, ogni giorno, si prende cura degli altri”.
Gli sviluppi potranno essere interessanti e potrebbero influenzare i percorsi di formazione e dottrina degli studenti delle Facoltà di Medicina e Chirurgia d’Italia.
La sanità pubblica italiana, ancora una volta, dimostra di avere una sana preoccupazione per i pazienti, per gli utenti e per la collettività.
Preservare e tutelare il Servizio Sanitario Nazionale, dunque, vale davvero la pena.

Ottima idea; se i denari della sanità fossero rigorosamente spesi per iniziative come questa, la nostra sanità tornerebbe ad essere il fiore all’occhiello che era una volta
La stessa cosa sarebbe se ci si occupasse seriamente della scuola e del comportamento degli studenti e si vietassero occupazioni e scioperi ideologici rigorosamente di stampo partitico.