Leone XIV tiene un importante discorso contro le droghe. La Chiesa, però, dovrebbe essere più netta nella condanna.
Nella mattinata di ieri, 26 giugno 2025, Robert Francis Prevost, Leone XIV, ha incontrato i partecipanti alla Giornata Internazionale per la Lotta contro la Droga e, fra le varie cose ha detto loro: “leggiamo nei volti l’uno dell’altro una parola che mai tradisce: insieme. Il male si vince insieme. La gioia si trova insieme. L’ingiustizia si combatte insieme. Il Dio che ha creato e conosce ciascuno – ed è più intimo a me di me stesso – ci ha fatti per essere insieme. Certo, esistono anche legami che fanno male e gruppi umani in cui manca la libertà. Anche questi, però, si vincono solo insieme, fidandoci di chi non guadagna sulla nostra pelle, di chi possiamo incontrare e ci incontra con attenzione disinteressata”.
Un discorso lineare, di buon senso, che, però, si è fatto discutibile quando, poche righe dopo, Leone XIV ha sostenuto: “Le nostre città non devono essere liberate dagli emarginati, ma dall’emarginazione; non devono essere ripulite dai disperati, ma dalla disperazione”.
La posizione dottrinale della Chiesa Cattolica è chiara: si condanna l’errore ma non l’errante, si condanna il peccato ma non il peccatore. Giusto.
Va detto però che una città non si libera dall’emarginazione e della disperazione se non si colpisce la “manovalanza” fatta di “emarginati” e “disperati” che permettono alle Organizzazioni Criminali di fare “palate di soldi” alle spalle di chi la mattina va a lavorare e si guadagna il pane in modo onesto.
Ovviamente questo tipo di valutazioni, fatte dal novello eletto Leone XIV, sono figlie del magistero del ben più noto Jorge Mario Bergoglio che, nell’Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium”, paragrafo 210, scriveva: “Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro!”.
Il “todos, todos, todos” di bergogliana memoria torna a farsi vivo e presente anche nel magistero di Prevost. Bisognerebbe che il Vaticano spiegasse queste teorie ai cittadini di Barriera di Milano (Torino), Donatello (Cuneo), Barona (Milano), … che di spacciatori e immigrati non integrati sono assolutamente stanchi e stufi.
Le Forze dell’Ordine fanno tutto quello che possono, ed ancora di più, per metter fine all’annoso problema ma se poi la Chiesa solidarizza con la Sinistra, coi Radicali, e con quanti vivono per legalizzare le droghe, il gioco non vale la candela.
Bene che Leone XIV abbia chiaro che le droghe sono un problema, bene che predichi contro la politica dello scarto, ma dovrebbe maggiormente spalleggiare gli operatori di Ordine e Sicurezza per far vedere loro che la Chiesa, il Vaticano, gli sono accanto.

Devo dire che mi hanno stancata le capriole ideologiche del fu bergoglio e dell’attuale Leone. E sono d’accordo con te Elia che tagli corto dicendo pane al pane e vino al vino. Se i datori di lavoro trattano con giustizia i dipendenti smetteranno gli scioperi; se la sinistra e la falsa chiesa smettono di supportare gli scafisti diminuirà il bivacco nelle strade, il borseggio e lo spaccio di deroga; la stessa cosa è se si dà alla polizia più libertà di movimento. Come vedi Elia la pensiamo allo stesso modo
Cara Margherita, purtroppo Leone XIV è un Bergoglio 2.0, solo un po’ più raffinato. Le chiese vuote e i sempre meno fedeli dimostrano il ludibrio di una chiesa che frequenta più la Massoneria che il Vangelo.
Dispiace vedere quanta gente ancora si affida al Vaticano, pensando che li vi sia ancora qualcosa di Cattolico.