Un chiaro apprezzamento per il ruolo di Salazar e del governo portoghese
Il Portogallo dalla fine del secondo conflitto mondiale alla fine del regime dell’Estado Novo, ha vissuto la più grande trasformazione economica della sua Storia. E’ una affermazione impegnativa questa di Jaime Noguiera Pinto che traggo dalla sua biografia che ho tradotto e sto presentando, “Antonio De Oliveira Salazar. O outro retrato”, (A Esfera dos Livros 2007). Dal 1945 al 1974, la crescita media annuale del PIL reale si è attestata intorno al 6%. Ci sono stati cambiamenti strutturali in termini di occupazione, la disoccupazione rimarrà sempre molto bassa. Alla fine del regime, la disoccupazione si attestava tra l’1,8% e il 2,4% della popolazione attiva, che tra l’altro dal 1930 al 1970 era passata da 6.700.000 abita anti a 10 milioni di persone. Comunque, gli ultimi 15 anni del regime, la situazione era significativamente migliore in relazione al welfare.
Sostanzialmente, tutti gli indicatori economici del Portogallo di Salazar sono positivi rispetto ai Paesi europei e agli Usa. Il processo di sviluppo secondo Nogueira era dovuto alla stabilità del regime, stabilità della valuta, l’afflusso di ingenti capitali in Portogallo e il rispetto delle leggi e dei contratti da parte del governo portoghese che resero il paese attraente per gli investimenti. Inoltre, l’adesione alle principali organizzazioni internazionali e l modifica progressiva del modello autoritario e protezionistico ha spianato la strada alla seconda industrializzazione, con una politica di infrastrutture e opere pubbliche. Comunque, Nogueira precisa che si è arrivati a questa situazione di stabilità economica, dopo un periodo abbastanza lungo e difficile di grandi sconvolgimenti politici ed economici.
Il vicesegretario dell’OCSE, J.F. Cohan esprime un chiaro apprezzamento per il ruolo di Salazar e del governo portoghese. L’autore del libro racconta anche i rapporti di Salazar con i più grandi gruppi industriali del Paese. Il CUF, il più grande gruppo industriale, fondato da Alfredo Silva, fin dall’inizio appoggiò Salazar, considerandolo l’uomo che avrebbe portato stabilità politica e finanziaria al Paese. La famiglia Espirito Santo Silva è stata sempre vicino a Salazar. Un’altra figura centrale dell’economia nazionale è Antonio de Sommer Champalimaud, protagonista dell’industrializzazione degli anni ’50. A questi vanno aggiunte le famiglie tradizionali dedite ad attività agricole e commerciali. Poi ci sono le compagnie marittime con le famiglie Ferreira dos Santos o Dias da Cunha in Mozambico, Arantes Pedroso in Angola e Sao Tome.
Avevano le loro Lobby, i loro club, andavano a caccia, navigavano e possedevano cavalli. Promossero uno stile di vita, dove qualità e lusso, divennero prioritari. Salazar conosceva molte di queste persone. Frequentava i vertici di gruppi economici, ma non riponeva in loro molta fiducia. Non aveva rapporti intimi con loro, né incoraggiava l’intimità. Non incoraggiava l’amicizia. Le eventuali conversazioni informali erano riservate al Vimieirio in estate (la sua casa privata in campagna). Nogueira descrive questi industriali, veri personaggi come Ricardo Espirito Santo, il “Principe” rinascimentale, un devoto sostenitore di Salazar, un uomo che ha plasmato un tipo di società in Portogallo, che univa il vecchio e il moderno. La cerchia ristretta degli amici di Salazar proveniva dall’alta borghesia di origine rurale. E’ in questo ambiente sociale e professionale che recluta i membri dei suoi governi, principalmente tra accademici, ingegneri, avvocati, medici e alti funzionari.
Qui Nogueira fa una lunga serie di nomi che vi risparmio la citazione. La società lo apprezzava, gli era grata, lo rispettava e lo ammirava. Tuttavia, la sua base sociale di sostegno era la classe media la classe media rurale del Nord e la borghesia delle piccole città, che ricordavano il disordine della Repubblica. Erano religiosi, ordinati e conservatori; le donne, le madri, avevano una vera devozione per Salazar, che aveva restaurato l’ordine, il valore del denaro, che aveva tenuto il Portogallo fuori dalla guerra e i comunisti fuori dal Portogallo. Questi strati sociali medio-alti e medio-bassi, pur non disponendo di denaro, godevano di uno status sociale che oggi, in termini materiali apparirebbe modesto: le automobili erano ancora un segno esteriore di ricchezza e i viaggi all’estero erano riservati aipiù abbienti.
Comunque sia avevano in casa le domestiche, trascorrevano le vacanze al mare o in campagna, quasi tutti possedevano un terreno e una seconda casa su di esso. Leggevano e si dedicavano alla cultura, praticavano sport e andavano al cinema. Il cinema di allora si concentrò su questo gruppo, descrivendone i valori e le abitudini, in una serie di commedie a tratti ironico, a tratti pedagogico. Per quanto riguarda le classi più basse, il proletariato proveniva dalla regione dell’Alentejo, le famose masse popolari animate dalla retorica comunista. Il gruppo secondo Nogueira, pur essendo economicamente proletarizzato non lo era socialmente, e, fino agli inizi del 1960, rappresentò una delle basi di sostegno del regime. Salazar riuscì ad integrarlo attraverso corporazioni. L’Estado Novo aveva una certa capacità di controllare con la sua organizzazione corporativista, questa classe operaia, che, peraltro, fin dall’inizio era più vicina all’anarco-sindacalista che al partito comunista.
La descrizione che ne fa Nogueira della società portoghese non è idilliaca, sa che c’erano problemi, la vita non era facile, era abbastanza dura, soprattutto per i più poveri. In particolare, i lavoratori salariati delle zone rurali fino agli anni ’50; era il caso delle giovani donne di campagna che venivano a “servire” a tempo pieno a Lisbona e Porto. Del resto, come tutte le società tradizionali con stratificazione e struttura autoritaria, quelli in basso erano, per molti versi alla mercè di quelli in alto. Potevano trovare il buon capo cristiano, giusto, formato, paternalista, ma potevano cadere sotto capi autoritari, sfruttatori, egoisti. Negli anni Sessanta tutte queste classi subirono una intensa modernizzazione che accompagnò il cambiamento dei costumi in tutta Europa. Ci fu lo shock culturale della liberalizzazione dei costumi, con la perdita dell’influenza della morale cattolica nelle famiglie urbane, soprattutto in quelle cattoliche e le classi superiori.
Tutto è cambiato con i cinema e le televisioni. Pinto descrive quello che più o meno è successo in tutte le società dei Paesi europei del Mezzogiorno. E’ la Rivoluzione culturale che arriva anche in Portogallo. Nonostante i partiti non esistessero in Portogallo, la cultura e la letteratura erano nelle mani della sinistra intellettuale. Dalla fine della II Guerra mondiale scrive Nogueira i due Paesi vicini al Portogallo, la Francia e l’Italia, avevano una cultura letteraria, cinefile e mediatica dominata dal marxismo, da Jean Paul Sartre, Simone de Beauvair e tanti altri. I loro libri presenti nelle principali librerie, i film che arrivavano erano tutti contro il regime. Gli editori più influenti pubblicavano romanzi francesi e italiani di sinistra. Inoltre, la maggior parte degli insegnanti dei licei era politicamente di sinistra. Nessuno interferiva del regime nelle loro lezioni di storia e letteratura. E qui che si forma la mente dei giovani studenti.
La stessa cosa accade nelle università, in particolare nelle facoltà di Giurisprudenza. La situazione descritta da Nogueira è simile ad ogni regime di destra che si preoccupa poco della cultura che viene veicolata nel Paese. Tuttavia, però sembra che il regime di Salazar, si occupi della produzione cinematografica. Almeno fino al 1963 con Antonio Ferro, il principale architetto della propaganda e della politica culturale dell’Estado Novo. Ma anche Paulo Rocha, e Antonio Lopes Ribeiro. Uomini colti e moderni, sensibili alle realtà europee e americane. Mostrarono a Salazar l’importanza del cinema e dell’immagine nel plasmare l’immaginario e la mentalità popolare. L’aveva capito in Italia l’artefice dei Comitati Civici, il cattolico Luigi Gedda. Si cercava di consolidare e creare una morale conservatrice e patriottica, che sostenesse i valori tradizionali della famiglia e dell’educazione. Con commedie esemplari e popolari in un quadro di semplicità e di gusto, armonia sociale, per una società ideale.
Lo scrittore portoghese anche qui fa un elenco di nomi, di attori, dei film, che oltre a mostrare Lisbona e il progresso urbano e architettonico del regime dell’Estado Novo, dipingeva un ideale di vita del regime in termini di relazioni: religione, famiglia, lavoro, classi sociali. In questi film ci sono una serie di eroi, ma alla fine, si cerca di idealizzare Salazar, il condottiero del Portogallo. Film che aiutano a comprendere cosa fosse il salazarismo. Pinto si sofferma sui contenuti di alcuni film, i temi erano il matrimonio, con la sua armonizzazione sociale, antidoto o alternativa cristiana e ordinata alla violenza, alla lotta di classe. La vita nelle strade nel lavoro, il confronto tra la campagna e la città. In definitiva, scrive Pinto, attraverso la commedia si cerca di consacrare le storie stereotipate dei valori sociali, cattolici e familiari, della prosperità e dell’armonia raggiunta grazie alla virtù e al lavoro. Nel X° capitolo (“Salazar forte e modesto”) lo storico portoghese descrive la personalità del Primo Ministro, essenzialmente una figura paterna, a metà tra il gentile e il tollerante, l’austero e il severo. Forte e modesto. Molti sono gli aneddoti sulla sua figura.
Molti di questi riguardano la sua avarizia: Salazar aveva la reputazione di essere “avaro”, a causa del rigoroso modo in cui gestiva i fondi statali durante il periodo di ristrutturazione finanziaria. Separava meticolosamente le questioni pubbliche da quelle private, curando ogni minimo dettaglio. Addirittura, da quando ha iniziato a risiedere al Forte Santo Antonio do Estoril, depositasse puntualmente l’affitto mensile, che pagava di tasca propria, sul conto del Ministero della Difesa (proprietario del Forte). A Sao Bento aveva un telefono di stato per le chiamate ufficiali e un altro per uso personale. Pagava le bollette di quest’ultimo telefono. Lo stesso valeva per tutti i suoi gesti personali, regali, donazioni. La sua modestia lo portava a scandalizzarsi di fronte a spese che gli sembravano esorbitanti, inutili e irrazionali. Pinto dà conto del confronto tra il potere politico e la Chiesa portoghese, in particolare tra il 1955 e il 1965. Con la sostituzione di Pio XII con Giovanni XXIII e poi con Paolo VI e l’apertura del Concilio Vaticano II, secondo Pinto si è innescato tra i fedeli un periodo di confusione tra i fedeli e soprattutto di crisi che spinse numerosi sacerdoti ad abbandonare la Chiesa.
In Portogallo la ragione principale dell’appoggio dei cattolici all’Estado Novo era storicamente legata alle politi
che anticattoliche della Prima Repubblica. Tuttavia, in questo periodo la linea di Pio XII che condannò qualsiasi collaborazione tra cattolici e comunisti pena la scomunica, e che definì Salazar un “uomo della Provvidenza”, si passò alla rottura simbolica che coinvolse il vescovo di Porto, monsignor Antonio Ferreira Gomes. Il monsignore scrisse il 13 luglio 1958, una dura lettera di censura a Salazar, nella quale prendeva le distanze dal regime e ne chiedeva l’immediata democratizzazione, con la reintroduzione dei partiti pubblici, il diritto di sciopero e l’abolizione della censura e della polizia politica.
In questo periodo proliferano movimenti laicali in Europa, sia tradizionalisti che progressisti, anche in Portogallo. In particolare, Pinto fa riferimento a quei “cattolici progressisti”, vicini alla sinistra, che acquisirono notorietà, almeno sui media. Pertanto, in questi anni la Chiesa cessa di essere una forza politica e sociale a sostegno di Salazar che si è reso conto e si lamenta con il cardinale Cerejeira. L’altra principale fonte di sostegno per il regime era l’esercito, che rimasero fedeli, soprattutto a livello di alti ufficiali. Tuttavia, i dissensi verso il regime ci furono, ma si sono dissolti in poco tempo. Per quanto riguarda il rapporto di Salazar con i Funzionari e i Politici.
Pinto scrive che l’organizzazione che sosteneva il regime, Unione Nazionale, non ha mai avuto lo status sostanziale di un singolo partito. Salazar era fermamente contrario ai partiti politici e quindi era l’ultima cosa desiderare un partito politico del governo. I ministri sono reclutati in base alle competenze funzionali, non all’esperienza o alle competenze politiche. Anche se c’erano sempre delle porte aperte a individui riconducibili a famiglie politiche come monarchici, cattolici, tecnocrati, persino alcuni vicini al repubblicanesimo liberale. Questi uomini sono accademici rinomati generalmente giuristi. Salazar li ha cercati alla facoltà di Giurisprudenza a Lisbona a Coimbra. Il libro fa alcuni nomi.
Quando smettevano di fare i ministri tornavano a fare quello che facevano prima. Salazar ha lasciato in eredità un’eccellente Pubblica Amministrazione, ai livelli medio e alto: efficiente, competente, onesta, con un forte senso di servizio pubblico e statale. La loro neutralità ideologica, poiché la loro nomina non richiedeva adesione ideologica al regime o lealtà, bensì competenza e fedeltà funzionale, e ciò che li ha protetti dalle purghe del 25 aprile. I direttori generale dell’Estado Novo erano pochi da 50 a 60, competenti, rigorosi, stabili, incorruttibili e prendevano decisioni con rigore e austerità secondo il profilo salazarista. Penso di continuare almeno per un’ultima parte.
A presto.
