Cuba sta vivendo una crisi umanitaria tremenda. Ce ne parlano bene i Salesiani.

Il sacerdote don Alberto Rodriguez Màrmol, direttore e coordinatore editoriale di “Fondazione Don Bosco nel Mondo”, in un articolato pezzo scrive che a Cuba c’è una crisi umanitaria assai preoccupante di cui la Congregazione dei Salesiani Don Bosco si sta concretamente occupando.
E’ proprio don Rodriguez a scrivere: “Cuba attraversa oggi una profonda crisi energetica trasformatasi in poco tempo, in una crisi umanitaria senza precedenti a causa del blocco petrolifero degli Stati Uniti che colpisce trasporti, ospedali, scuole e produzione alimentare”.
Argomentazioni che la nostra Testata tratta con dovizia di particolari da diverse settimane ma che merita di essere rammentata ed approfondita.

Dalla Fondazione che si ispira al più celebre santo sociale del Piemonte spiegano: “Già in ginocchio per carenza di beni essenziali come cibo e medicinali, a ottobre del 2025 Cuba è stata colpita dal devastante uragano Melissa che ha travolto intere comunità, distruggendo abitazioni, infrastrutture e mezzi di sussistenza”.
In Italia non si è rimasti insensibili a quanto accaduto al Popolo Cubano – che non deve essere confuso con la dittatura comunista dei Castro – e per questo da Roma narrano: “i Salesiani delle Antille hanno chiesto il nostro sostegno e quello della Famiglia Salesiana per un intervento solidale, dando origine così al progetto ‘Paniere di base per emergenza: sostegno alle famiglie colpite dall’uragano Melissa a Santiago De Cuba’”.
Ancora una volta i figli di san Giovanni Bosco si “sporcano le mani” per “offrire una risposta concreta e sostenibile ai bisogni più urgenti della popolazione attraverso la fornitura di un paniere alimentare di base, due volte al mese, per un tempo continuativo, a 500 famiglie circa 2.000 persone, nell’area della Comunità Salesiana San Juan Bosco e della Parrocchia Maria Auxiliadora di Santiago de Cuba”.
Questa notizia non può e non deve passare inosservata perché la solidarietà e l’affetto degli italiani sono da sempre uno degli attributi fondanti dello spirito di chi vive all’ombra del Tricolore.
I Salesiani non disperdono i soldi – come invece accade nel welfare italiano – ma aiutano “famiglie a basso reddito, anziani soli, madri e bambini in condizioni di disagio”. Inutile dire che “il progetto risponde alla prima emergenza, ma promuove anche un percorso di autonomia e di coesione sociale per contrastare gli effetti dell’embargo. Inoltre, mira al miglioramento delle condizioni di vita delle persone più in difficoltà attraverso la distribuzione di beni di prima necessità, il ripristino dei servizi essenziali e il sostegno a piccole attività generatrici di reddito”.
L’obiettivo dei Salesiani – perché senza obiettivi non ha senso mettere in campo un progetto – è quello di ottenere “riqualificazione delle abitazioni, miglior accesso all’acqua potabile, servizio sanitario di base, rafforzamento delle reti comunitarie di autoaiuto”.
Nulla è improvvisato, niente è lasciato al caso, tutte le attività “sono coordinate dai Salesiani e dal team di esperti in cooperazione, in stretto raccordo con partner e autorità locali a garanzia di efficacia, trasparenza”.
Il valente don Alberto Rodriguez Màrmol chiosa il suo articolo così: “Ogni sostegno è fondamentale per trasformare l’emergenza in opportunità di ripresa, in un’ottica di solidarietà internazionale che mette al centro la cura e la dignità delle persone più in difficoltà”.
Bisogna ripeterlo: Cuba non ha nulla a che spartire con la dittatura comunista dei Castro. I figli di Cuba sono uomini che soffrono, si accontentano di poco, e da decenni vivono la tirannia del loro governo e la cattiveria gratuita degli Stati Uniti d’America.
Il giornalista, per sua natura, è chiamato a schierarsi sempre dalla parte di chi soffre e a diffondere informazioni che, diversamente, non sarebbero conosciute dai più.

Come mai le flottiglie non arrivano a Cuba? Qui sarebbe ottimo che portassero gli aiuti! Ma mi sa, è veramente stato detto in tv, che sulle loro navi i flottilleros non portavano cibo e aiuti umanitari, ma portavano “ se stessi “, in dono, per aiutare nella guerra e nei massacri
Veramente la flotilla è già arrivata a Cuba. Si chiama Nuestra América Convoy To Cuba ed è sbarcata a marzo, con il sostegno di Greta Thumberg.