Le metropoli che boccheggiano stanno cambiando l’approccio progettuale
Tra le tante cose che stiamo mettendo in atto sempre peggio, il Pianeta Vivente ci sussurra da tempo che c’è differenza tra il “costruire” e il “distruggere”, pur facendo la medesima cosa. L’espansione delle metropoli ad esempio, richiede una sapiente integrazione tra la pianificazione, gli effetti degli interventi sul luogo, il microclima, il rispetto del suolo, la riforestazione e tutto ciò che interagisce sul territorio.
Infatti, ogni metro quadro di terreno fino a quel momento agricolo o boschivo, è vivente dal tempo dei mammut. Una volta asfaltato è morto per sempre. Occorre sapere guardare lontano.
Lungimirante precursore della bioarchitettura è stato l’architetto torinese Paolo Soleri con Arcosanti, la sua città “per l’uomo” nel deserto dell’Arizona, costruita nel 1970 e tuttora abitata da alcune centinaia di persone.
Cosa è cambiato in 55 anni?
Il riscaldamento globale sta presentando il conto e tra le tante cause antropiche, l’urbanizzazione e la diminuzione delle foreste autoctone, sono causa ed effetto, entrambe complici dell’aumento della temperatura al suolo.
L’odierna dimensione delle “regioni urbane” pretende di essere ripensata, sia nello sviluppo in altezza della skyline, imbuto di calore ascensionale, sia nelle smisurate baraccopoli degli hinterland che, oltre a cumuli di disparità sociali, sono vere e proprie isole di calore che devono essere “acclimatate” e restituite a un rapporto uomo-uomo-natura disperso nel tempo.
I progetti per una città eco sostenibile, da una decina d’anni sono in forte ascesa: dalle abitazioni della città sotterranea di Coober Pedy (AUS), di origine mineraria e ricavata dagli scavi, alle Città Laboratorio della Green Economy e le buone prat+iche del gruppo italiano degli Esperti del Green City Network, le idee per una architettura etnica si moltiplicano in Africa e in Asia.
Altrove, moderne megalopoli si stanno organizzando in tema di sostenibilità, moltiplicando spazi verdi ed edifici a basso impatto ambientale. Il palazzo avvolto nella flora è sempre più parte del paesaggio e l’obiettivo “foresta urbana” inizia a diffondersi con progressiva costanza.
Nel mondo, Londra si sta candidando come prima metropoli “parco nazionale”. Altre città: Melbourne, Vancouver, Singapore, Bogotà, Curitiba e Madrid sono tra le città che stanno promuovendo iniziative di forestazione urbana.
In Italia la foresta urbana sta mettendo radici nelle grandi metropoli come Milano, Roma, Torino e anche in molte città più piccole, con l’obiettivo di aumentare l’ombreggiatura, contrastare il cambiamento climatico e migliorare la vivibilità urbana.
L’iniziativa interessa sia aree più estese come parchi ed ex aree industriali, sia spazi minori, inclusi i singoli alberi. L’impresa, lunga, tortuosa e multiforme sta partendo grazie ai fondi del PNRR, con l’obiettivo di piantare 6,6 milioni di alberi. Le polemiche non mancano, i dubbi neppure, comunque sia…
- Milano: con il progetto Forestami, punta a 3 milioni di alberi entro il 2030, con iniziative di massiccia riforestazione in aree come il Parco della Vettabbia.
- Torino: si stanno piantando un numero elevato di alberi in parchi come il Colonnetti e il Parco Stura, e partecipa a progetti di forestazione urbana tramite partenariati con aziende e cittadini.
- Roma: il progetto “Mille radici per il futuro” sta piantando alberi nel quartiere Mezzocammino e si sta lavorando alla riqualificazione dell’area di Piazzale Cinquecento con centinaia di alberi.
- Reggio Emilia e Parma: pianificano la messa a dimora di decine di migliaia di alberi in aree pubbliche, con progetti specifici come il KilometroVerdeParma.
Cos’altro è oggetto di attenzione?
L’inerzia termica dei materiali da costruzione impiegati dalla seconda rivoluzione industriale è tra i responsabili principali delle isole di calore. Però, raffreddare un’area urbana che causa l’aumento fino al 25% della propria temperatura al suolo, non è un’impresa facile. Esistono diversi tipi di approccio progettuale, dalla riconsegna di superficie verde alla Terra, allo studio di materiali a bassa inerzia termica di origine naturale.
Tornare a ombreggiare strade urbane e suburbane con gli storici filari di pioppi e platani abbattuti, sarebbe una prima mossa, ma gli architetti impegnati nei progetti della “città sostenibile” immaginano maxi interventi ben più ambiziosi ed è doveroso sperare che prima o poi si traducano in opera, sebbene il problema sia globale e richieda un movimento di riconversione mentale, più che urbana, organizzato a livello etico-politico e mondiale.
Un esempio avvincente e ardito è quello di Telosa la città del futuro disegnata dallo studio di architettura & sperimentazione danese BIG per conto di un’idea neo futurista del miliardario americano Marc Lore, intenzionato a costruire un’avveniristica città ecologica nell’arco di 10 anni.
Altre ricerche per “un’edilizia bio” sono rivolte a un poliedrico studio di solidi materiali rinnovabili del regno vegetale, ottimizzati dall’azione collante delle spore di alcuni funghi. Phillip Ross, precursore di questo materiale ottenuto dal micelio del fungo, ha ottenuto un prodotto a impatto zero, più resistente del cemento e della plastica, denominato: Evocative. L’italo olandese Mycrosplat ha ottenuto biopolimeri battezzati Mogu prodotti e lavorati a freddo. Questi e tanti altri tentativi nient’affatto visionari si stanno sviluppando con un occhio al futuro.
Aggiornamenti dall’Italia e dal Mondo

In Italia è in corso un’accelerazione consapevole delle politiche ambientali, con crescenti interventi sulla digitalizzazione urbana, la creazione di nuovi spazi verdi, lo stop alla cementificazione, il recupero dei locali vuoti e l’efficienza energetica degli edifici. Molto dipende dalle scelte intellettuali dei Comuni. Reggio Emilia, Trento e Parma sono le città in testa alle classifiche di sostenibilità, molto impegnate in recuperi ambientali, mobilità Green, efficienza dell’energia, gestione dei rifiuti e ripresa del verde urbano. Programmi in corso d’opera mirano alla massima decarbonizzazione, sostituita da energie rinnovabili.
Nel mondo, le città più ecosostenibili variano a seconda delle classifiche, ma spesso includono città europee come Amsterdam, Oslo, Copenhagen, Berlino e Rotterdam (per il loro approccio ambientale), insieme a realtà nordamericane come Vancouver e asiatiche come Singapore, mentre altre classifiche (Cities in Motion), mettono in evidenza metropoli come Londra, Parigi, New York e Tokyo.
Infine, cosa fare per giungere al 100% della città ecosostenibile è una domanda rivolta ad AI Overview
Che risponde: «per raggiungere il 100% di sostenibilità ecologica, le città future punteranno su energia 100% rinnovabile, mobilità elettrica condivisa e a basso impatto, edilizia circolare a risparmio energetico, abbondanti spazi verdi, gestione intelligente dei rifiuti con riciclo avanzato, e l’integrazione di tecnologie smart (IoT) per ottimizzare le risorse».
Risposta in tema per il futuro che verrà e che, in un modo o nell’altro, qualcosa pretende.

bei progetti, a parte l’incubo della città sotterranea.
Da me ad Alpignano si cerca ogni occasione per piantumare. Parliamo di bandi perché se no dove trovi i fondi?
Grazie Zan… momento di leggerezza: i fondi li trovi sempre in fondo!😊