La necessità di aggiornare una difesa antiquata si è fatta irrinunciabile
La sanguinaria guerra in Ucraina e gli attacchi alle navi nel Golfo di Aden da parte dei ribelli Houti hanno sancito l’importanza dei droni come arma offensiva a basso costo che, soprattutto durante i quattro anni della guerra in Ucraina si è evoluta, impiegata con un crescente e quotidiano scambio di colpi, rendendo obsoleti armamenti molto più dispendiosi e sofisticati.
Il basso costo dei droni, ormai prodotti facilmente da molti Paesi, e l’alto costo dei missili terra-aria hanno accelerato la ricerca di nuovi metodi di contrasto, poiché sebbene la politica europea non sia aggressiva, oggi è costretta a rivedere i propri sistemi di difesa.
Da divertenti quadricotteri commerciali modificati ai velivoli militari low-cost, infatti, i droni si sono evoluti in fretta. Dapprima usati per spionaggio e sabotaggi, sono diventati cacciatori di uomini, distruttori di carri armati e sempre più impiegati in sciami per violenti bombardamenti.
Di fronte a un rischio così ampio e collaudato, in Europa, governi e industrie stanno cercando soluzioni agili, sostenibili e soprattutto rapide da mettere in atto.
L’impiego di costosi caccia è oltretutto pericoloso. L’Ucraina ha già promosso l’aereo agricolo Z–137 a cacciatore di droni, anticipando lo sviluppo di velivoli studiati in questo nuovo ruolo di intercettori.
Gli aerei monomotore e bimotore a elica
Una delle contromisure più promettenti arriva da un’accoppiata inedita: aerei a elica equipaggiati con laser ad alta energia.
I velivoli turboelica di “vecchia scuola”, possiedono qualità adatte e migliorabili per il contrasto ai droni: consumano poco, possono volare lenti e restare in pattugliamento per ore, garantendo la stabilità necessaria per un ingaggio preciso. Grazie ai progressi tecnologici, oggi questi velivoli possono montare sensori elettro-ottici avanzati, radar leggeri e sistemi laser compatti, quindi inquadrare i droni e colpirli.
Il laser attacca e fa centro alla velocità della luce, con costi per singolo ingaggio molto bassi e senza produrre detriti. Non deve distruggere il drone, basta disabilitarne una parte elettronica o strutturale per annullarne la minaccia. Attualmente, il Brasile, con il suo multiruolo turboelica Super Tucano, attrezzato con un efficace puntatore laser, si è portato avanti con il lavoro.
I velivoli italiani ed europei nello studio anti-drone
In Italia, l’attenzione per un velivolo ad ampio raggio, si concentra su piattaforme già operative o adattabili. Il Leonardo P-72A, dedicato alla sorveglianza marittima, è considerato uno dei candidati grazie all’elevata autonomia e all’ampio spazio per sensori e sistemi di missione.
Leonardo sta inoltre esplorando l’integrazione di laser compatti su agili jet da addestramento quali: M-345 e M-346. Velivoli adatti a un rapido intervento, affidabili e facilmente convertibili al nuovo ruolo.
Inoltre, il SIAI Marchetti 260 AM, collaudato biposto a elica, economico velivolo da addestramento dell’ Aeronautica Militare Italiana, nella sua versione da combattimento “Warrior” è già stato impiegato in altri ruoli operativi dalle aviazioni delle Filippine e del Burkina Faso. Un ottimo aereo già pronto per essere adattato al nuovo compito di contrasto droni a bassa quota e contatto ravvicinato.
In Europa, vari Paesi stanno valutando piattaforme turboelica già diffuse, come il Pilatus PC-12/47 o il PC-21, entrambi apprezzati per affidabilità e versatilità. Altri studi prendono in considerazione versioni speciali del Dornier 228, usate per pattugliamento e ricognizione. Si ipotizza persino l’impiego di aerei ultraleggeri avanzati e droni MALE riconfigurati per la caccia ad altri droni, creando una difesa multilivello, flessibile e a basso costo.
Perché un aereo è meglio di una postazione a terra
I sistemi a terra sono efficaci ma hanno un limitato raggio di copertura da una postazione fissa. Un aereo, invece gode di mobilità e può affrontare lo sciame di droni molto prima che raggiunga la zona del suo obiettivo, inoltre, dall’alto il laser ha un angolo d’ingaggio più pulito e stabile: edifici, colline o ostacoli non interferiscono, e il velivolo può mantenere la mira anche se il drone esegue manovre evasive.
Restano alcune sfide tecniche: alimentazione, raffreddamento, stabilizzazione del fascio e sicurezza del traffico aereo. Ma l’evoluzione dei laser compatti e dei sistemi di tracciamento sta accelerando al punto da rendere questa combinazione non solo plausibile, ma vicina all’adozione.
Un precedente molto simile che risale alla 2ª Guerra Mondiale.
Durante le ultime fasi del secondo Conflitto Mondiale gli inglesi usarono con grande efficacia soprattutto i potenti caccia Hawker Tempest contro la minaccia delle V-1 tedesche, assimilabili agli odierni droni. Missili senza pilota lanciati dal continente verso Londra.
Oltre al fuoco dei 20 mm montati sui Tempest, alcuni piloti sfioravano con la punta dell’ala la bomba volante, interrompendo il flusso d’aria del missile che precipitava, senza rischiare i detriti di un’esplosione in prossimità del proprio aereo. Storie del 1944 che si rinnovano.
Il futuro della difesa europea e i velivoli a elica
lo scenario tattico/strategico è in rapida evoluzione, ma nell’eterna sfida tra la spada & la corazza, ora si è fatta sempre più concreta la formazione di una nuova generazione di velivoli in grado di proteggere i cieli europei.
Le provocazioni russe sulle capacità reattive dei paesi NATO, soprattutto ad est e in area baltica sono sempre più frequenti. Dunque, l’Europa sta valutando con crescente necessità il nuovo sistema integrato, chiamato a un compito di protezione delle infrastrutture civili e militari, e degli spazi aerei.
La dissuasione diventa un obbligo di fronte a un futuro invadente che sembra già essere presente.
