Gerusalemme diventa teatro di una diatriba politica internazionale. Possibile che nessuno si concentri sulla Passione del Signore?
Lo Stato di Israele – vista la situazione bellica che lo vede coinvolto – ha ritenuto opportuno impedire al Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Cardinale Pierbattista Pizzaballa, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
Il Cardinal Pizzaballa ha sfruttato la cosa a suo vantaggio per fare, ancora una volta, un po’ di polemica su Benjamin Netanyahu e il suo Esecutivo.
Dal Patriarcato di Gerusalemme dei Latini fanno sapere: “Impedire l’ingresso al Cardinale e al Custode, che detengono la più alta responsabilità ecclesiastica per la Chiesa Cattolica e i Luoghi Santi costituisce una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata. Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo”.

Dal Vaticano, Robert Francis Prevost, Leone XIV, non ha voluto polemizzare sullo Stato di Israele ma, in modo più saggio, si è limitato a proporre un eloquio spirituale e non politico: “mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza, […] eleviamo la nostra supplica affinché il Signore sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace”.

Siccome il Patriarca Pizzaballa è un cittadino italiano, sul tema è intervenuto anche il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, “Fratelli d’Italia”, che ha dichiarato: “Il Governo italiano esprime vicinanza al Cardinale Pizzaballa, a padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro”.
Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, “Forza Italia”, ha tuonato: “Ho dato immediate istruzioni al nostro Ambasciatore in Israele di esprimere alle Autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza della libertà di religione”.

Qualcuno ha riflettuto: se la Polizia di Israele avesse permesso l’accesso al Santo Sepolcro al Patriarca Pizzaballa, e fosse avvenuto un bombardamento, la Comunità Internazionale avrebbe dato la colpa al Governo di Tel Aviv per mancata applicazione dei protocolli di sicurezza.
Alla Farnesina, evidentemente, hanno molto tempo a disposizione perché il Ministro Tajani ha subito precisato: “Ho dato indicazione di convocare domani al ministero degli esteri l’ambasciatore di Israele per avere chiarimenti sulla decisione di impedire al cardinale Pizzaballa la celebrazione della domenica delle Palme”.
Al netto delle contrapposizioni politiche e ideologiche va ricordato che “la Settimana Santa, che oggi comincia, celebra tutto il mistero della morte e risurrezione di Cristo; la liturgia pone in questa domenica l’accento sulla passione, come lo porrà domenica prossima sulla risurrezione”.
Queste poche ma chiare parole sulla Domenica delle Palme, o della Passione del Signore, sono di padre Secondo Mazzarello che, nel 1985, da Segretario del “Centro Azione Liturgica”, teneva a precisare che nella Settimana Santa non ci si deve perdere in inutili contese ma ci si deve concentrare solo sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Il Sovrano dello Stato della Città del Vaticano non è sceso in polemica con lo Stato di Israele, non lo faccia nemmeno la Repubblica Italiana.

Scaramucce politiche a non finire; nemmeno davanti all’evento della domenica delle palme riescono a smetterla!!! Ed è ovvio perché Dio non è al primo posto per nessuno! Cristo è stato messo in croce dagli ebrei, ma se i cattolici con la scusa delle palme approfittano per fare dichiarazioni politiche di parte invece di invitare alla preghiera, chi mai penserà veramente a rievocare questo evento festoso che però porterà alla crocifissione del Figlio di Dio? Prevost è stato blando e meglio così, ma Pizzaballa non poteva tacere ed affidare gli uomini di ogni nazione a Dio? Non l’ha fatto perché contava di più stare sulla barricata della sinistra, la quale, a sua volta, sta sull’assurda barricata islamica
Cara Margherita, hai centrato il punto della questione: Pizzaballa fa politica e non il pastore di anime. Il problema della Chiesa di Terra Santa è proprio lì: Pizzaballa va in giro con la kefiah palestinese, si è sempre schierato con Gaza e Hamas, ma fa la parte del costruttore di pace.
L’uomo comune, il politico e perché no anche il rappresentante della fede, si perde nei labirinti del non senso, della banalità, del superfluo, nella costante affermazione dì se stesso a scapito del reale. Questo apprezzato articolo ne da conferma.