A Cuneo un Sacerdote compie atti sessuali con parrocchiana minorenne che viene definita consenziente.
Il Vaticano, nonostante le parole vuote degli ultimi dodici anni sugli abusi sessuali nella Chiesa, continua ad avere problemi con sacerdoti che amano utilizzare il loro status per fare ciò che il Vangelo condanna con forza: creare scandalo nei fedeli.
L’ultimo caso in ordine di tempo è quello dell’ex-parroco della Parrocchia “Cuore Immacolato di Maria” in Cuneo, don Carlo Occelli, sacerdote della Diocesi di Cuneo-Fossano, che, come sottolineano i colleghi di “Cuneo24”, “patteggia un anno e otto mesi” ed è stato destinato “a un servizio caritativo fuori diocesi”.
Per chi non lo sapesse chi, nell’ambito del processo penale, patteggia fruisce di un rito speciale che “consiste in un accordo tra l’imputato e il Pubblico Ministero per concordare la pena da applicare, ottenendo una riduzione fino a un terzo rispetto a quella prevista per il reato”.
In pratica se il giudice approva il patteggiamento – come nel caso di specie – l’imputato ottiene gli stessi effetti di una condanna ordinaria, con benefici e tempi più rapidi. In pratica ammette la colpa, fa risparmiare tempo e soldi alla Magistratura e, dunque, ottiene benefici.

Dalla Diocesi di Cuneo-Fossano, retta da monsignor Piero Delbosco, uno scarno “COMUNICATO a margine di una notizia pubblicata su organi di stampa” nel quale si dice: “Nei giorni scorsi, alcuni organi di stampa hanno riportato la notizia del patteggiamento, con pena di un anno e otto mesi, di un sacerdote già in servizio a Cuneo, accusato di atti sessuali con minorenne consenziente”.
Da quel che è ormai chiaramente trapelato “si tratta di don Carlo Occelli, 50 anni, ordinato presbitero nel 2001, incardinato nella Diocesi di Cuneo-Fossano, ora destinato ad altra attività fuori diocesi, in ambito caritativo”.
Già da giorni, in Cuneo, c’erano delle voci di corridoio, dei sussurri popolo. Come sempre, il giornalista non segue il detto “vox poluli, vox Dei” ma attende dei riscontri verificabili e riscontrabili.
Con una freddezza glaciale il “Comunicato” si conclude così: “Nel rispetto del segreto istruttorio, il Vescovo diocesano di Cuneo-Fossano non si era espresso pubblicamente al riguardo, pur avendo subito adottato le procedure canoniche previste non appena informato dei fatti e del procedimento penale in corso, e cioè un’indagine previa, trasmessa al Dicastero competente della Santa Sede, e l’avvio di un processo canonico, ancora in corso, di cui ora si attende l’esito”.
Gravissimo che il Vescovo Delbosco – nel “Comunicato” mai chiamato per nome – non abbia ritenuto di esprimere un messaggio di vicinanza alla Famiglia della minorenne abusata, delle scuse ai parrocchiani del “Cuore Immacolato di Maria”, un sincero senso di costernazione per i fedeli della Diocesi di Cuneo-Fossano che sono feriti dallo scandalo.
Eppure monsignor Piero Delbosco ha sicuramente letto il Vangelo e sa bene che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”, come dice Gesù in Matteo 18:6.
La giustizia ordinaria ha fatto il suo. Ora è il turno della giustizia canonica, della giustizia ecclesiastica.
Chissà che Robert Francis Prevost, Leone XIV, non decida, come sarebbe corretto, di mettere in atto il processo legale con cui un chierico viene sciolto dai suoi obblighi e dai compiti ecclesiastici, rientrando nella condizione di laico.
Chissà che in Vaticano, come sarebbe opportuno, non decidano per la riduzione allo stato laicale di don Carlo Occelli. Inutile fare crociate contro gli abusi sessuali sui minori per poi tenere nella Chiesa quei preti che se ne sono resi protagonisti.
Il tempo darà i suoi responsi. Per il momento non resta che attendere.

Il vescovo che ha benedetto il gay pride in S. Pietro ha rilasciato un’intervista dove auspicava che i gay potessero amarsi anche sessualmente in santa pace; ormai nella loggia massonica vaticana si accetta l’amore sodomitico come un risultato della sollecitazione bergogliana “todos todos todos” in tutti i sensi. Raggiunto questo traguardo, anche un abuso sessuale non sarà più un problema così grave. Il prete verrà trasferito e si spera che non ripeta più; tanto più che dí occasioni per sfogare le proprie voglie ne avrà a iosa tra i colleghi
Cara Margherita, pensa che il Vescovo incaricato della Tutela Minori per la Conferenza Episcopale del Piemonte è Monsignor Marco Brunetti di Alba.
Non gli ho sentito proferire un fiato.