AVANA - Coda in attesa che torni la luce.
Ultime info dall’Avana (di Claudio Cravero)
(CUBA _ 19/9 _ 14/10) Da febbraio scorso, con il viaggio realizzato sulle rotte dei migranti in Senegal e Gambia, collaboro con l’Associazione OnBorders di Torino e, come la volta scorsa, sono venuto a Cuba con due responsabili dell’associazione, l’antropologo Piero Gorza e il fotografo Enrico Carpegna, per documentare la situazione attuale che vive il paese.
I cubani, per ora, sono tranquilli nei confronti degli USA perché dicono che non saranno mai aggrediti, ma invece saranno soffocati poco alla volta, come sta avvenendo dall’inizio dell’anno, con nuove forme restrittive sulle importazioni e il blocco internazionale delle carte di credito su tutto il territorio. Qui nessuno vuole la guerra, ma se dovesse succedere non saranno passivi com’è successo in Venezuela. Si sentono accerchiati e vicini al collasso con un’inflazione galoppante.
Le città e le strade sono completamente svuotate dall’abituale turismo internazionale che era presente tutto l’anno fino a prima del Covid. Ora la crisi ha travolto il settore di maggior reddito dell’isola. Abbiamo visitato città in un clima surreale, privilegiati per non esser travolti dall’over tourism dilagante, ma consapevoli del crollo economico che stanno subendo: a Baracoa, Santiago, Trinidad, Santa Clara, Cienfuegos eravamo noi tre e pochi altri turisti ad aggirarsi per vie deserte e metafisiche piazze vuote.

La quotidiana mancanza della corrente, presente solo per poche ore in tutta Cuba in orari casuali, spesso comporta anche la mancanza di acqua e l’arresto dell’aria condizionata in un paese che ha un tasso di umidità elevatissimo. I locali non possono conservare cibi e la rete che non funziona blocca i lavori negli uffici. La mancanza di benzina, rintracciabile in un mercato nero a prezzi elevatissimi, blocca le aziende e i servizi pubblici. Negli ospedali la mancanza di corrente ha conseguenze anche mortali nei confronti di chi necessità terapie.
La situazione elettricità è difficilissima anche a La Habana Vieja che, per una serie di motivi, è il quartiere privilegiato della città con 2/3 ore al giorno di corrente. Se la rete è quasi assente, l’acqua scarseggia in modo ancora più drammatico ed è da centellinare. Vi è assenza quasi totale del turismo, alberghi e ristoranti chiusi e quei pochi aperti sono semi deserti. Si esce al buio e con le torce per tornare a casa, con la gente seduta fuori per il caldo soffocante, illuminata solo da pile e luci alimentate da generatori.

A parte cumuli di inevitabile immondizia che non viene raccolta per mancanza di benzina, le strade sono pulite e ordinate, c’è sempre cura e attenzione per lo spazio pubblico. C’è un’insoddisfazione generale per gli stipendi bassissimi che non hanno seguito l’incalzare dell’inflazione determinata anche dall’embargo, difatti ad agosto era del 25%.

La vita in superficie scorre normalmente, ma lo scontento è tantissimo nei confronti di un governo che negli anni non ha fatto nulla per impedire o attenuare questo dislivello enorme che, prima dell’amministrazione Trump, ha portato via dal paese più di 2 milioni di persone.
Pochi giorni fa abbiamo parlato sia con un giovane neuro chirurgo che avrebbe già un posto in Messico, ma gli viene impedito perché i visti sono bloccati, sia con un’infermiera qualificata con 30 anni di anzianità che percepisce 8.000 pesos al mese (9,00€). Anche la vice rettrice di una università importante riceve come stipendio 9000 pesos (10,00 €). Un dottore guadagna tra i 10/12.000 pesos al mese (11/13,00 €) … A metà settembre il cambio era 800 pesos per 1 euro, oggi sono già 890, mentre era 725 pesos per 1 dollaro e oggi sono 790 pesos – (dati rilevati su El Toque, sito quasi ufficiale del mercato parallelo)

Di giorno si vedono code per acquistare il pane, code fuori dalle banche in attesa che torni la luce, farmacie con desolanti scaffali vuoti privi di medicine, ma reperibili nel mercato nero a prezzi elevatissimi. Il pane si può comprare nei negozi convenzionati dello Stato dove la merce costa meno e si acquista con la tarjeta con cui hai diritto una volta al mese a 1 kg di riso, 1 kg di zucchero, 1 l. di olio e una pagnottina al giorno. Qui una pagnottina costa 25 pesos cubani mentre negli altri negozi costa 250 pesos…

Lo scontento e il desiderio di un cambiamento si percepiscono molto di più nelle città, mentre chi lavora la campagna è ancora grato per le terre ricevute dopo la rivoluzione del 1959 e gli espropri ai grandi proprietari terrieri.
Claudio Cravero
Testo e immagini di Claudio Cravero
