La CGIL insorge sulle condizioni di lavoro indecenti in Italia.

Il Segretario Nazionale della CGIL, Maurizio Landini, in questi torridi giorni estivi si sta sbizzarrendo a parlare di lavoro, diritti dei lavoratori, salari, ecc…
Innanzitutto il leader della CGIL, sindacato da sempre vicino ai comunisti, ha commentato una sentenza: “c’è un pronunciamento della Corte Costituzionale su uno dei quesiti del referendum. Noi chiedevamo che, soprattutto per chi lavora nelle piccole imprese con meno di 15 dipendenti, venisse cancellato il tetto delle sei mensilità in caso di licenziamento ingiusto. La Corte ha giudicato incostituzionale applicare questo tetto, ed è esattamente ciò che chiedevamo noi con il referendum. Ciò pone la necessità di rimettere al centro della discussione sociale e politica di questo Paese il lavoro, la condizione di vita e di lavoro delle persone”.
Sicuramente, al di là di quello che è stato il referendum dell’8 e 9 giugno 2025, bisogna intervenire per tutelare i lavoratori perché, specialmente nelle aziende piccole, ci sono imprenditori “furbetti” che, infatti, a controlli dell’Ispettorato del Lavoro, vengono ampiamente sanzionati.
Ma Landini non è contento ed aggiunge che “I diritti non si appaltano! Contro lo sfruttamento, il lavoro nero, gli appalti a cascata e la concorrenza sleale, la CGIL ha lanciato una campagna nazionale in sette lingue per costruire un modello di sviluppo equo e sostenibile. Cambiamo il lavoro in Italia!”.
Il lavoro nero è una piaga sociale che non si può, in nessuna maniera, tollerare. Bisognerebbe però che la Guardia di Finanza, con il suo Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, facesse maggiori e più accurati controlli. Come mai non vengono fatti se non dietro querele e insistenze?
Controlli andrebbero fatti anche per diminuire – o addirittura debellare – il precariato. Su questo punto Maurizio Landini spiega: “Il livello di precarietà e di bassi salari nel nostro Paese non è più sopportabile e credo che anche l’esito del referendum dica proprio che i giovani non accettano più questa condizione. Più di 5 milioni e mezzo di giovani tra i 18 e i 34 anni, l’8 e il 9 giugno sono andati a votare, e cioè quella classe di età ha superato il quorum: fosse stato per i giovani, quel referendum era valido”.
Il Segretario Nazionale della CGIL, come un disco rotto, continua a tirare in ballo il referendum ma ciò che conta è il benessere di chi lavora e la sostenibilità di chi crea lavoro.
Non si deve demonizzare chi fa impresa, chi crea occupazione, ma non si può neppure tollerare che vengano fatti contratti da 3 giorni da multinazionali con milioni di euro di fatturato.
Su questo non si può dissentire da Landini quando dice che “i profitti sono aumentati a dismisura, ma la redistribuzione è andata solo agli azionisti e non all’innovazione delle imprese. Occorre invertire la tendenza, a partire dal rinnovo dei contratti”.
Il tema è scottante, l’estate è rovente, nel prossimo autunno il Ministero dello Sviluppo Economico avrà belle “gatte da pelare”.
