I Carabinieri ricordano l’Appuntato Scelto MOVC Renato Lio. L’Italia è vicina a tutti i Carabinieri.
Il 20 agosto 1991, 34 anni fa, veniva brutalmente assassinato l’Appuntato Scelto Renato Lio, non ancora 35enne, dal pregiudicato Massimiliano Sestito, in Località Russomanno, nel Comune di Soverato, in provincia di Catanzaro, in Calabria.
La cronaca ci dice che “l’Appuntato Scelto Renato Lio si trova in località Russomanno a Soverato, impegnato in un normale posto di blocco insieme al collega Francesco Baita. Viene intimato l’alt ad una vettura. E’ notte. A bordo dell’auto tre persone, un pregiudicato Massimiliano Sestito – durante la perquisizione – dopo aver spinto il graduato, prende una pistola nascosta sotto il sedile ed esplode tre colpi contro Lio”.
Il fatto fu tremendo e destò dolore e sofferenza nei tanti calabresi onesti che nulla hanno mai avuto a che fare con associazioni criminali, illegalità e malaffare.
Ciò che è degno di menzione è che “nonostante fosse ferito, il militare continua a fronteggiare il suo aggressore salvo poi cadere a terra. Per lui non ci fu nulla da fare, il suo collega rispose al fuoco nemico. L’assassino venne catturato”.
Lo Stato Italiano ha deciso di concedergli – alla memoria – la Medaglia d’Oro al Valor Civile, un’onorificenza atta a “premiare atti di eccezionale coraggio che manifestano preclara virtù civica e per segnalarne gli autori come degni di pubblico onore”.
La motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Civile fu la seguente: “Capo equipaggio di una pattuglia del Nucleo Radiomobile, mentre si apprestava, insieme ad altro graduato, al controllo degli occupanti di una autovettura, veniva improvvisamente raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco. Benché gravemente ferito, ingaggiava con il malvivente una violenta colluttazione da cui desisteva quando, ormai privo di forze, si accasciava al suolo. Splendido esempio di altissimo senso del dovere spinto sino all’estremo sacrificio”.
Parliamo di questo fatto storico per onorare la memoria dell’Appuntato Scelto Renato Lio e lo facciamo perché in Provincia di Cuneo, a comandare la Compagnia Carabinieri di Alba, vi è il Capitano Giuseppe Santoro, Ufficiale dell’Arma che – quando era al Nucleo Operativo e Radio Mobile della Compagnia Carabinieri di Rho – ha coordinato un’attività che in soli cinque giorni ha portato alla cattura del killer della ‘ndrangheta, Massimiliano Sestito, già autore dell’omicidio del militare Lio.
I colleghi della Redazione di “Roma Today”, nel 2023, specificavano come “Massimiliano Sestito, nato a Rho, in provincia di Milano, uomo che diverse indagini descrivono come elemento di spicco della cosca di ‘ndrangheta Iozzo Chiefari Procopio” fosse evaso dai domiciliari, rompendo il braccialetto elettronico e rendendosi irreperibile ai controlli dei Carabinieri che non lo trovarono nell’abitazione.
Massimiliano Sestito, al momento della fuga, era in attesa di giudizio per l’omicidio del boss calabrese della ‘ndrangheta Vincenzo Femia, ucciso in un agguato regolatorio nel 2013 a Castel di Leva.
La collega Flavia Grossi, il 25 gennaio 2013, scriveva: “Un agguato bagna di sangue le strade della capitale e fa registrare un nuovo omicidio in città. La notte tra il 24 e il 25 gennaio, Vincenzo Femia, un uomo di 67 anni di origini calabresi è stato ucciso in via della Castelluccia di San Paolo, tra Castel di Leva e l’ardeatino. Femia, è nato a Reggio Calabria, ma da tempo ormai risiedeva a Roma a Monte Spaccato”.
Per gli inquirenti l’omicida di Femia era Massimiliano Sestito. D’altronde il suo curriculum criminale risultava di “tutto rispetto” visto che era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Renato Lio e che, in pena definitiva, ha dovuto scontare 30 anni”.
La fuga non ha fatto altro che avvalorare i sospetti della Procura della Repubblica.
Per fortuna l’Arma dei Carabinieri non lascia mai nulla al caso e, infatti, il giornale “Prima Milano Ovest”, nel parlare dell’arresto, aveva scritto: “Sestito è stato rintracciato presso la stazione circumvesuviana di Sant’Anastasia, poco lontano dal capoluogo partenopeo. L’uomo, che non era armato, quando si è reso conto che i carabinieri lo avevano individuato e braccato ha cercato di scappare”.

Chi vi scrive – il 6 giugno 2024 – ricordava che “il Capitano Giuseppe Santoro, coadiuvato dal Capitano Domenico Rana, ha dato prova di quanto i nostri Carabinieri possono essere operativi, rapidi e tempestivi quando si crea una situazione potenzialmente pericolosa per la sicurezza pubblica”.
Persino il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ebbe ad elogiare “l’importanza di una operazione che ha consentito di interrompere in tempi brevi la latitanza del criminale” e fece sinceri “complimenti all’Arma dei Carabinieri per la cattura di Massimiliano Sestito, pericoloso esponente della ‘ndrangheta evaso dagli arresti domiciliari lo scorso 30 gennaio [2023]”.

Il sacrificio estremo dell’Appuntato Scelto Renato Lio non è stato vano perché, dopo di lui, nell’Arma dei Carabinieri sono entrati migliaia di ottimi militari che, anche sul suo esempio, spendono la loro esistenza per catturare mafiosi, latitanti, manigoldi della peggio specie che, altrimenti, la passerebbero senz’altro liscia.
Nessuno muore davvero sino a quando vive nel ricordo di qualcuno e – lo diciamo con voce alta – l’Appuntato Scelto Renato Lio vive nel cuore di tanti Carabinieri, specialmente di quanti fanno servizio al Comando Stazione Carabinieri di San Pietro in Guarano, Cosenza, presso la Caserma “M.O.V.C. Renato Lio”.

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