Brigitte Bardot, icona del cinema francese, simbolo di bellezza e libertà
A volte, nel corso degli anni, veniva diffusa qualche notizia sulla vita isolata di Brigitte Brigitte Bardot, morta oggi, 28 dicembre 2025, a 91 anni.
Come possiamo ricordarla, se non canticchiare, come abbiamo fatto in diverse occasioni la canzone a lei dedicata e scritta in Brasile da Miguel Gustavo nel 1960?
La mitica Brigitte era un’attrice, icona di stile, simbolo di libertà femminile, poi militante radicale per i diritti degli animali e figura politica controversa: con lei se ne va un pezzo di immaginario del Novecento che ha fatto palpitare intere generazioni.
Brigitte Bardot era nata a Parigi il 28 settembre 1934 al momento della morte aveva quindi 91 anni compiuti.
Negli ultimi mesi le notizie sulle sue condizioni di salute si erano fatte sempre più preoccupanti. Si è parlato di ricoveri ripetuti in ospedale nella Francia del sud e di un intervento chirurgico in autunno collegato a una patologia grave, con rientri a casa per brevi periodi di convalescenza. La comunicazione ufficiale utilizza l’espressione “grave malattia”, senza indicare la diagnosi precisa.
Di fatto, possiamo dire che Brigitte Bardot è morta dopo mesi di problemi di salute importanti, per le complicanze di una malattia seria in un fisico già molto provato. Oltre, al momento, non si va.
Per capire cosa sia successo davvero, bisogna guardare alla sequenza degli ultimi mesi di vita. In autunno Bardot viene ricoverata in un ospedale della zona di Tolone per un intervento chirurgico legato a una malattia definita grave. Resta ricoverata per diverse settimane, poi torna nella sua storica casa di La Madrague, a Saint-Tropez, simbolo di un’intera epoca.
Pochissimo dopo, però, la situazione si complica di nuovo: nuovo ricovero, nuovi bollettini prudente, nessun dettaglio clinico reso pubblico. Intorno a lei, in Francia, si crea un misto di apprensione e curiosità.
Nel mezzo, succede qualcosa di clamoroso: una fake news sulla sua morte.
Un influencer diffonde sui social la notizia che Brigitte Bardot sarebbe già morta, con particolari inventati. La voce corre veloce e costringe la stessa Bardot – che è ancora viva, malata ma lucida – a smentire con parole durissime, accusando chi ha diffuso la voce di cinismo e stupidità.
Brigitte Anne-Marie Bardot cresce in una famiglia borghese e cattolica della capitale francese. Il padre è un industriale, la madre è severa, le buone maniere sono la regola. Da bambina studia danza classica, entra al Conservatorio di Parigi, sogna i teatri più che i set.
Il cinema arriva prestissimo. A 15 anni finisce sulla copertina di una rivista importante, poi i provini, i primi ruoli. Nel 1952 appare in “Le Trou normand”, poi in altri film che la impongono come volto fresco e molto più libero rispetto alle attrici dell’epoca.
La svolta vera è il 1956: “Et Dieu… créa la femme” (“E Dio creò la donna”), diretto da Roger Vadim, che diventerà suo marito. Bardot interpreta una giovane donna sensualissima per gli standard del tempo, spontanea, insofferente alle regole. Quel film esplode: scatena scandali, censure, ma la trasforma in sex symbol planetario.
Da lì è un susseguirsi di ruoli e collaborazioni:
- “Il disprezzo”con Jean-Luc Godard,
- “La vérité”con Henri-Georges Clouzot,
- “Vita privata”con Louis Malle,
- Commedie e film più leggeri, come “Viva Maria!”,
- Produzioni internazionali come “Shalako”accanto a Sean Connery.
Nel 1969 il suo volto viene scelto come modello di Marianne, il simbolo della Repubblica francese: un riconoscimento che vale più di mille premi, perché dice quanto il Paese si identifichi in lei.
Mentre domina il grande schermo, Bardot si lancia anche nella musica. Registra canzoni che diventano cult, lavora con Serge Gainsbourg, che scrive per lei la prima versione di “Je t’aime… moi non plus”.
La canzone, all’epoca troppo audace, uscirà in un’altra forma e con un’altra voce, ma nasce proprio da quella collaborazione. Qui nasce una situazione che ci ricorda l’Italia bacchettone, clericale e democristiana di quegli anni. A Ferragosto ’69 la Rai impone a Lelio Luttazzi, presentatore della Hit Parade radiofonica, di non nominare neppure il titolo o gli interpreti del brano, figurarsi mandarlo in onda. L’osservatore Romano dapprima bombarda con un lunare articolo in cui parla del pezzo senza indicarlo; quindi, ne pubblica il testo per far capire che sia necessaria un’operazione di “profilassi morale”. Più cento ave Marie. La Procura impone il sequestro del disco nei negozi: naturalmente va a ruba sottobanco. Ostinate legioni di curiosi orientano l’antenna del transistor per tentare di captare Monte Carlo o Capodistria. Tutti attorno al letto di Serge e Jane, che intanto si sono alzati e vanno a progettare altrove le loro trasgressioni private.
Eppure, nel 1973, succede qualcosa che in pochi si aspettano: a soli 39 anni, Brigitte Bardot lascia il cinema. Dopo il film “Colinot l’allegro ma non troppo”, comunica che non vuole più recitare. Nessun finto ritiro, nessun continuo ripensamento: la diva si chiude dietro il cancello della villa di Saint-Tropez e cambia vita.
La sua vita sentimentale è stata raccontata, spesso romanzata, ma alcuni pilastri sono indiscutibili.
Brigitte Bardot si è sposata quattro volte:
- con il regista Roger Vadim,
- con l’attore Jacques Charrier, dal quale ha il suo unico figlio Nicolas-Jacques,
- con l’imprenditore Gunter Sachs,
- con Bernard d’Ormale, uomo d’affari che le resterà accanto fino alla fine.
Accanto ai matrimoni, una lunga serie di relazioni celebri: Jean-Louis Trintignant, Serge Gainsbourg, il playboy italiano Gigi Rizzi, Warren Beatty e altri ancora.
La parte più dolorosa della sua storia riguarda però la maternità. Bardot ha scritto apertamente di non essersi mai sentita davvero madre, di aver vissuto la gravidanza e la nascita del figlio come un trauma. Ha raccontato di depressione, tentativi di suicidio, difficoltà profonde nel gestire la pressione della fama e la vita privata. Parole che, quando uscirono, provocarono shock e dibattito.
Dietro il mito della donna liberissima, c’era una persona attraversata da fragilità forti, spesso ingestibili.
Dopo il ritiro dal cinema, Bardot decide di cambiare completamente campo, gli animali diventano il suo nuovo centro.
Negli anni Settanta inizia le grandi campagne contro la caccia alle foche. Le immagini di lei sulle distese di ghiaccio, circondata dai cuccioli, fanno il giro del mondo e restano scolpite nella memoria collettiva.
Nel 1986 nasce la Fondazione Brigitte Bardot per il Benessere e la Protezione degli Animali. Per finanziarla vende gioielli, abiti, ricordi personali: un gesto forte, quasi una rinuncia simbolica al passato da diva per trasformarlo in carburante per una nuova missione.
Le battaglie sono ovunque:
- contro le pelliccee il commercio di pelli di cane e gatto,
- contro il maltrattamento di cani, cavalli e animali da circo,
- contro la caccia alle fochee altri massacri di fauna selvatica,
- a favore di leggi più severe sul benessere animale.
Per anni scrive lettere aperte a presidenti, governi, istituzioni. In molti casi, la politica francese è stata costretta a tenere conto della sua voce.
Accanto alla paladina degli animali, c’è un’altra Brigitte Bardot: quella delle posizioni politiche durissime.
A partire dagli anni Novanta, nelle sue interviste e nei suoi libri compaiono frasi sempre più nette su:
- immigrazione,
- Islam in Francia,
- macellazione rituale,
- alcune minoranze e movimenti sociali.
Nel tempo si avvicina alla destra radicale, sostiene il Front National, tesse lodi a Marine Le Pen. Le sue parole le costano più condanne per incitamento all’odio razziale, con multe crescenti. Le sentenze la trasformano in una figura inevitabilmente divisiva: amata da chi la vede come voce senza filtri, criticata duramente da chi la considera apertamente xenofoba.
Il paradosso colpisce molti: dolcissima e inflessibile con gli animali, durissima con gli esseri umani che non corrispondono alla sua idea di Francia.
Cosa resta, oggi, di Brigitte Bardot?
Resta l’immagine della ragazza scalza di Saint-Tropez, del bikini portato con una naturalezza che ha cambiato il modo di guardare il corpo femminile. Resta il collo “alla Bardot”, le spalle scoperte, il trucco occhi, i capelli spettinati che per anni hanno dettato stile.
Restano i film, da “E Dio creò la donna” a “Il disprezzo”, che continuano ad essere studiati e rivisti.
Resta la Fondazione, che proseguirà le sue campagne.
E restano le sue contraddizioni: la donna che ha incarnato, insieme, la voglia di libertà e la chiusura, la compassione infinita per gli animali e parole durissime verso intere comunità.
Mitica BB, ci mancherai!
