Un giornalista chiese a Satana (Al Pacino) perché avesse scelto la categoria degli avvocati per portare la corruzione sulla terra, e Al Pacino ghignando e con grande compiacimento rispose: “Perchè sono i più vanitosi!”
L’audizione del Giuseppi Conte questo giovedì scorso in Commissione Covid ha suscitato non poche reazioni da parte di quegli italiani che si sono sentiti truffati e traditi durante il suo mandato presidenziale in epoca pandemica. Come m’aspettavo, conoscendo la categoria degli avvocati, durante l’audizione ha arringato pro domo sua con eloquenza e gestualità tipica da aula di tribunale, assumendo quell’espressione da impudente di chi dichiara di dire la verità anche se sa che esistono prove documentali che la smentiscono.
Mi è venuto in mente il film ‘L’Avvocato del diavolo’ uscito nel 1997, di grande successo, interpretato dai magistrali attori Keanu Reeves e Al Pacino. In breve, il film tratta della corruzione dell’animo della categoria professionale degli avvocati da parte di Satana, cosa che gli riesce alla grande, conquistando anche uno degli uomini più onesti e sensibili che la piazza americana offriva. La parte più sconcertante del film, a mio parere fu la scena finale. Un giornalista chiese a Satana (Al Pacino) perché avesse scelto la categoria degli avvocati per portare la corruzione sulla terra, e Al Pacino ghignando e con grande compiacimento rispose: “Perchè sono i più vanitosi!”. Ecco la similitudine che spontaneamente mi si è presentata alla mente guardando Conte durante la sua audizione.
Ho deciso pertanto, come reazione naturale e civile a tutto ciò, di ripubblicare qui sotto un articolo scritto e pubblicato sul mio blog inesbuonora.wordpress.com nel 2020, perché noi non dobbiamo dimenticare mai! Non per mantenere il disprezzo che molti come Conte si sono meritati ma affinchè quanto è accaduto in quegli anni non accada mai più.
Il suicidio degli innocenti
No, Noi non dimentichiamo
La morte, che argomento difficile da trattare, che argomento pauroso per certi versi di cui parlare. Ma certamente è un argomento che ci riguarda noi esseri umani, tutti; perché un evento involontario (malattia, vecchiaia, incidenti etc.) o più raramente un’azione volontaria può fare cessare la nostra esistenza da un momento all’altro: tra qualche ora o tra cinquant’anni, non ci è dato di sapere.
Il suicidio è un argomento tabù per l’Occidente, e non solo per la paura che incute l’azione che il il termine rappresenta, ma anche perché per tutto il ventesimo secolo la Scienza e la Tecnologia con i loro prodigiosi ‘progressi’ ci hanno convinti che possiamo non solo piegare la Natura al nostro volere, ma possiamo anche sostituirci ad essa assumendo dei poteri divini che stanno creando disarmonia in tutto l’Universo.
Questa è un po’ la visione di scienziati deliranti e screanzati che appoggiano e propugnano l’avanzamento del Transumanesimo: l’uomo in parte umano e in parte macchina, come primo passo, l’uomo sostituito dalle macchine come obiettivo finale. E sembra che l’Umanità ignara e ignava si stia lasciando dirigere verso quella direzione senza nulla obiettare.
Invece gli umani che sono tuttora umani – per essere un robot oggi basta vivere la propria esistenza esclusivamente per lavorare e possedere ciò che il sistema ti fa desiderare – e che hanno una visione che va al di là dei condizionamenti di cui sono schiavi, stanno cercando di affermare la visone di una nuova Umanità Umanista, che non è un semplice tornare indietro nel tempo ma il cambio del paradigma neoliberista attuale per rimettere al centro di ogni interesse non più la finanza, le banche e le case farmaceutiche, ma l’Uomo, mentre gli scientisti sostengono che il progresso ormai è inarrestabile, anche a discapito della sopravvivenza del genere umano e dello stesso pianeta che ci ospita.
Esistono già i teorizzatori dell’Economia Umanista. Ma tant’è, il treno corre veloce… il tempo ci dirà se frenerà e cambierà direzione o presto o tardi deraglierà.
Perché parlare proprio del suicidio? In questo periodo, peraltro così critico, quando i cittadini italiani stanno chiedendo a gran voce di Vivere!
Chi volendo uscire dal carcere della propria casa – pochi mesi fa considerata il migliore rifugio – chi volendo riprendere a lavorare e chi semplicemente volendo decidere da sé cosa fare della propria esistenza e con quali tipi di cure occuparsi della propria salute.
Con questo marasma di accadimenti e di sentimenti non certo positivi scatenatesi da mesi a questa parte, ho pensato e agito più o meno come gli altri ‘intrappolati’ come me. In questa cornice da realtà del coprifuoco e della morte paventata e praticata per una pandemia organizzata, la parola e l’atto del suicidio sono venuti da me, spontaneamente, senza essere prima pensati o minimamente considerati.
È arrivato a me quello che chiameremmo il problema del suicidio.
È un problema perché per molti è riprovevole e contrario ai precetti morali e religiosi: i suicidi vanno all’Inferno, non si accolgono nelle chiese! Viene anche considerato come un atto indegno e vile.
Potrebbe essere persino contagioso, e i suicidi non meritano pietà per questo, perché hanno messo in imbarazzo l’umanità che si scandalizza solo a sentirne parlare. Il suicida ci mette davanti alla morte alla quale non pensiamo mai, perché ci hanno insegnato a pensare che arriverà a tarda età, che c’è tempo, abbiamo tanto tempo prima d’incontrarla, e nel frattempo possiamo cercare con ogni mezzo la felicità, o uno stato che le si avvicini.
Anch’io più o meno pensavo così fino a poco tempo fa, ma la quarantena mi ha dato la forza di ripensare al ‘problema suicidio’ senza paura e pregiudizi, con maggiore distacco, e il desiderio di comprendere, anziché giudicare.
Ascolto e leggo dai media che la grave crisi economica provocata dalla Covid -19, porterà a tanti suicidi di imprenditori e padri di famiglia che non potranno più mantenere né le proprie aziende né le proprie famiglie. Ok, pensiamo tutti, è ancora solo un’ipotesi, il Governo sta già decretando con diversi provvedimenti per aiutare il proprio popolo.
Poi ci si accorge che il Governo annaspa, tergiversa e gli aiuti non arrivano.
Gli imprenditori fanno i primi video che pubblicano su You Tube e sui social dove denunciano disperati che le loro aziende stanno morendo se non arrivano presto gli aiuti richiesti.
I padri di famiglia fanno altrettanto, e molto arrabbiati minacciano Conte nei video che postano, uno con accanto la figlia che mangia l’ultima fetta di pane con la nutella; non hanno più soldi per comprargliene altra. Il Governo balbetta, e nel frattempo Giuseppi e le sue task force lautamente pagano forniture farlocche di mascherine e tamponi.
Poi arriva il giorno dei flash mob dei ristoratori a Milano, vengono multati e offesi nella loro dignità di lavoratori e Cittadini.
Ah! scusate, non siamo più cittadini ma sudditi – almeno di questo ve ne sarete accorti – e forse presto schiavi; almeno coloro che sopravviveranno ai vaccini/sieri sperimentali obbligatori previsti dall’autunno.
Infine arriva la notizia di un primo suicidio di un imprenditore titolare di un’azienda di mobili dell’Italia centrale. Per un solo giorno fa scalpore. Una notizia che non fa notizia. Ho appena il tempo di leggerla da un giornale del mainstream, che dopo un giorno non c’è più, né la notizia né nessun commento alla stessa. Il povero suicida è morto, veramente morto fisicamente e nella mente degli altri. Anche i famigliari sembrano inesistenti, quasi degli ectoplasmi dissoltisi con lui. Io ci faccio caso ma allo stesso tempo mi dico che un caso non fa casistica e spero che non ne accadono più.
Così anch’io mi sono liberata del problema, alzo le spalle e continuo ad occuparmi delle mie preoccupazioni.
Ma altri suicidi si susseguono al primo e sempre velocemente scompaiono dalla cronaca ufficiale, lasciando il compito all’informazione libera di dare testimonianza e lasciare traccia di quegli eventi e del dolore che disseminano nella società civile. Tra il primo e il secondo lockdown e nell’arco degli anni 2020/21, la sanità è costretta a prendere atto di 41 suicidi tra gli imprenditori, dell’aumento dei tentativi di suicidio tra gli under 30 e dell’aumento di morti over 65 per abbandono e solitudine.
Si comincia a riflettere, sembra che nella mente di diversi stia balenando l’idea di potersi liberare dalla sofferenza attraverso il suicidio. Ritengo che tutte quelle persone che pensano al suicidio come soluzione finale, sebbene non si metta in atto nella maggior parte dei casi, realizzi comunque un piccolo suicidio della coscienza, costretta dalle circostanze a discostarsi dalla sua natura auto conservativa. C’è sempre un vulnus dunque, grave o meno grave, a seconda della maturazione del pensiero e del pensatore.

Ottima analisi come sempre, grazie Ines per ricordarci che siamo umani e abbiamo bisogna prima di tutto di stare a contatto con la natura e poi di amici amiche come te e sopratutto vivere in armonia come erano gli stoici alla Marco Aurelio.