Basaglia, lo psichiatra che fece chiudere i manicomi, era un attivista antifascista ed era contrario alle carceri. La Sinistra lo idolatra da sempre.
La santificazione di Franco Basaglia, medico chirurgo famoso per aver riformato la Psichiatria e portato alla chiusura dei manicomi, è per la Sinistra italiana una necessità. Peccato costoro non si rendano conto dei troppi psicolabili che compiono atti efferati perché non custoditi.
Franco Basaglia piace molto ad “Alleanza Verdi Sinistra” e “Possibile” perché ce l’aveva anche con il carcere.
Nel 1979, durante le “Conferenze brasiliane”, Basaglia si trovò a dire: “Quando entrai per la prima volta in una prigione, ero studente in medicina. Lottavo contro il fascismo e fui incarcerato. Mi ricordo della situazione allucinante che mi trovai a vivere. Era l’ora in cui venivano portati fuori i buglioli dalle varie celle. Vi era un odore terribile, un odore di morte…”.
Una narrazione strappalacrime che serve a creare intenerimento nell’uditorio per portarlo a solidarizzare con quanto asserito nell’eloquio. Il carcere è brutto, i carcerati sono vittime, il carcere va chiuso.
Una tecnica subdola che Franco Basaglia, studioso della mente umana, sapeva utilizzare con sapienza e maestria.
E’ sempre il noto psichiatra riformatore a dire: “Quattro o cinque anni dopo la laurea, divenni direttore di un manicomio e, quando entrai là per la prima volta, sentii quella medesima sensazione. Non vi era l’odore di merda, ma vi era un odore simbolico di merda… Non era un problema personale, era la certezza che quell’istituzione era completamente assurda”.
A parte che è assurdo che dopo soli cinque anni dal conseguimento di una laurea si possa nominare Direttore di una Struttura Sanitaria un medico che ha poca e scarsa esperienza. In secondo luogo c’è da chiedersi come la politica abbia potuto dare credito e ascolto ad uno che usava un linguaggio triviale e scurrile per sostenere le sue posizioni.
Ovviamente Franco Basaglia partiva avvantaggiato: era uno che “lottava contro il Fascismo” e, di conseguenza, era adatto a divenire il paladino della Psichiatria nel periodo post-bellico.
Ciò che deve farci riflettere – dopo che una OSS con la “depressione post partum” si è gettata dal terzo piano con i figli, a Catanzaro – è se non sia stato un errore chiudere i manicomi.
D’altronde colui che li ha osteggiati – Basaglia per l’appunto – ebbe a dire: “Quando ci univamo in assemblea per discutere, tutti cercavano di dare il loro contributo per un cambiamento. Noi capimmo, per esempio, che un folle poteva essere più terapeuta di uno psichiatra”.
Se questi sono stati i postulati… Come può un medico chirurgo, specialista nella disciplina psichiatrica, dire che “un folle poteva essere più terapeuta di uno psichiatra”?
In quel di Catanzaro, come ben scrivono i colleghi di “SkyTG24”, “la 46enne avrebbe lanciato nel vuoto i figli e poi, a sua volta, si sarebbe gettata. L’ipotesi seguita al momento dalla Squadra Mobile è quella di omicidio-suicidio”.
Persone con questa personalità, con queste idee che “gli frullano in testa”, possono stare in libertà come se nulla fosse? Si poteva prevenire tutto questo? Ci sono strutture adeguate a proteggere, curare, rendere innocue soggetti con questi problemi?
E’ sempre “Sky TG24” a sostenere che “secondo le testimonianze raccolte, la famiglia era tranquilla, anche se in passato la donna avrebbe mostrato segni di disagio”. Cosa è stato fatto? Si poteva evitare la morte di due minori di 4 mesi e 4 anni? Si potevano evitare le gravi condizioni della figlia di 6 anni in cura presso l’Ospedale “Giannina Gaslini” di Genova?
Le risposte le darà la Magistratura ma il Legislatore non può far finta che nulla sia accaduto. Casi come questo accadono, raramente, ma accadono. Bisogna impedire che accadano. Necessitano strutture per curare chi mostra “segni di disagio”.
L’immagine di copertina è stata generata con Microsoft Copilot AI.
