Il saggio, curato dal professor Gianni Contessi, che conobbe personalmente l’artista, rilegge l’opera di Capogrossi esplorando il passaggio dal tonalismo romano degli anni ’30 e 40 del Novecento alla maturità dei segni valorizzando la continuità e le differenze
Il libro“Capogrossi. La drammaturgia del Segno. Una rilettura” curato dal professor Gianni Contessi ( edito da Cristian Marinotti) foto copertina libro, è un saggio critico e personale che rilegge l’opera di Giuseppe Capogrossi, distaccandosi dalle monografie tradizionali. L’autore, che conobbe personalmente l’artista, esplora la tradizione del Tonalismo romano alla scoperta del celebre “segno” del 1950 interpretandola come una drammaturgia visiva. 
Non una nuova monografia ma un libero saggio che affronta oggi e in chiave minimamente eterodossa, a poco più di mezzo secolo dalla morte, temi e interrogativi sollecitati dalla complessità della singolare esperienza pittorica di Giuseppe Capogrossi (1900-1972), uno dei grandi maestri dell’arte italiana del dopoguerra e, per altro, uno dei più noti ed originali artisti attivi sulla scena internazionale, le cui opere fanno parte delle collezioni di importanti musei. Una doppia vita, notoriamente, quella di Capogrossi: raffinato esponente del tonalismo romano lungo gli anni Trenta e Quaranta del Novecento, come testimoniato da notevoli dipinti di figure e paesaggio; poi, dopo un breve periodo di riflessione e ricerca, la scoperta del Segno proverbiale, databile al 1950, la sua personalissima cifra che, in Italia, non tutti seppero comprendere e apprezzare ma la cui reiterata invenzione, attraverso i meccanismi di imprevedibili ripetizioni, sempre differenti, alla fine si impose.
Dando vita a forme di autentica narrazione e drammaturgia. Anche per ragioni molto suggestive del suo autore, questo libro cerca di ripensare l’uomo e l’artista che l’autore stesso conobbe e frequentò in gioventù. E lo fa senza ricorrere a documenti, accontentandosi di lavorare sulle fonti secondarie, cercando di individuarvi spunti meno praticati o addirittura indizi trascurati da pure eccellenti colleghi in storiografia e critica. Ciò, eventualmente, cercando di far interagire le fonti secondarie suddette con altre non strettamente legate alla vicenda capogrossiana. Sempre nel nome del voler cercare una possibile verità diversa sull’oggetto della propria indagine, magari osservandolo da un’altra sponda.
In un passo dell’epilogo, del libro, Gianni Contessi scrive: “E allora un giorno forse si potrebbe tentare di entrare nella pittura postbellica del maestro romano per provare ad esaminare non tanto le dinamiche del segno quanto ciò che gli sta intorno e ne accompagna e condiziona i segni, dando addirittura luogo e ne accompagna e condiziona i segni, dando addirittura luogo ad un corpo grandioso di atti pittorici talvolta anche mancanti, perché magari non organizzati o ecletticamente e aleatoriamente distribuiti”.
Autore:
Gianni Contessi. Professore di Storia dell’Arte Contemporanea nell’Università di Torino. Ha insegnato inoltre nell’Accademia di Brera, della cui Biblioteca è stato conservatore negli anni’90, nell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV), nell’Università di Udine e nella Facoltà di Architettura del Politecnico si Milano. Accademico nazionale di san Luca. È autore dei seguenti libri: “Tre Morandi e un Fontana, Perlustrazioni critiche di confine”(2020); “Torino controcanto. Saggio sulla “Lettera all’amico collezionista”1993 di Paolo Fossati (2020); “Lo sguardo reticente.
Vittorio Sereni critico d’arte (2016);”Sulle tracce della metropoli. Testi e scenari 1895-1930”(2006); “Vite al limite. Giorgio Morandi, Aldo Rossi, Mark Rothko”(2004); “Ecritures dessinées: art et architecture de Piranèse a Ruskin” (2002); Scritture disegnate: “arte, architettura e didattica da Piranesi a Ruskin”(2000). “Il saggio, l’architettura e le arti”(1997); “Il luogo dell’immagine. Scrittori, architetture città, paesaggi (1989); “Architetti – pittori e pittori-architetti, da Giotto all’età contemporanea”(1985) Per le edizioni Cristian Marinotti ha curato i volumi di Le Courbusier, Giulio Veronesi, Julius von Schlosser e il recentissimo “Scritti sull’arte”. Tra genialità e acrobazie di Jean Cocteau. Per altri editori volumi di Fernand Léger . Andrè Reszler, Paolo Fossati.
Descrizione immagini:
Foto copertina © Giuseppe Capogrossi, “Superficie 354”, 1959 Collezione privata, Torino per gentile concessione. Courtesy Fondazione Archivio Capogrossi, Roma
Foto 1©Giuseppe Capogrossi ritratto nel suo studio di Roma all’inizio degli anni Settanta. La foto venne donata dallo stesso Capogrossi a Gianni Contessi autore di questo libro
Le immagini che documentano il testo sono state tratte dal libro:
“Capogrossi. La drammaturgie del Segno. Una rilettura “, di Gianni Contessi, pagg. 144, ill. Cristian Marinotti edizioni 2025 Milano,€22.00
