Martine Bertereau, la prima ingegnere minerario in Europa
Articolo di Katia Bernacci
Martine Bertereau, nata tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento in una famiglia legata allo sfruttamento minerario in Turenna, nel bacino della Loira, crebbe in un ambiente in cui la ricerca dei metalli era un affare famigliare e probabilmente, anche se donna, le erano stati insegnati, oppure aveva imparato da sola, le differenti qualità dei materiali e la loro localizzazione.
Nel 1610 sposò Jean du Chastelet, barone de Beausoleil e d’Auffenbach, figura di spicco nell’ingegneria mineraria europea. Jean era stato nominato da Rodolfo II, imperatore del Sacro Romano Impero, commissario generale delle miniere d’Ungheria, incarico che gli garantiva accesso a territori ricchi di giacimenti e a una rete internazionale di tecnici e concessionari. Insieme, i due viaggiarono molto, dall’Ungheria alla Germania, dall’Italia alla Svizzera, fino alla Spagna e all’Inghilterra, studiando miniere, sorgenti minerali e terreni promettenti.
Le cronache attribuiscono ai Beausoleil anche spedizioni più lontane, in cui avrebbero applicato metodi di radioestesia per individuare vene metalliche e acque sotterranee, unendo osservazione empirica e strumenti tradizionali come le bacchette da rabdomante. La loro reputazione crebbe al punto che, nel 1626, la corona francese li incaricò di un compito ambizioso: attraversare il regno per individuare nuovi siti minerari e contribuire alla rinascita dell’industria estrattiva nazionale, allora in declino.
Martine, considerata la prima donna “ingegnere minerario” della storia, riteneva che le bacchette da rabdomante fossero un complemento importante nella ricerca di filoni minerari, che includeva anche l’osservazione del terreno, delle piante e dei vapori che si levavano all’alba. Nel Seicento, la rabdomanzia era considerata una tecnica mineraria legittima, la si usava per i minerali e anche per la ricerca delle acque nel sottosuolo e parecchi scienziati ne sostenevano l’utilizzo.
Purtroppo il clima politico e religioso della Francia di Richelieu era poco incline alla tolleranza. L’uso di bacchette, diagrammi astrologici e corrispondenze planetarie, unito a quella che l’uomo riteneva essere un’insistenza da parte della coppia, nel chiedere il rimborso delle spese sostenute per le ricerche minerarie, attirò su di loro sospetti sempre più pesanti.

Nel 1640, dopo la pubblicazione del loro memoriale La Restitution de Pluton, che denunciava l’ingratitudine dello Stato e rivendicava i loro diritti, la situazione precipitò. Martine e Jean furono accusati di pratiche superstiziose e di invocare spiriti per localizzare i metalli: un’accusa che oggi appare assurda, ma che allora bastava a distruggere una vita.

Arrestati senza processo, vennero separati, lei rinchiusa al Château de Vincennes, lui alla Bastiglia. Le fonti concordano nel dire che Martine morì in prigione, probabilmente nel 1642 o 1643, consumata dalle condizioni durissime e dall’assenza di ogni tutela legale. La sua figura, cancellata per secoli, riemerge oggi come una delle prime donne a esercitare professionalmente la mineralogia, vittima non delle sue competenze, ma del sospetto che esse suscitavano in un’epoca in cui scienza e magia erano ancora troppo vicine per essere distinte senza rischi.
Proprio in questi giorni, in una cittadina del Var, nel sud della Francia, a Bargemon, si tiene una mostra sulla storia della rabdomanzia nella quale è data particolare importanza a Martine Bertereau, una figura che è necessario conoscere, perché oltre ai viaggi e all’utilizzo delle bacchette, la sua ricerca ha dato vita a numerose scoperte, segnalate nel suo primo libro: Véritable déclaration de la découverte des mines et minières.
Agli effetti era lei a condurre le ricerche sul campo, ma come spesso accadeva a quei tempi, i risultati venivano attribuiti al marito. Martine contribuì a trovare vene minerarie dove non si pensava che esistessero, ma riuscì anche a individuare delle sorgenti minerali, acque ferruginose, acque solforose, sorgenti termali e fonti con proprietà terapeutiche.
La mostra:

L’ART ANCESTRAL DES SOURCIERS
Dal 14 febbraio al 28 giugno 2026
Musée Honoré Camos ▪ Bargemon ▪ Entrata libera
