Gesù, come insegna il Prologo di san Giovanni, è “luce che splende nelle tenebre” (Giovanni 1:5).
Ogni anno, nel mese di dicembre, la Cristianità universale, si ferma un momento dinanzi al Presepe per onorare il Bambinello Gesù ed onorare il Re dei Re che si è fatto bambino.
Per questo motivo è necessario fare un po’ di silenzio per riflettere sulle parole dell’evangelista Giovanni che, nel celeberrimo Prologo, scrive: “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Giovanni 1:5).
In questo versetto possiamo trovare l’essenza della speranza in Cristo Gesù, la luce che è venuta a risplendere nel mondo dove giacciono peccato, violenza, guerra e sopraffazione.

Il tempo, cosiddetto “forte”, denominato Avvento serve ad esercitare un po’ di sano silenzio e a mettersi in clima di preghiera personale e familiare. L’Avvento è un cammino di silenzio, contemplazione, stupore, che, nella Notte Santa diventa Annuncio della speranza che è Cristo.
Un mio professore di Teologia Spirituale era solito dire che l’Avvento è il tempo liturgico nel quale si veglia, il Tempo di Natale ci insegna a contemplare Colui che abbiamo vegliato, il Tempo Ordinario aiuta il popolo santo di Dio a crescere nell’amore e nel rapporto con Gesù che, sempre citando l’evangelista Giovanni, è Via, Verità, e Vita.
Per compiere questo pellegrinaggio terreno si deve avere il coraggio di compiere un atto di “scalzismo”, di tornare a ciò che davvero conta, di abbracciare uno stile di vita semplice, autentico e di profonda ricerca di Dio.

Questo atteggiamento di ricerca di “Colui che è” non è un’invenzione della Chiesa Cattolica – come erroneamente molti dicono – ma è fondato nel racconto biblico dove, per esempio, Dio parla a Mosé e gli dice: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!” (Esodo 3:5).
Stiamo parlando del celebre “roveto ardente” nel quale si manifesta concretamente la vocazione di Mosè.
Per poter stare al cospetto del Dio fattosi uomo bisogna rammentare ciò che Gesù disse agli Apostoli quando gli consegnò il mandato missionario: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento” (Matteo 10:9-10).
Se si vuol essere Cristiani veri ed autentici bisogna prendere la ferma decisione di uscire da noi stessi, “morire al mondo”, e portare nel mondo la gioia di aver incontrato la Fede, la Speranza, la Carità, ossia Cristo.

Tutti – in virtù del sacerdozio comune che attiene ad ogni battezzato – dobbiamo sentire la chiamata alla missione, dobbiamo annunciare la Parola di Dio, dobbiamo dare testimonianza della “luce che splende nelle tenebre” e nel nostro cuore.
Il Natale – in questo 2025 ricco di guerre, conflitti e contese – sia una riscoperta del dono battesimale ricevuto per volontà dei nostri genitori, impressoci dal Padre celeste, confermatoci dallo Spirito Santo.
Non servono regali, opulenza o sfarzi.
La necessità è quella di essere autentici testimoni di Gesù in un mondo vuoto, liquido, ammorbato dal relativismo ideologico, dall’inganno e dalla menzogna su qualsiasi tema.

Il cammino di Avvento sia illuminato dalla Parola di Dio, dalla Bibbia, dal Vangelo. Ogni nostro passo sia compiuto alla sequela di Gesù e sia accompagnato dalla preghiera e dalla trepidante attesa della Notte Santa.
Con le parole sagge, incorreggibili, inconfutabili, di Gesù riflettiamo sull’importanza dell’attendere con devozione: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” (Matteo 24:42).
Il 25 dicembre il Signore nostro verrà. Iniziamo a prepararci per accoglierLo come merita, facendogli trovare un briciolo di Fede, perché questo mondo non è soggiogato alla sharia e non deve arrendersi alla “guerra santa” che i maomettani sognano di fare contro gli infedeli, ossia la jihad.
L’immagine di copertina è stata generata con Microsoft Copilot AI.
