Di Alessandro Mella
Tra la fine dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento l’Italia visse una lunga stagione di alterne passioni. La politica reazionaria di Crispi non giovò alla già difficile gestione delle pulsioni del mondo operaio e proletario. Ci volle il solido buon senso di Giovanni Giolitti perché si iniziasse a guardare a queste tensioni con maggiore equilibrio.
In questo contesto sorsero molte figure di primaria importanza le quali, con impegno e fiducia nelle istituzioni, concorsero a costruire la Nuova Italia.
Tra questi ci fu Carlo Municchi. Egli nacque a Firenze il 27 luglio 1831 figlio dell’agrimensore ingegnere Pietro e di Virginia Ulivieri. Famiglia nobilitata dal granduca Leopoldo II nel 1838 con il titolo di Nobile di San Miniato poi riconosciuto dal Regno d’Italia il 22 aprile 1897. (1) Ragione per cui figura nell’Annuario della Nobiltà Italiana diretto da Andrea Borella.

Nel 1853 si laureò in giurisprudenza all’Università di Firenze per poi iniziare, nel 1857, l’esercizio dell’avvocatura. Pochi anni dopo, nel 1869, si sposò con Teresa Lombardi con la quale ebbe la gioia di dare al mondo quattro figli: Pietro, Teresa, Francesco Paolo e Paola detta Paolina che andò in sposa al senatore Nino Ronco. (2)
Monarchico, moderato di fede liberale, da qualche tempo aveva iniziato la carriera nelle istituzioni dello Stato cominciando come segretario al Ministero di Grazia, Giustizia e Culti per poi passare in magistratura nel 1865.
Già in quel settore, così delicato, egli si fece fama di uomo equilibrato, di solido e sereno giudizio, di buon senso ed onestà ma anche di grande rigore. Forma mentis ben percettibile da questo suo celebre pensiero:
La mia bandiera, quella che mi fu affidata quando ascesi questo posto di rappresentante della legge, è quella di accusare il delitto, di difendere la innocenza. Io non debbo ad ogni costo accusare, ma soltanto quando la mia coscienza sia così tranquilla che essendo al vostro posto, signori giurati, potessi pronunciare un verdetto di colpabilità. (3)

Brillante e celere fu la sua carriera in magistratura con incarichi della massima importanza:
Sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Firenze (17 dicembre 1865), Sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma (18 dicembre 1870), Sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione di Roma (13 gennaio 1876), Procuratore generale presso la Corte d’appello di Catanzaro (22 maggio 1879), Procuratore generale presso la Corte d’appello di Genova (4 novembre 1880), Procuratore generale presso la Corte d’appello di Milano (10 novembre 1883). (4)
Fu nel 1887 che Crispi lo volle prefetto ritenendo che quell’uomo così fermo potesse essere prezioso per arginare le già citate “vivacità” del movimento operaio. Amato e contestato, vituperato ed elogiato, egli svolse prima a Genova e poi altrove il suo alto ruolo con il consueto rigore che gli procurò simpatie e rancore secondo i punti di vista.
Nondimeno egli non si fece scoraggiare delle inevitabili critiche e dagli attacchi di chi ne voleva delegittimare l’intensa opera.

Tra gli incarichi prefettizi giova ricordare:
Prefetto di Genova (13 novembre 1887)
Prefetto di Torino (4 febbraio 1893)
Prefetto di Napoli (13 settembre 1893)
Prefetto di Torino (23 aprile 1896)
Prefetto di Palermo (20 marzo 1898)
Prefetto di Milano (23 agosto 1898-24 dicembre 1899. Data del collocamento a riposo). (5)
A Napoli egli ebbe l’occasione anche di incontrare l’Imperatore di Germania Guglielmo II in visita in Italia:
S. M. l’Imperatore di Germania ricevette ieri a Napoli, alle ore 12, a bordo dell’Hohenzollern, il prefetto comm. Municchi, il conte Ludolff, rappresentante il Municipio, i generali Sterpone e Rogiu, gli ammiragli Corsi e Palumbo trattenendoli un’ora e chiedendo notizie dei feriti d’Africa; dichiarandosi grato per l’accoglienza fatta al Teatro San Carlo alla sua orchestra ed esternando ammirazione per la bellezza di Napoli. (6)

Al suo arrivo a Palermo, dopo un biennio passato a Torino, così si rivolse alla popolazione della città:
Dal canto mio, antico magistrato, terrò a mio vessillo e guida la Legge. Con essa amministrerò, con essa vigilerò che tutti i doveri si adempiano e tutti i diritti si esercitino; con essa compirò la più importante funzione di governo, tutelando la sicurezza e l’ordine pubblico. (7)
Le stesse parole le ebbe pochi mesi dopo quando Pelloux lo volle a Milano dopo i terribili episodi accaduti quell’anno e per sostituire il reggente generale Fiorenzo Bava Beccaris il quale, per i modi impiegati per ripristinare l’ordine pubblico, non aveva lasciato ricordi sereni nella grande città. Si trattava, chiaramente, di un incarico difficile.
Fu proprio a Milano, in occasione delle elezioni, che egli fece una scelta che risultò fatale.
Nel timore di nuovi disordini e volendo applicare quanto previsto dalla condanna del 1898, senza però tenerne da conto l’incarico in parlamento, Municchi proibì al segretario socialista Filippo Turati di tenere il suo comizio. Agì convintissimo di attenersi alle norme previste. Pelloux gli fece pervenire troppo tardi il suo pensiero sul tema, riassunto dalla frase “Lo lasci fare sorvegliando bene” e la polemica esplose.
Nel successivo dibattito parlamentare la sua azione fu sconfessata ed egli ritenne ormai inevitabile rassegnare le proprie dimissioni. (8)
Stanco e forse un poco sfiduciato egli tornò quindi alla politica, dividendosi tra Firenze e Roma.
Nella sua provincia egli ricoprì diversi ruoli:
Presidente della Deputazione provinciale di Firenze
Consigliere comunale di Firenze
Consigliere provinciale di Firenze
Socio corrispondente dell’Accademia dei Georgofili (1907). (9)

A Roma egli si dedicò all’attività parlamentare dal momento che nel 1892, per volontà di Giolitti, egli aveva avuto la prestigiosa nomina a Senatore del Regno. A Palazzo Madama egli profuse grande impegno in numerose commissioni specialmente su temi di natura giuridica materia della quale era esperto e dotto conoscitore.
Nel corso della sua lunga carriera il conte e senatore Municchi aveva anche meritato numerose importanti onorificenze quali: Gran cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Commendatore dell’Ordine del Salvatore (Grecia) e Commendatore della Legion d’Onore (Francia).
Dal Re del Portogallo egli ebbe i prestigiosi titoli di Commendatore dell’Ordine del Cristo e Commendatore dell’Ordine di Nostra Signora della Concezione di Vila Vicosa.
Tali onori sono ancor oggi patrimonio dinastico della Real Casa del Portogallo con gran maestro il Capo della Real Casa, Dom Pedro Duca di Braganza e di Loulè. Un medagliere importante per un capace funzionario e fedele uomo a servizio dello Stato.
Ormai avanti con gli anni, nella sua Firenze amatissima, egli si spense il 24 dicembre 1911. Proprio l’anno in cui si celebravano i cinquant’anni del Regno d’Italia:
Questa mattina, alle 5, è morto l’on. senatore Carlo Municchi, ex-prefetto e presidente del Consiglio provinciale di Firenze. Si trovavano al capezzale dell’infermo la figlia donna Paolina Ronco, la nuora Rosalia ed il figlio Piero. Alla famiglia dell’estinto giungono numerosi telegrammi di condoglianza. I giornali pubblicano lunghe necrologie del conte Carlo Municchi, la cui morte ha impressionato grandemente tutta la cittadinanza. Egli, dopo aver esercitato l’avvocatura, fu prefetto nelle principali città del Regno, la Napoli, Palermo, Genova, Milano e Torino. Quando andò a riposo, benché già in tarda età, il conte Carlo Municchi indossò nuovamente la toga nel processo che si svolse davanti alle Assise di Torino per l’uccisione del conte Bonmartini, sostenendo con rara energia la Parte Civile. Da vari anni, stabilitosi a, Firenze, ricoprì alte cariche pubbliche. Era insignito di grandi onorificenze di Stati europei. La notizia della di lui morte è stata telegrafata dal figlio conte Piero al Re, alla Regina madre, al Duca di Aosta, al Duca di Genova, al Conte di Torino, al presidente del Senato ed al presidente del Consiglio dei ministri. (10)
Anche la Real Casa volle rendere omaggio all’illustre scomparso a cui, nel 1897, il Re Umberto I aveva, motu proprio, riconfermato il titolo di conte di origine granducale:
Le condoglianze dei Reali alla famiglia Municchi. Firenze, 25, notte. Quest’oggi è stato un continuo pellegrinaggio alla casa del conte Municchi di personalità cittadine, desiderose di rendere l’ultimo omaggio all’illustre estinto. Tra gli innumerevoli telegrammi ricevuti dalla famiglia ve ne sono uno del generale Brusati a nome del Re, e un altro della marchesa di Villamarina a nome della Regina madre. Hanno telegrafato anche l’on. Giolitti, l’on. Falcioni, il presidente del Senato onorevole Manfredi, S. E. Boselli a nome dell’Ordine Mauriziano, ecc.. (11)
Qualche giorno dopo il Senato del Regno gli rese omaggio con la consueta commemorazione dei defunti:
Atti parlamentari – Commemorazioni
Giuseppe Manfredi, Presidente
Onorevoli colleghi!
Non dimentichiamo quelli de’ nostri, che abbiamo perduti durante l’intervallo, in cui siamo stati separati. […] E Carlo Municchi pur esso è passato fra gli estinti. Spirò innanzi l’alba del 24 dicembre nella sua Firenze. Le luci vi aveva aperte il 21 [sic] luglio 1831; e, respirate le aure di quel cielo caro alle Grazie, e cresciutovi alle lettere, apprese le leggi, e dalla scuola di giurisprudenza uscì laureato nel 1853 per l’avvocatura, di cui fece pratica ed imprese l’esercizio. Ma, annessa la Toscana al sorgente Regno, fu attratto all’opera della unificazione amministrativa e giudiziaria in Torino, e prese posto di segretario nel Ministero di grazia e giustizia nel 1861, promosso capo di sezione nel 1864. La magistratura ne fece l’acquisto nel 1865. Entrò sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Firenze; passò al medesimo ufficio nella fine del 1870 presso quella di Roma; meritò nel 1876 la promozione al pubblico ministero di quelle sezioni romane di Cassazione, che composte eransi del fiore dei magistrati delle vecchie e nuove provincie.
Al banco del pubblico ministero presso le Corti d’assise venne in grido di facondo e possente oratore, quale singolarmente in una celebre causa rifulse. Presso la Cassazione emerse la sua dottrina nella discussione serena del diritto. Fu perciò dei prescelti a salir più alto; lo attendeva un seggio di procuratore generale presso le Corti d’appello, gli fu dato nel 1879 a Catanzaro; e là, ed in Genova poi, ed in Milano dalla sua retta, sapiente e sagace azione, onde si giovò notabilmente l’amministrazione della giustizia, ridondò onore all’ordine giudiziario.
Nel novembre 1887 il capo del governo scorse nel Municchi eziandio le attitudini all’autorità politica ed amministrativa, il vigore e la destrezza a soprastare all’ordine pubblico; onde a Genova, ove allora bisognava, fu mandato prefetto; e dopo fu degno di Torino, di Napoli, di Palermo, di Milano, ove della lunga tenzone ufficiale gli bastò. Collocato a riposo nella fine del 1899, ritirato in Firenze, iscritto alla famiglia forense, nell’avvocatura cercò il rinverdire degli allori, che avevan coronato l’oratore della parte pubblica; e non gli mancò a 70 anni la celebrità della causa, cui diede l’ancor potente arringo.
Il comune e la provincia lo elessero ai consigli; e della Deputazione provinciale di Firenze fu autorevole presidente. Era con noi dal 21 novembre 1892; e lo udimmo in vigore e freschezza di spirito lungo tempo nelle discussioni, cui prese parte di frequente; vedemmo l’opera sua alacre nelle relazioni varie delle commissioni. Appartenne a quella per la verificazione dei titoli dei nuovi senatori; all’istruttoria permanente; a quella pei decreti registrati con riserva. Anche tra le insidie della malattia, che lo ha distrutto, si traeva a noi. Abbiamo perduto una mente elevata, un animo nobile, un’attività zelante. (Bene). […]
DEL LUNGO. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL LUNGO. Alle degne parole che all’onorata memoria di Carlo Municchi ha consacrato l’illustre Presidente, permettete se ne aggiunga una che dica o ripeta il memore reverente affetto della sua Firenze, e quanto fra i concittadini fossero pregiati il pensiero e l’azione di lui, cittadino, magistrato, amministratore, parlamentare; di lui partecipe sempre ad ogni opera generosa, e che la sua più cara ambizione riponeva nell’esser fra i primi a fare il bene con alto intelletto di giustizia. Agli onori che accompagnarono e coronarono quella nobile vita, corrispose sempre, finché le forze gli ressero, lo zelo coscienzioso, la perseverante attività, in pro del paese, in pro della patria italiana. Il comune e la provincia di Firenze sanno e sentono quanto ben dovuto sia l’omaggio che alla memoria di Carlo Municchi rende oggi il Senato del Regno. (Bene, bravo. – Approvazioni vivissime). […]
QUARTA. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUARTA. Non potrei dire né più né meglio di quanto è stato detto dal nostro illustre Presidente su […] e Carlo Municchi. Ma sospinto dalla grande e profonda reverenza che ebbi sempre per essi, non posso non mandare alla cara memoria di loro il più affettuoso saluto, anche a nome di tutta la magistratura italiana, i sentimenti della quale credo di interpretare in questo momento assai fedelmente, e di augurare con tutte le forze dell’animo mio, pel bene della giustizia, che tutti i magistrati ne seguano l’altissimo esempio. (Approvazioni) […]
TORRIGIANI FILIPPO. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TORRIGIANI FILIPPO. Non per aggiungere nemmeno una parola a quanto è stato detto con tanta autorità ed eloquenza dal nostro Presidente e dal senatore Del Lungo in commemorazione di Carlo Municchi, ma solo per associarmi con tutto il cuore alle loro parole e per pregare il Presidente di inviare alla famiglia le condoglianze del Senato. (Bene). (12)
Così, in un giorno di dicembre, se ne andò un prefetto davvero di ferro, un incorruttibile che, come tutti in quegli anni vivaci ma difficili, si fece amare ed odiare per la sua opera. Carlo Municchi, senatore, prefetto, magistrato, conte, merita di essere ricordato come tutti coloro i quali affrontarono tempi difficili con coraggio e fede nel nascente Stato Italiano.
Alessandro Mella
1) Annuario della Nobiltà Italiana, Andrea Borella a cura di, Edizione XXXI, 2011, Tomo II, pp. 768-769.
2) Archivio Storico del Senato, scheda del senatore Municchi.
3) La difesa penale in Italia. Studii teorici e pratici, Silvio Campani, II, Bologna 1880, p. 271.
4) Archivio Storico del Senato, scheda del senatore Municchi.
5) Ibid.
6) Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia,76, 31 marzo 1896, p. 1648.
7) Roma, Archivio centrale dello Stato, Ministero dell’interno, Dir. gen. AA. GG. Personale, Div. personale, serie II, b. 235, f. 660.
8) Roma, Archivio centrale dello Stato, Carte Luigi Pelloux, f. 50.
9) Archivio Storico del Senato, scheda del senatore Municchi.
10) La Stampa, 357, Anno XLV, 25 dicembre 1911, p. 4.
11) Ibid., 357, Anno XLV, 25 dicembre 1911, p. 6.
12) Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 23 febbraio 1912.
