Foto G.Guerreri
Animali e piante che si autorigenerano
Una caratteristica della biologia di certi animali è la capacità di rigenerare le parti staccate del proprio corpo.
Tutti sanno che le lucertole spesso, quando vengono catturate, riescono, grazie ad una repentina contrazione dei muscoli, a staccare la coda, riuscendo spesso a sfuggire al predatore. Inoltre il pezzo staccato si muove ancora per un certo periodo, riuscendo a distrarre ulteriormente il cacciatore. In seguito la coda verrà rigenerata e la lucertola tornerà ad essere nuovamente completa.
Altri animali, come alcune specie di stelle di mare, possono perdere delle braccia, per sfuggire al nemico, e farle rigenerare completamente in poco tempo. Paradossalmente un braccio staccato può addirittura rigenerare l’intero organismo.
Gli stessi polpi, e molte specie di granchio, riescono a staccare parti del corpo, come tentacoli o zampe, a scopo sempre difensivo, e a rigenerarle in qualche tempo.
La capacità di rigenerazione, solitamente, tende a ridursi, sia fra gli animali sia fra i vegetali, via via che si sale la scala evolutiva.
Nei casi citati in precedenza potremmo parlare di una rigenerazione riparativa, quando la ricostruzione di tessuti od organi avviene dopo un evento traumatico, e di rigenerazione fisiologica quando si verifica, per motivi legati alla loro biologia, come nei fenomeni di muta.
Nel caso delle stelle marine in cui un braccio staccato riesce a generare un intero organismo parleremo di morfallassi, mentre l’epimorfosi, consiste nella ricostituzione di intere parti perdute (come nell’organogenesi).

Il ruolo fondamentale negli organismi unicellulari, provvisti di un nucleo isolato (eucarioti), è proprio svolto dalla capacità di quest’ultimo di rigenerare un intero individuo, mentre le parti separate andranno incontro a degenerazione.
Un caso che invece interessa il mondo vegetale è quello della Acetabularia.
Si tratta di un’alga unicellulare composta di tre parti: un ombrello, un gambo e un rizoide che la ancora al substrato e che contiene il nucleo.
Se l’Acetabularia viene divisa in più parti, solo il frammento che contiene il nucleo, quindi nel rizoide rigenera completamente, mentre la parte apicale del gambo che forma solo l’ombrello degenera.
Questa osservazione fece ipotizzare al biologo danese J. Hammerling nel 1934, quasi 30 anni prima della scoperta dell’RNA, che le informazioni utili per formare l’ombrello, provenissero dal nucleo, e che fossero immagazzinate all’apice dello stelo.
Un altro classico esempio di morfallassi è fornito da Hydra, nella quale si distinguono due parti: il disco basale, che fissa l’organismo al substrato, e una parte distale, l’ipostoma, costituita da una bocca circondata da tentacoli.
Tagliando l’ Hydra in più parti l’organismo potrà ricostruire parti del corpo danneggiate o mancanti, inclusa la sua testa, che nella mitologia greca, e in particolare nell’Idra di Lerna, rinasceva quando veniva tagliata.
Il fenomeno della rigenerazione è spiegato dalla presenza di alcune cellule relativamente indifferenziate, i neoblasti, che migrano verso la superficie del frammento differenziandosi in nuove strutture.
Sotto un certo aspetto, la morfallassi, che avviene in seguito a un evento traumatico potrebbe essere considerata una forma di riproduzione asessuata… anche se proprio la causa accidentale metterebbe in dubbio tale ipotesi.
A differenza della morfallassi, l’epimorfosi è caratterizzata dalla formazione di una massa di cellule muscolari o connettivali che regredirebbero a forme non differenziate formando un gruppo di cellule totipotenti al di sotto del neoformato tessuto epiteliale.
Esempi molto noti e studiati di epimorfosi sono quelli relativi alla rigenerazione degli arti negli Anfibi, dove in seguito a un’amputazione, le cellule rimanenti non solo sono in grado di ricostituire l’arto perduto, ma ricordano anche la loro posizione.

Come si può facilmente immaginare molti studi sono stati compiuti anche sui mammiferi.
A differenza di quanto osservato in hydre e anfibi, la capacità rigenerativa nei mammiferi è molto limitata.
I topi, mostrano una modestissima rigenerazione delle dita dopo le amputazioni, questa capacità è spesso insufficiente a ripristinare completamente la struttura originale, portando spesso alla formazione di cicatrici.
In molti casi, la ricostituzione degli arti nei mammiferi, se presente, è più simile alla riparazione tissutale che a una vera rigenerazione.
La capacità rigenerativa tende a diminuire con l’età e con la distanza dal corpo della parte amputata
Anche il sistema immunitario gioca un ruolo determinante nella risposta alla lesione e può ampiamente influenzare il processo rigenerativo.
Concludendo: L’epimorfosi è un meccanismo rigenerativo che interessa la crescita delle cellule del tessuto indifferenziato.
Purtroppo, nel caso dei mammiferi e quindi dell’Uomo, la rigenerazione degli arti, in particolare, è spesso compromessa.
Foto immagini di:
Di LadyofHats – Opera propria, CC0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17527725
Di Rafaela Santos de Lima – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=91639777
Copertina di Giancarlo Guerreri

Grazie per queste così dettagliate informazioni scientifiche. So di essere un po’ oltre , ma non posso esimermi dall osservare che la capacità di rigenerazione così forte nelle piante e negli esseri più semplici…per noi umani è invece diventata una specie di conquista. Con l acquisizione del corpo astrale ( corpo del sentire e delle passioni )e dell io ( senza la d) il nostro corpo eterico ha perso forza. O meglio viene spesso sopraffatto ed entriamo in disequilibrio e quindi malattia. E questo disequilibrio noi lo abbiamo praticamente sempre. Si può dire che per ” la scienza” siamo sempre malati. Quando riusciamo a far fluire I nostro corpi in sintonia riusciamo a rigenerarci. Ma questo è legato anche a vite passate, a esperienze vissute che dobbiamo superare. Nella realtà possiamo vedere che ci sono individui che pur precipitando in gravi situazioni riemergono più forti di prima…faccio l esempio del mio papà che ha avuto un infartaccio a 84 anni ( tra l altro salvato da una mia ” casuale” telefonata”) , lui ha lasciato questa dimensione a 96 anni non prendeva più medicine e nel suo cuore non c’ era più cicatrice. È interessante , bisognerebbe studiare queste persone, ce ne sono tante, bisognerebbe capire e imparare. Ma noi interessiamo solo malati. E la maggior parte di noi entra in questo circolo vizioso e non pensa alla possibilità grandiosa di potersi autoguarire. I terapeuti di qualunque tipo dovrebbero solo essere delle guide per arrivare a questo. Invece abbiamo pomposi laureati e non laureati che pensano spesso di avere la bacchetta magica, o di avere la verità in tasca. Quanta strada ancora da fare. Però quanta vita si può muovere!
Grazie Patrizia, in effetti il discorso potrebbe estendersi ai vari corpi che ci appartengono, in questo caso dovremmo considerare molti altri elementi legati alla metafisica, alla Antroposofia e ai condizionamenti delle vite passate.