Cosa è cambiato e cosa cambierà
Quando era ancora Principe di Galles, Carlo III espresse più volte il desiderio di essere visto non più come “Defender of the Faith”, ma come “Defender of Faith”, eliminando l’articolo “the”.
La differenza è significativa:
- Defender of the Faith = difensore della fede anglicana*, cioè della Chiesa d’Inghilterra.
- Defender of Faith = difensore del diritto di tutte le religioni di praticare liberamente il proprio culto, un cambiamento profondo con effetti di forte impatto nel rapporto fra i vecchi e nuovi cittadini del Regno.
Ricordiamo che in occasione dell’incoronazione del 2023 Carolo III introdusse alcuni elementi simbolici di maggiore inclusione: rappresentanti di comunità ebraiche, musulmane, induiste, sikh e buddhiste ebbero un ruolo nelle celebrazioni e, al termine della cerimonia, furono pronunciati messaggi di sostegno anche da leader di altre religioni.
“Dal punto di vista istituzionale, questa mossa crea una crepa nella coerenza del sistema costituzionale del Regno Unito. Attualmente la legge impone che il sovrano sia anglicano e che i vescovi della Chiesa di Stato siedano in Parlamento. Definire la monarchia come un ente protettore di una nazione multireligiosa rende questi storici privilegi anglicani contraddittori, prestando il fianco ai movimenti laici che chiedono la totale separazione tra Stato e Chiesa. Sul piano sociale, invece, offrendo legittimazione formale a tutte le fedi, il Re si priva del ruolo di unificatore spirituale sotto un’unica identità storica condivisa, diventando invece un arbitro tra comunità diverse. Questo scenario favorisce l’Islam britannico, che è la comunità più attiva e in rapida crescita. I leader musulmani possono ora vedere la Corona come uno scudo legale per difendere le proprie scuole confessionali e la visibilità della propria fede nello spazio pubblico”, scrive Francesca Galici su “Il Giornale” del 29 giugno 26, ed aggiunge, ”Si tratta quasi di un riconoscimento “di Stato” informale dell’Islam (e delle altre religioni, molto minoritarie), le cui implicazioni sul lungo periodo non possono essere ipotizzate. Quella che può essere già da ora teorizzata è la richiesta di parità legislativa. Una volta stabilito il principio che il Re deve tutelare l’Islam e le altre fedi allo stesso modo dell’anglicanesimo, diventerà difficile negare alla comunità islamica una rappresentanza ufficiale nelle istituzioni”.
*La Chiesa anglicana nacque ufficialmente in Inghilterra nel 1534. A decretarne la fondazione fu il re Enrico VIII, il quale promulgò l’Atto di Supremazia (Act of Supremacy), un documento con cui si distaccò dalla Chiesa cattolica di Roma e si dichiarò Capo Supremo della Chiesa d’Inghilterra.
Lo scisma fu causato dal rifiuto di papa Clemente VII di concedere al re l’annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona, permettendogli così di sposare Anna Bolena. Più a fondo, la rottura permise alla corona di incamerare i beni ecclesiastici e di affermare il potere dello Stato sulla religione.
La fisionomia definitiva della Chiesa anglicana si consolidò più tardi: Sotto Edoardo VI vennero introdotte le prime riforme di stampo protestante e pubblicato il primo Book of Common Prayer in inglese. Sotto Elisabetta I, nel 1559, l’Atto di Supremazia fu ripristinato e, nel 1562, vennero varati i 39 Articoli di Fede, che definirono l’anglicanesimo come una via di mezzo tra il cattolicesimo e il protestantesimo.
