Ulrich Siegmund
A quando lo sfratto a Ursula van der Leyen?
È un lamento unico che unisce i parrucconi della sinistra, buon ultimo Romano Prodi, artefice di quel modello di Europa, quale valore assoluto riassunto nella frase “Ce lo dice l’Europa” e i giornaloni per stigmatizzare il voto tedesco, ma senza coglierne il significato.
Nessuno ammette che il modello della Grosse Koalition – ossia il centro che governa con la sinistra (con quest’ultima che detta l’agenda, prettamente ideologica) – considerato per decenni il motore politico più affidabile del Vecchio continente è stata la causa determinante della nascita di movimenti di protesta che nascono dal basso per esprimere la voce del cittadino bastonato dalle ideologie perverse che hanno minato le sue sicurezze, senza perdersi in riferimenti storici al momento fuori luogo.
La vittoria schiacciante di Ulrich Siegmund e di Alternative Fur Deutschland in Sassonia-Anhalt, attesta che il modello caduto dall’alto e dovuto alle mire egemoniche del Partito popolare europeo, in tutte le derivazioni locali, è imploso.
Un terremoto politico che scavalca, eccome, la dimensione contenuta della tornata elettorale, perché per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale porta un movimento radicale di destra a poter governare un Land. Uno choc per i partiti tradizionali tedeschi, Cdu e Spd su tutti e in piena caduta libera, che vedono infrangere il cordone sanitario nei confronti dei nazional-populisti e con ciò l’inevitabilità della grande coalizione come unico elemento stabilizzatore.
È proprio quest’ultima sul banco degli imputati dalla grande mole di elettori che ha votato Afd: in chiave nazionale (come un avviso chiaro al cancelliere Merz), così come su scala europea.
La cosiddetta grande stampa sta già utilizzando adesso il solito refrain parlando di «onda nera», di pericolo sovranista, di rigurgito totalitario, rifiutando di considerare il dato di realtà: il 44,4% di cittadini della Sassonia che hanno votato per Afd non può essere liquidato come l’avanzata dei «neo-nazisti». Sarebbe surreale.
La protesta di massa riversata nelle urne non è ideologica, è tutta contro l’establishment: contesta l’immigrazionismo, il multiculturalismo, la deriva woke (in Germania pesantissima), la desertificazione industriale, l’ossessione green, l’oicofobia.
Sono questi i motivi del successo della destra di Alice Weidel che supera il 20% persino nella ricca Baviera. Il resto, certe pastoie nostalgiche e le iperboli populiste, determina certamente un serio problema politico ma non rappresenta la chiave per capire la portata del voto.
Anche perché un messaggio analogo non giunge solo dalla Germania. Stessa dinamica è destinata a trovare importanti sbocchi politici nel 2027 in Francia come in Spagna. Anche qui sono i popoli a non accettare più le formule escogitate dai partiti di sistema (il macronismo, il sanchismo) per impedire il cambio di paradigma. E anche qui le forze della destra si candidano a rappresentare l’alternativa contro le élite e contro certe derive di Bruxelles dove vige – guarda caso – il modello artificiale della “grande coalizione”: ossia l’alleanza fra popolari, socialisti e verdi. Tutti costoro, al contrario, guardano all’unico modello in vigore che non provoca smarrimento fra gli elettori: quello italiano.
Il destra-centro, guidato da Giorgia Meloni, ha stabilizzato il sistema politico italiano. Ha fornito agli elettori di destra la risposta nei confronti proprio dell’anomalia a-democratica e antisociale: dieci anni di governi tecnici, di larghe intese e di sinistra, tutti rigorosamente non espressione del volere dei cittadini.
Il risultato? Non solo l’esperienza di governo più longeva della storia repubblicana ma l’unica formula, caratterizzata dall’asse fra conservatori, popolari ed identitari, che ha retto alla tempesta della policrisi perché interpreta quel cambiamento che sta reindirizzando e riorientando l’Europa.
Lo stesso schema, infatti, è sempre più determinante a Bruxelles dove – lo sanno benissimo anche i maggiorenti del Ppe che stigmatizzano l’avanzata di Afd – è proprio la “maggioranza Giorgia”, l’intesa parlamentare fra il centrodestra e le destre europee, a rappresentare non soltanto la novità politica ma la formula più aderente alla volontà profonda delle Nazioni e dei loro popoli. Che non ne vogliono più sapere di farsi dettare la vita dagli ingegneri sociali della sinistra. A maggior ragione coi loro voti. I dirigenti del Partito Popolare che sono sempre stati opportunisti per mantenere il potere, non ci penseranno due volte e dare il benservito a socialisti, verdi ed estrema sinistra, mandar a casa la fetida Ursula van der Leyen e cercare di cambiare volto prima delle prossime importanti tornate elettorali del 2027. Qualche segnale di fumo è già visibile. Ci riusciranno? Staremo a vedere. Questa è la politica!
