Tra i punti rilevanti di Futuro Nazionale: Denatalità, immigrazione, economia, relazioni internazionali:
L’attenzione che l’elettorato aveva dimostrato al generale Vannacci al suo esordio nelle file della Lega si è intensificata quando il suo Movimento ha mosso i primi passi.
Il cittadino esasperato dalla mancanza di sicurezza, dal ruolo straripante dell’immigrazione selvaggia e da certe sentenze della magistratura, aveva trovato nell’immediatezza delle sue tesi, la concretizzazione di alcuni principi che pur presenti nel sentire dei partiti di centro destra, si erano al momento limitati a enunciazioni, anche per motivi facilmente intuibili e legati alla carenza della nostra legislazione e all’attacco sistematico delle toghe.
L’elettore più accorto valuta la mancata attenzione verso il cittadino che nel corso degli anni, anche nuove presenze, avevano riservato.
Gli esempi si sprecano; dal supponente Ernesto Ruffini che vorrebbe costituire un polo di centro, peraltro assai orientato a sinistra, ma senza poter ancora contare in interlocutori validi, che però critica la politica fiscale del governo Meloni, perché la vorrebbe più progressiva, per tornare con la memoria ai governi Renzi e Monti che avevano esercitato forme di tassazione selvaggia addirittura su minime giacenze sui conti coerenti bancari e sugli interessi dei titoli obbligazionari-Per cui manteneva un giudizio ancora sospeso, perchè governare una nazione non significa solo difendere l’identità e la sicurezza.
Questa carenza oggi è colmata in quando il Movimento di Vannacci ha presentato le linee portanti del documento politico.
Piaccia o no, il lettore potrà misurarsi con esso. Tralasciando la descrizione minuziosa di riferimenti storici e alti principi (che si possono ovviamente approfondire leggendo il documento) abbiamo cercato di mettere in evidenza i punti fondamentali.
Il programma politico di Futuro Nazionale si estende per il decennio: 2027-2037, per cui non può essere considerato il libro dei sogni del tutto e subito, ma rivela dietro di sé una filosofia della politica e della storia.
Espone innanzitutto i suoi “valori non negoziabili” di alto spessore culturale: «difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, identità cristiana, concezione romana del diritto». Spazia sul rapporto tra Stato e sovranità dal trattato di Westfalia a noi, ricorda le invasioni dei Longobardi e dei Normanni, conduce analisi politologiche sull’era Trump, cita numerosi autori, compresi San Paolo, Dante, Chesterton, Guareschi e perfino il cardinale Ottaviani, che in pochi ricordano.
Ha la pretesa di enunciare propositi operativi, ma anche un quadro culturale di riferimento fatto di diritto naturale, principio di sussidiarietà, “sapiente riflessione della Dottrina sociale della Chiesa”, realismo politico, usando espressioni inconsuete per un programma elettorale come “cristianità”, “tradizione romana e cristiana”.
Futuro Nazionale è un partito recentissimo, per cui i riferimenti ai principi potranno tornare utili per avvicinare l’elettore informato e consapevole
Tra i tanti argomenti esaminati dal programma soffermiamoci su alcuni sia perché particolarmente rappresentativi di Futuro Nazionale e anche innovativi nella presentazione.
Un primo argomento è senz’altro la lotta al declino demografico italiano. Il partito dice di essere una «Destra vitale perché mette al primo posto la necessità di promuovere la vita». Del popolo si espone una concezione naturale e non artificiale come nelle moderne «democrazie di massa»: «Un popolo esiste nei suoi membri, nei suoi figli, quelli che oggi mancano, col rischio di segnare la fine della civiltà italiana». Questo principio di «famiglia e natalità come fattori centrali della sostenibilità economica» viene sviluppato nei capitoli sull’economia quando si riprende il tema del “quoziente familiare” nei suoi effetti sulla progressività fiscale, o quando si parla di riduzione dell’IVA per i prodotti legati alla natalità e alla cura dei piccoli.
Sul piano delle istituzioni politiche il programma sostiene che «viene prima l’Italia, poi lo Stato e le istituzioni che devono essere al suo servizio». La proposta è quindi di una sovranità identitaria «che si riconosca certamente sottomessa alla legge naturale che la ragione scopre e difende e alla tradizione cristiana». Qui si inseriscono le gravi accuse all’Unione Europea, considerata un «soggetto completamente avverso all’interesse del nostro Paese» sui temi della decarbonizzazione, dell’inserimento dell’aborto nei diritti fondamentali, delle spese militari a sostegno dell’Ucraina, della negazione di deroghe di finanza pubblica per le politiche demografiche. Tematiche già sollevate da moli elettori del centro destra, che potrebbero attenuarsi qualora, come da previsioni anche in Germania e Francia nel 2027 potranno prevaler forze sovraniste lontane dalla politica suicida di Ursala van der Leyen.
Tale sovranità, dice il programma di Vannacci, va difesa anche sul piano economico: quando le regole UE producono paralisi, il governo nazionale deve promuoverne la revisione, utilizzando anche il potere di veto, come promette di fare Futuro Nazionale al prossimo bilancio pluriennale sui temi del riarmo e del Green deal. Si propone anche una revisione organica dei Trattati, seppure “condotta con perizia”.
Merita riportare alcuni passaggi in materia fiscale: L’obiettivo è costruire un’Italia più prospera, competitiva e socialmente coesa, nella quale crescita economica, benessere delle famiglie, valorizzazione delle eccellenze produttive e rafforzamento dell’autonomia economica procedano insieme. L’iniziativa privata, l’impresa, il lavoro autonomo e il lavoro dipendente adeguatamente retribuiti, le professioni, il risparmio, la libera concorrenza rappresentano il motore ordinario della crescita. Il compito dello Stato non è sostituirsi al mercato, ma creare condizioni favorevoli allo sviluppo: regole stabili, fisco più semplice, burocrazia più leggera, infrastrutture efficienti e tutela della concorrenza. Nei settori decisivi per la sovranità economica, la continuità produttiva e l’autonomia tecnologica, lo Stato deve però esercitare una funzione di indirizzo, garanzia e presidio proporzionato, avendo sempre come obiettivo la tutela e il perseguimento del “Bene comune”.
Energia, infrastrutture, credito, risparmio, tecnologie strategiche e filiere produttive essenziali richiedono strumenti adeguati di protezione e di indirizzo. Golden Power, Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale e politiche di sostegno alle filiere non devono diventare forme di dirigismo, ma strumenti selettivi per concorrere allo sviluppo dell’economia nazionale, affrontando crisi internazionali, dipendenze esterne, acquisizioni ostili e rischi per la continuità industriale del Paese.
Di fronte alle sfide di una globalizzazione dominata dalle multinazionali e dalla finanza internazionale – che rischia di divorare il made in Italy, il nostro tessuto produttivo e il valore del nostro lavoro – è necessario rimettere in campo, come stanno facendo tutte le Nazioni del mondo, la sovranità dello Stato e delle istituzioni pubbliche in campo economico e sociale. Ad una sinistra che vuole “tutti proletari” (ormai privati persino della “prole”), Futuro Nazionale contrappone una visione di Italia in cui tutti siano proprietari, la dipendenza dai sussidi pubblici sia quanto più possibile ridotta e la proprietà sia favorita per tutte le famiglie.
Mentre altri sognano come unico modello le grandi concentrazioni finanziarie, per Futuro Nazionale la proprietà diffusa è, quale dato storico che ha caratterizzato l’Italia, la via per affrontare anche il futuro. La proprietà diffusa è, infatti, uno dei pilastri della stabilità economica e della libertà delle famiglie. Una società è tanto più solida quanto più ampio è il numero dei cittadini che possono essere proprietari, risparmiatori, imprenditori, professionisti e lavoratori partecipi dei risultati dell’attività economica.
Più precisamente Riforma del sistema tributario fondata su semplicità, equità, stabilità e proporzionalità, con eliminazione delle norme obsolete, riduzione delle micro-imposte, calendario fiscale stabile e sportello digitale unico per gli adempimenti principali.
Continuità fiscale pluriennale, affinché aliquote, deduzioni e regole tributarie fondamentali restino stabili nel tempo, consentendo a famiglie e imprese di programmare investimenti, assunzioni e attività economiche con maggiore certezza.
Nel campo dell’economia e del lavoro, il programma fa diverse proposte scontate: chi non proporrebbe la riduzione del cuneo fiscale o una maggiore sicurezza sul lavoro?
Ne fa però anche di interessanti e coerenti con i principi visti sopra. Per esempio, è da notare che si torni a parlare di «impresa familiare» in una società anti-familiare come la nostra, di «proprietà diffusa» mentre aumentano le concentrazioni economiche e i sussidi di Stato, di «partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa», di «azionariato diffuso» e di cura per la classe media degli artigiani e dei commercianti.
Ci sono nel programma diversi punti di origine distributista e derivati dalla Dottrina sociale della Chiesa, come viene espressamente riconosciuto; «La cornice di riferimento della dottrina economica di FN è dunque quella di una cooperazione dei corpi sociali intermedi, seguendo la sapiente riflessione della Dottrina sociale della Chiesa». Degna di attenzione è anche l’idea di una «moneta fiscale quale strumento complementare di politica economica, fondata sulla circolazione volontaria dei crediti fiscali e i diritti di compensazione tra Stato e cittadini». Toccare il tema moneta può essere pericoloso, ma è necessario.
Poi, ovviamente, c’è l’argomento immigrazione e remigrazione, tanto caro sia a Vannacci che ai suoi detrattori. Il programma del partito si dichiara contrario alla società multiculturale e propone di incentivare fiscalmente il rientro dall’estero di italiani in età produttiva. Propone la riforma della cittadinanza, intesa quest’ultima «come appartenenza ad una civiltà, ad una storia, ad un popolo». Dovrebbe essere concessa dopo 20 anni di residenza, una certificata conoscenza della lingua, una fedina penale immacolata e una «dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana». In ogni caso anche per gli ingressi regolari dovrebbe esserci un tetto e il riconoscimento della cittadinanza può essere revocato.
Questi sono gli enunciati che cozzano contro baluardi della sinistra che esalta in modo indiscriminato i diritti individuali, ignora però la libertà economica, i doveri e le ricadute economiche sulle fasce deboli. È uno scontro di civiltà e tale deve rimanere,
Si insiste su tematiche filosofiche di fondo, non lontane dai programmi originali dei partiti del centro destra, in primis Lega e Fdi. Ci sarà modo di ottenere maggiori chiarimenti, soprattutto nel confronto politico che ci auguriamo maturi su chi non mira alla distruzione della nostra società, ma tende alla difesa di principi e valori e alla realizzazione del “Bene comune”.
Spazio aperto.

Noi siamo un giornale libero e abbiamo il dovere di informare nei confronti dei nostri lettori ..punto e basta