Il confronto fra due mondi lontanissimi
Ingresso privilegiato del generale Vannacci nel salotto buono dell’economia internazionale al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Tra paludati economisti, uomini di governo ed esponenti delle Istituzioni internazionali, un posto di rilievo è stato riservato al generale Vannacci, bacchettato un po’, non in confronto diretto, ma in successione dal redivivo Professor Mario Monti, senatore a vita ed ex presidente del consiglio di lontana memoria.
Vannacci fondatore di Futuro Nazionale, ha esposto, con chiarezza la sua tesi politica che spazia dall’esigenza di ridurre nella Unione Europea la burocrazia nel rapporto con gli Stati e i cittadini, con limiti drastici all’ulteriore integrazione politica, accordando maggiore sovranità nazionale, difesa dell’identità culturale in un’Europa intesa come piattaforma di collaborazione anziché di coercizione.
Ha posto poi questioni sulla perdita di competitività, sul peso economico europeo e sulle scelte energetiche. Tematiche già discusse e diffuse ogni giorno non solo da parte di Vannacci, ma ormai entrate nel dibattito giornalistico.
Monti qualche risposta nel merito, in verità, l’ha data: ha ricordato correttamente che l’integrazione europea precede Maastricht e che un mercato comune necessita di regole e di un arbitro. Argomenti seri.
Ha stranamente omesso anche di ricordare i traguardi raggiunti dall’integrazione europea sulla competitività, sul rafforzamento del sistema industriale con conseguente crescita e benessere.
Poi ha dato di matto, sfoderando tutta la sua contrarietà, parlando di fascismo, razza italiana, complesso di Calimero, Camus, Mitterrand e apparati genitali.
Ignorando l’interesse dei presenti su Economia e rapporti internazionali, il Professore è tornato al fascismo, accusando Vannacci di ricostruire la «narrativa, la retorica e lo spirito del fascismo», evocando persino la «razza italiana».
Accusa gravissima. Peccato che nel programma di Futuro Nazionale non compaiano né la parola “razza” né l’affermazione di una superiorità razziale.
E contro l’atmosfera fascista e il rispetto alla Costituzione, potrebbe essere sufficiente aprire una finestra sul tempo.
Il richiamo al rispetto della Costituzione in bocca a Mario Monti suona alquanto paradossale, visti le circostanze e il modo in cui divenne a suo tempo Presidente del Consiglio, un vero e proprio golpe bianco imposto dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano su input di un’entità stranierà sovranazionale, sfruttando una situazione di emergenza ampiamente gonfiata da speculazione finanziaria e manovre poco chiare (“I mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto” diceva l’allora commissario europeo al Bilancio, Guenther Oettinger) che solo formalmente e apparentemente rispettava la Costituzione.
In realtà, ponendo al comando un uomo forte con l’aurea di salvatore della patria, ma privo di qualsiasi legittimazione popolare e ponendolo in condizione di tenere al guinzaglio un parlamento succube e inadeguato, di fatto ne violava lo spirito facendo a pezzi la costituzione materiale.
Una dinamica assai poco compatibile con il rispetto sostanziale delle dinamiche democratiche.
Poi, l’anziano professore è scivolato sul «complesso di Calimero».
Vannacci solleva un problema di competitività; Monti gli diagnostica un disturbo psicologico. Quando non si riesce a confutare il foglio Excel, si mette l’interlocutore sul lettino dello psicoanalista.
Nelle critiche a testa bassa contro Vannacci, Monti ignora che anche il rapporto Draghi descrive i ritardi europei in materia di produttività, tecnologia, energia e competitività. Evidentemente anche Mario Draghi, a sua insaputa, è diventato un piccolo pulcino nero.
In chiusura, l’ex presidente del consiglio Mario Monti, amante dell’austerity ha ricordato di avere chiesto sacrifici agli italiani.
Questo ci permette di rinfrescare la memoria dei lettori per dimostrare da che pulpito arrivano le invettive contro Vannacci che essendo neofita, al governo non c’è mai stato, quindi non ha prodotto danni. Mentre i successi di Monti, sulle spalle degli italiani, quali son stati?
Nel 2012 la disoccupazione salì al 10,7%, il debito pubblico raggiunse il 127% del PIL e la pressione fiscale il 44%. (Fonte: Banca d’Italia), per non tornare sulla Legge Fornero che ha prodotto drammi negando l’accesso al pensionamento a coloro che già avevano presentato la domanda, accettata dall’INPS.
Un governo tecnico, quello presieduto da Mario Monti, che riuniva, in teoria, quanto di meglio offrivano le élite intellettuali e professionali del paese – manager come Corrado Passera, accademici come la Fornero, un ammiraglio alla difesa, un ambasciatore agli esteri e un prefetto agli interni, un avvocato alla giustizia e così via – che in poco tempo ha fallito tutti gli obiettivi divenendo in breve il più detestato e nocivo governo degli ultimi decenni.
Dagli esodati alla patrimoniale mascherata dell’IMU, dal crollo del PIL (-2,8% nel 2012) alla contrazione della produzione industriale, dall’aumento della pressione fiscale a quello della disoccupazione, fino all’obbrobrio del pareggio di bilancio in Costituzione non c’è settore in cui la politica di ottusa austerità del professor Monti non abbia fatto danni senza apportare nessun beneficio.
Per non parlare della vergognosa gestione della vicenda dei Marò, consegnati da un ammiraglio ad un paese ostile dopo un ridicolo e inconcludente palleggiamento di responsabilità tra ministri teoricamente esperti in materia.
Con lo spread a 550, cioè più alto di quello che aveva trovato, solo il “whatever it takes” di un altro pupillo delle oligarchie europeiste, nonché futuro e altrettanto inconcludente Presidente tecnico del Consiglio, salverà Monti, tutti noi e l’euro dal disastro.
È questa la cattedra dalla quale il professorone impartisce lezioni e proclami di antifascismo di maniera, applaudito da chi ha, evidentemente, la memoria molto corta e non riesce a capire che il governo Monti in realtà ci ha dimostrato, per l’ennesima volta, una cosa sola: l’inadeguatezza della classe dirigente nostrana.
Sarebbe scorretto attribuire esclusivamente al governo Monti una crisi che era già in corso. Ma sarebbe altrettanto fantasioso descrivere quella stagione come un raffinato corso collettivo di educazione alla responsabilità.
Infine, la sentenza: il programma di Futuro Nazionale violerebbe «in molti punti» la Costituzione italiana e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Quali punti? Quali articoli? Quali proposte?
Da un professore ci si aspettavano almeno le note a piè di pagina. Invece genericità imbarazzante.
Proporre una revisione costituzionale o una diversa disciplina dei rapporti tra ordinamento nazionale ed europeo può essere per alcuni politicamente sbagliato, imprudente o irrealizzabile. Ma proporre di cambiare una norma attraverso le procedure previste non significa averla già violata. Altrimenti ogni riforma costituzionale sarebbe anticostituzionale: una teoria piuttosto creativa persino per la Bocconi.
Camus e Mitterrand sono citazioni magnifiche. Ma la bibliografia non sostituisce l’argomentazione. Altrimenti basterebbe presentarsi ai dibattiti con un’antologia ben rilegata e dichiararsi vincitori.
Nel 2013, quando a esaminare la sua proposta politica furono gli elettori, il suo partito ottenne poco più dell’8%. Evidentemente quella commissione d’esame formata dal popolo italiano era meno impressionabile.
Vannacci potrà avere formulato dati da precisare e proposte da contestare. Ma ha parlato di Europa, economia, sovranità e identità.
Monti gli ha risposto soprattutto con il fascismo, Calimero, Mitterrand e un braccialetto collocato in zona decisamente inconsueta.
Vannacci cercava, secondo i suoi critici, una patente da statista. Monti si è presentato come esaminatore.
Alla fine, però, ha distribuito etichette al posto delle correzioni, citazioni al posto delle confutazioni e perfino qualche battuta anatomica al posto dei dati.
È grave per la nostra democrazia se a chi presenta approfondimenti contro le incongruenze delle istituzioni europee che arrivano dai cittadini, invece di rispondere in modo ragionato, si contrappongono i diktat.
Si passa a predicozzi ideologici e si ignorano volutamente istanze, proposte e domande. E’ proprio gente come Monti (e Draghi) che ha fatto crescere il fenomeno Vannacci, come pure la famigerata “Agenda Ursula”.
Vannacci coagula un potenziale serbatoio elettorale sino ad ora disperso nell’astensione che non ha mai preoccupato troppo il manovratore, che infatti lo aveva bellamente trascurato e potrebbe riuscire a scongelare questo tesoretto, tutt’altro che marginale come dimostrano i sondaggi (per lo meno i pochi attendibili), e a reinvestirlo nel tentativo di modificare gli equilibri politici del centro destra.
Però c’è chi si scandalizza sul favore ottenuto da Vannacci o sul voto in Sassonia, senza capire che i calci in faccia ai cittadini che chiedono rispetto, tutela della libertà personale, ordine pubblico e limiti a comportamenti di sfaccendati violenti, rispondendo con il solito concentrato di retorica antifascista a buon mercato, produce questi risultati, dando attenzione a coloro che con parole semplici vorrebbe proporre rimedi efficaci.
Se i morituri delle nostre istituzioni si ponessero domande conseguenti, forse capirebbero l’incongruenza del loro agire, e potrebbero impegnarsi a rispondere formulando proposte e risposte adeguate.
Invece si barricano sulle loro certezze dimenticando che ogni giorno il ramo sul quale sono appollaiati, si sta deteriorando.

Monti , la quintessenza dei politosauri morenti che negli ultimi sussulti emettono tutto il loro livore e la rabbia di aver terminato la loro carriera senza essere stati capaci di mantenere il potere.
Chissà quante delle sue medaglie sono state conquistate politicamente grazie ai salotti dell’intellighentia capalbiese e con la sponsorizzazione di ReGiorgio
Vergogna !!!!
Monti e Prodi rivestono il ruolo di chi vede sgretolarsi un sistema di potere iniquo. Ai posteri