Eccelse opere d’arte del grande artista spagnolo in mostra al Museo Archeologico di Aosta. Un racconto tra un centinaio di opere dove arte storia memoria si intrecciano nel racconto di Pablo Picasso uno dei maggiori artisti del Novecento – fino al 19 ottobre 2025
Le sale del Museo Archeologico Regionale di Aosta, ospitano fino al 19 ottobre 2025 una grande mostra dedicata a “Pablo Picasso. Ritorno alle origini” .“L’esposizione è un evento di respiro internazionale – sottolinea, L’Assessore ai Beni e alle Attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali Regione Autonoma valle d’Aosta Jean – Pierre Guichardaz – desidero dunque tributare un sentito ringraziamento all’Ambasciatore di Spagna a Roma Miguel Fernández – Palacios – che ha concesso il patrocinio a questa iniziativa espositiva realizzata in Valle d’Aosta per la stagione estiva 2025”. L’esposizione curata da Helena Alonso, J. Óscar Carrascosa e Daria Jorioz, esplora la profonda influenza delle origini e tradizioni familiari sull’opera di Pablo Ruiz Picasso (Malaga , Spagna 1881 Mougins, Francia , 1973) nonché l’eredità delle culture classiche, in particolare la cultura fenicia, romana e araba, che l’artista aveva conosciuto durante l’infanzia a Malaga, sulle sponde del Mediterraneo.
La mostra ha ottenuto il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna a Roma, è stata prodotta da Expona, con la collaborazione di c2c e Contemporanea Progetti. “La collaborazione tra le istituzioni culturali della Valle d’Aosta e la nostra Ambasciata- scrive nel catalogo l’Ambasciatore di Spagna in Italia Miguel Fernández – Palaciosa – è un segnale chiaro di come l’arte possa fungere da catalizzatore per il rafforzamento i legami tra la Spagna e l’Italia. È un momento favorevole per intensificare la nostra cooperazione , e la mostra su Picasso è l’occasione perfetta per consolidare questo cammino”. Il progetto propone al pubblico un percorso affascinante che intende ricostruire la vicenda creativa picassiana attraverso i legami esistenti fra le esperienze dell’infanzia , il costante dialogo con il passato e l’innovativo uso delle tecniche tradizionali, quali la ceramica, l’incisione e il design scenografico.
Gli approfondimenti legati alla poesia, le suggestioni sul rapporto con i fotografi suoi contemporanei e sulla ricezione della sua opera in Italia negli anni Cinquanta concorrono a comporre un racconto unico che intreccia storia, arte e memoria, rivelando un Picasso intimo, un artista non solo innovativo e geniale, vissuto in una continua ricerca, ma anche profondamente consapevole delle proprie origini. Dario Jorioz – Dirigente della Struttura Attività espositive e promozione identità culturale – “Se realizzare oggi una mostra dedicata a Picasso potrebbe sembrare un’iniziativa non priva di insidie, d’altro canto non possiamo non sottolineare come la straordinaria personalità – poliedrica, magnetica e multiforme – di uno dei più celebri e celebrati protagonisti dell’arte del XX secolo continui indubbiamente ad ammaliarci, rappresentando un catalizzatore di interesse e di fascinazione”.
La selezione di opere presentate offre un’ampia panoramica della produzione di Picasso, dalle sue migliori creazioni nel campo dell’incisione come la serie il capolavoro sconosciuto o un’acquaforte tratta dalla “Suite Vollard, in cui il mondo classico riemerge davanti ai nostri occhi, fino ai risvolti famosi, come il contributo di Picasso alle arti sceniche, con le scenografie per il balletto “Il cappello a tre punte”. Inoltre la sua passione per la letteratura e la considerazione che aveva di sé come scrittore – una delle sfaccettature meno note dell’artista – viene mostrata nella serie di incisioni “La sepoltura del conte di Orgaz e nelle sue poesie. A questo si aggiunga una vasta selezione di ceramiche: a partire dal 1946 Picasso trova in questa tecnica millenaria un intero universo creativo da esplorare. A 65 anni, quando decide si stabilirsi vicino al Mare Nostrum delle sue origini, Picasso si sente come un bambino nello scoprire e indagare una forma d’arte che gli permette di conciliare gli aspetti stilistici e tecnici di disegno, incisione, disegno e scultura. Nella Malaga della sua infanzia, dove Picasso conosceva i laboratori di ceramica nei pressi della casa famiglia, il padre José Ruiz Blasco, professore di disegno e curatore del museo cittadino, fu il suo primo maestro e permise alle doti artistiche del piccolo Pablo di emergere e svilupparsi.
In quella casa, circondato da donne, la madre, le sorelle e le zie, il piccolo Pablo scoprì inoltre la musica tradizionale spagnola, le canzoni, le danze, le ricette di cucina della famiglia e i tejeringos, una variante dei churros, a cui farà riferimento diversi decenni più tardi negli esercizi di scrittura automatica svolti a Parigi. Sempre in questo ambiente sviluppò una fascinazione per il mondo dei tori. Alle corride frequentate con il padre, Picasso tornerà a più riprese da adulto nel sud della Francia, rievocando una festa mediterranea di tradizione millenaria. Il toro diventerà un potente simbolo non solo di violenza, ma anche di erotismo. È l’alter ego di Picasso. Nella sua Malaga natia iniziò anche a conoscere il teatro, e in particolare i grandi maestri della pittura, attraverso gli insegnamenti trasmessi dal padre e dai pittori suoi coetanei che frequentavano la casa di famiglia. Questo patrimonio culturale immateriale forma il background che segnerà Picasso per tutta la vita e incentra il contenuto della mostra su una visione meno conosciuta di questo straordinario maestro, in un vitale eterno ritorno alle radici mediterranee e alle origini familiari e culturali che lo accompagneranno fino alla fine, sopraggiunta in un giorno di aprile del 1973.
La ceramica è il mezzo artistico su cui la ricerca di Picasso si concentra con maggiore intensità negli anni della maturità e della vecchiaia. È affascinato dal processo di trasmutazione quasi magico subito dai colori durante la cottura. Attraverso la ceramica, l’artista è artefice della metamorfosi, operata dal fuoco, dei supporti e dei colori che ha manipolato. Picasso concepisce la ceramica come un mezzo espressivo che gli consente di combinare pittura e scultura; si sente ammaliato dalle qualità volumetriche e dalla vivacità che acquisisce il colore attraverso il processo di cottura. La ceramica lo attrae per l’apparente semplicità che, celando invece una grande complessità, offre una gamma infinita di possibilità espressive.
Questa complessità rappresenta uno stimolo costante, più che un ostacolo: Picasso riscontra forti analogie tra ceramica, incisione e disegno, come si nota nell’uso del colore o nelle opere monocrome, così come nelle tecniche e negli utensili scelti per realizzare l’incisione o la manipolazione dell’argilla. Alla sua mostra Picasso ha lasciato una collezione personale di ceramiche di oltre tremila esemplari, ma l’interesse per questo mezzo espressivo era sorto già durante l’infanzia a Malaga, quando aveva decorato alcuni pezzi: la città in cui è nato e ha vissuto fino ai dieci anni vanta infatti una lunga tradizione di ceramisti. Stabilire un legame con le origini dell’arte e della civiltà è uno degli aspetti più importanti del rapporto di Picasso con la ceramica: nel corso della sua carriera si era dedicato a più riprese a questa tecnica, ma solo nel 1947, all’età di 66 anni, avviò la produzione di opere in ceramica presso l’atelier Madoura dell’amica Suzanne Ramié, a Vallauris, sulle coste francesi del Mediterraneo.
Com’era accaduto all’indomani della prima guerra mondiale, anche dopo la Seconda, tra le ceneri della catastrofe, Picasso sperimenta un ritorno alle origini. Sulle sponde del Mediterraneo, rievoca gli albori dell’attività artistica e rituale dell’umanità, ricorrendo a un ricchissimo simbolismo archetipo. Ai piatti, vasi e tazze della produzione abituale di Madoura, Picasso aggiunge nuove forme e la creazione di nuove sculture. Per la prima volta le ceramiche di Picasso vengono esposte a Parigi. Benché non avesse l’abitudine di presenziare alle sue mostre, per l’occasione l’artista viaggia con tutta la famiglia per occuparsi personalmente dell’allestimento. La mostra, ampiamente documentata dalla stampa, ha un immediato impatto su molti artisti: pittori, scultori e artigiani di tutto il mondo cominciano a interessarsi a questa antica arte, inclusi Braque, Léger, André Masson, Wifredo Lam, Lucio Fontana e Cocteau.
Lo stesso Marc Chagall, poco dopo essere rientrato in Francia dal suo esilio statunitense, si reca all’atelier Madoura, ispirato da Picasso, per cominciare a lavorare la ceramica. Matisse frequenta lo stesso atelier e realizza alcune prove per i pannelli di ceramica di Vence. Lo scrittore Paul Éluard visita l’atelier nel 1952, scrivendo una poesia all’interno di un piatto, e anche Jean Cocteau creerà un piatto di ceramica nel 1953. In quel momento del dopoguerra, Picasso intende raggiungere un pubblico più ampio realizzando nuovamente una serie limitata di alcune sue creazioni, stavolta usando la terracotta. Si ripete la stessa situazione che si era creata dopo la prima guerra mondiale con la litografia, tecnica artistica tornata in auge grazie all’interesse di Picasso,giacché, come riconosce Mourlot, molti pittori dell’epoca avevano deciso di seguirne l’esempio.
Attraverso la ceramica, Picasso stabilisce una comunione con le forme di espressione più primitive della tradizione mediterranea, utilizzando allo scopo gli stessi materiali, tecniche e forme impiegati da uomini e donne della civiltà che l’avevano preceduto. Ne sono un esempio i vasi che richiamano le figure rosse e nere della tradizione ateniese,”Yan bandeau noir” del 1963, come pure il Vaso con decorazioni pastello del 1953, in cui Picasso si avvicina a modalità arcaiche di rappresentazione umana. Numerosi volti circolari popolano l’enorme varietà e ricchezza espressiva dei suoi piatti, grazie a un uso magistrale del tratto e del colore, a cui si sommano i giochi di luci e ombre creati da rilievi e fenditure d’argilla. In “Volto di donna”, appartenente alle ultime serie di ceramiche realizzate nel marzo del 197 1, due anni prima di morire, Picasso vuole mettere in risalto la semplicità delle forme, l’assenza di pigmenti e l’applicazione di sigilli, caratteristica dell’ultima fase della produzione . Un ritorno alla trasmissione della conoscenza attraverso il riferimento alla”ceramica sigillata” dell’inizio della nuova era.
La letteratura, Picasso era una delle arti che esercitava più con influenza sulla sua produzione plastica, specialmente su quella ispirata ai classici greci e romani, e rappresentava inoltre il terreno comune su cui si basava il sodalizio con poeti quali Apollinaire, Max Jacob o Paul Éluard. Una parte significativa dell’esposizione è dedicata alle incisioni destinate a illustrare diverse opere letterarie, dai classici alle creazioni dei suoi amici. Una sezione in particolare documenta l’importante ruolo del linguaggio nell’opera di Picasso, in cui la parola è il veicolo creativo usato per rendere conto delle sue origini e dei suoi ricordi attraverso un mezzo di espressione surrealista:la pratica della scrittura automatica.
Picasso e il ritorno alla musica e alla danza tradizionale spagnola. L’inizio del XX secolo segna uno dei momenti più fertili di simbiosi creativa tra artisti di diverse discipline. Nascono rapporti tra compositori, musicisti e artisti plastici, specie nel campo della danza, che si trasforma in uno dei principali luoghi d’incontro delle arti. Agli esponenti di maggior spicco delle avanguardie, come Sonia Delaunay o Cocteau , a cui è affidata la creazione di costumi e scenografie, si aggiungono i migliori musicisti, come Poulene o StravinsKij , e svariate stelle della danza europea, che in alcuni casi adotteranno persino un nome d’arte russo, come la britannica Alicia Markova, nata Alice Marks. Tra queste ballerine, Picasso incontrerà la sua prima moglie, Olga Chochlova. Picasso riceve da Djagilev l’incarico di creare la scenografia e i costumi per il balletto “Il cappello a tre punte”, con musiche di un altro artista andaluso, Manuel de Falla.
Picasso non era un grande danzatore, ma l’energia della produzione artistica che caratterizza questo nuovo scenario lo porta a impegnarsi al punto da truccare personalmente i ballerini. Lo spettacolo debuttò all’Alhambra Theatre di Londra nel 1919 e a Parigi nel 1920 , quando Picasso creò la serie di schizzi che sono presentati in mostra. Il pubblico accolse il balletto nel clima dei festeggiamenti per la fine della Prima guerra mondiale. Il libretto è basato sul romanzo del 1874 di Pedro Antonio de Alarcón. Picasso contribuì anche alla composizione, aggiungendo personaggi come i pazzi e la mallorquina, nonché tutti i dettagli a tema taurino presenti nell’opera, a cominciare dal sipario, aspetti che non sono presenti nel romanzo di Alarcón, dove non si fa alcun riferimento a toreri, picador o corride.
I suggerimenti di Picasso indussero Falla persino a modificare la composizione e creare un’ouverture per dare al pubblico il tempo di ammirare il sipario dipinto dall’artista per il balletto. Falla appartiene a una costellazione intellettuale di artisti straordinari che subirono l’attrazione e il fascino di Picasso. Federico Garcia Lorca frequentava i suoi salotti, da cui nacque il Concurso de Cante Jondo, celebrato nel 1922. Le scenografie rivelano il debito di Picasso con Goya, riconoscibile nei riferimenti ai gruppi danzanti di uomini e donne del famoso cartone per arazzo Il fantoccio(1792). Nel 1918 Falla manda a Djagilev, considerando molto calzante il suggerimento picassiano di aggiungere l’overture affinché il pubblico potesse contemplare il sipario che aveva creato.
Inoltre, le esclamazioni (come gli “olé”) e i riferimenti al mondo dei tori, assenti nel romanzo,sono tutti merito di Picasso, così come l’introduzione di nuovi personaggi nel balletto. Picasso crea una serie di pochoir, e ne regalerà uno a Manuel de Falal con la seguente dedica:”Al mio ammirevole e ottimo amico Manuel de Falla, Picasso, Parigi, 20 giugno 1921”. Il Ballet Nacional de España mise in scena “Il cappello a tre punte”con i costumi basati sugli schizzi esposti in questa mostra. Un balletto che trasmette l’allegria delle danze spagnole e l’energia delle sue origini, che Picasso infonderà sempre nelle sue opere. L’esposizione è accompagnata da un catalogo bilingue italiano-francese edito da Silvana Editoriale.
Descrizione immagini:
Foto locandina Pablo Picasso, Visage, A.R. 448, 1960. Piatto, ceramica con decorazione a ingobbio, 42,5cm ø Ed.33/100. Collezione Serra, Maiorca © Succession Picasso by SIAE 2025
Foto 1 “La moglie del mugnaio”, Riproduzione da l’opera “La femme du Meunier”. Etude pour le Tricome, 1919, by Pablo Picasso”, 1920 Pochoir, 28,7×22,1cm Fundación Archivio Manuel de Falla, Granada ©Succession Picasso by SIAE 2025
Foto 2 “Petit Buste de Femme” (Traduzione in italiano: Piccolo busto di donna), 1964 Terracotta 33x25cm Ed. 2/100 Collección Serra. Mallorca A.R. 523 © Succession Picasso, by SIAE 2025
Aosta “L’altro Picasso. Ritorno alle origini “ Museo Archeologico Regionale, Piazza Roncas 12 Aosta , fino al 19 ottobre 2025 , Orario tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00 Tel. 0165.275937.www.regione.vda.it
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