Alberto Scafella per Civico2oNews
Le guerre non iniziano mai nel giorno in cui cadono le bombe. Iniziano quando la diplomazia perde credibilità e un regime convince il mondo che negoziare non basta più.
L’intervento armato di Stati Uniti e Israele contro l’Iran nasce da questa convinzione: che il sistema degli ayatollah, fondato sulla repressione interna, sulla destabilizzazione regionale e sulla minaccia nucleare, non fosse più contenibile attraverso il solo dialogo. Per anni Teheran ha trattato con l’Occidente mentre rafforzava la propria proiezione militare e ideologica.
In questo scenario, l’eliminazione della guida suprema rappresenta l’unico risultato strategicamente leggibile dell’operazione. Non un atto risolutivo, ma la rimozione del centro simbolico e decisionale di un potere costruito sull’irriducibilità politica e religiosa.
Tuttavia, la storia insegna che abbattere un leader non equivale a cambiare un regime. Gli apparati restano, le ideologie sopravvivono, le crisi spesso si aggravano. La forza militare può aprire una frattura; solo una strategia diplomatica può trasformarla in transizione.
Ed è proprio nel momento in cui servirebbe politica che emerge il vuoto europeo, e soprattutto italiano.
L’Italia, per geografia e tradizione diplomatica, dovrebbe essere tra i protagonisti naturali di ogni tentativo di stabilizzazione nel Mediterraneo allargato. Invece non propone, non media, non guida. Assiste.
Mentre Washington decide e Israele combatte, Roma si limita ad allinearsi, rinunciando a qualsiasi iniziativa autonoma in una crisi che inciderà direttamente sulla nostra sicurezza energetica, economica e strategica.
La verità è semplice e scomoda: la guerra può anche eliminare un nemico, ma l’assenza politica elimina un Paese dalla storia.
Se la caduta dell’Ayatollah aprirà uno spazio di cambiamento per l’Iran lo diranno i prossimi mesi. Ma una certezza è già evidente: nel nuovo disordine internazionale contano solo gli Stati capaci di assumersi responsabilità.
Gli altri commentano.
E l’Italia, oggi, sembra appartenere a questa seconda categoria.
Alberto Scafella
