80 anni dopo il rastrellamento e le fucilazioni
In molti ricordano le gite serali e domenicali al Col del Lys, alla ricerca di refrigerio o di una fuga romantica dalla torrida Torino estiva, ma questo luogo ha anche altro da raccontare.

Situato tra Val di Susa e Val di Lanzo, sopra i comuni di Rubiana e Viù, a circa 1300 metri di quota, è un valico relativamente basso, raggiungibile senza difficoltà da più direzioni: dalla Val della Torre, da Rubiana, da Villardora, da Condove. Questa accessibilità lo rende un punto di transito naturale tra la pianura torinese e le valli alpine.

É vicino alla città ma già montagna, abbastanza alto da offrire protezione, abbastanza basso da permettere movimenti rapidi. Questa “zona di mezzo” è ciò che lo rese un rifugio ideale per le bande partigiane e, allo stesso tempo, un obiettivo prioritario per i tedeschi nel 1944.
In quell’estate, mentre la lotta partigiana si faceva sempre più intensa e i comandi tedeschi imponevano la linea dura della “guerra alle bande”, venne organizzato un vasto rastrellamento per eliminare la presenza resistenziale nella zona.
Nei giorni precedenti al rastrellamento, erano stati inviati piccoli reparti di ricognizione che si muovevano di notte, evitando il contatto diretto. L’obiettivo era mappare i sentieri, individuare le baite usate come dormitori e capire dove colpire per chiudere ogni via di fuga.
L’operazione scattò poi nella notte tra l’1 e il 2 luglio, quando reparti tedeschi, affiancati da unità fasciste, chiusero ogni via di fuga attorno al Col del Lys, sorprendendo i partigiani accampati sul colle, fra cui un nucleo di ex prigionieri sovietici e un gruppo di giovani cremonesi arrivati da pochi giorni.

La resistenza fu immediata ma disperata, a causa delle munizioni scarse e del terreno impervio. Alcuni riuscirono a ripiegare verso i crinali vicini, sfruttando la conoscenza dei sentieri; altri furono sopraffatti. Ventisei combattenti vennero catturati, sottoposti a violenze e interrogatori, quindi fucilati sul posto. Con i caduti dello scontro, il numero complessivo delle vittime salì a trentadue, una perdita devastante per la brigata.
Due giorni più tardi, quando le truppe tedesche si ritirarono a valle, i partigiani tornarono sul colle. Recuperarono i corpi dei compagni e li seppellirono lì, dove erano caduti, trasformando quel punto di passaggio montano in un luogo di memoria.
Oggi il Monumento ai Caduti Partigiani e il Museo della Resistenza, ospitato nell’antica casa cantoniera, mantengono viva la memoria del Col del Lys. Non ricordano soltanto l’eccidio del 1944, ma anche i 2.024 combattenti che nelle valli circostanti persero la vita durante la lotta di Liberazione, restituendo l’ampiezza e la profondità di quella stagione di storia.
Ogni anno, la prima domenica di luglio, al Col del Lys si tiene una commemorazione semplice ma molto partecipata. La gente sale al colle al mattino, a piedi o in auto, e si raduna davanti alla Torre del Col del Lys.

Durante la cerimonia vengono ricordati i 32 partigiani uccisi nel rastrellamento del 1944 e i 2.024 caduti delle valli vicine. Si leggono i nomi, si depongono fiori e corone, parlano rappresentanti dell’ANPI e delle istituzioni, spesso con interventi brevi e molto concreti.
La giornata si chiude con alcuni canti della Resistenza e con un momento di silenzio collettivo. È un appuntamento che serve soprattutto a mantenere viva la memoria e a restituire alla comunità il senso di ciò che accadde su quel colle.
Dal 1996 il Col del Lys ospita anche Eurolys, un incontro internazionale che riunisce giovani provenienti da vari paesi europei. Le giornate sono dedicate alla riflessione sulla memoria della Seconda guerra mondiale, sul ruolo dei cittadini nella vita democratica e sulla partecipazione attiva nelle comunità.
Accanto a Eurolys si svolge anche la fase finale di Resistenza Elettrica, un concorso musicale sostenuto dalla Provincia di Torino (oggi Città Metropolitana) e da diversi enti e associazioni del territorio. Il colle diventa così un luogo dove memoria storica e linguaggi contemporanei si incontrano.
Quest’anno il triste evento compie 80 anni, ed è stato ancora di più occasione per ricordare quegli anni, in cui la libertà era un sogno e per far comprendere ai più giovani come gli accadimenti del passato dovrebbero creare un sostrato verso il futuro, che passa necessariamente attraverso la consapevolezza.

L’Ecomuseo del Colle ha tenuto aperte le sue porte fino a tarda notte, mostrando le bellezze delle valli, dal punto di vista naturalistico e dei minerali, che sono stati molto importanti per la crescita della zona. In questo luogo si può anche fare un viaggio, attraverso i pannelli esplicativi, nell’attività partigiana delle valli e non solo, perché vi si trovano anche le piantine dei percorsi dei partigiani.
Il rinnovarsi del ricordo è la dimostrazione di come le comunità portino con loro il passato, ogni anni, il Col del Lys dimostra che il ricordo non è qualcosa di statico, anzi, si rinnova, si rimette in cammino, trova nuove voci. È questo continuo ritorno, questa volontà di custodire e trasmettere la memoria, che rende meritevole il lavoro delle comunità, delle associazioni e di chi continua a salire su quel colle. Ottant’anni dopo, il valore del ricordo si rafforza, perché parla ancora al presente e a chi sceglie di ascoltarlo.
Le fotografie sono di Marino Olivieri ph
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